Un nuovo laboratorio ad aprile e maggio

jacopo nacci, 6 marzo 2014
Laboratorio

Bronson – Hara, Hokuto Shinken

Alla libreria Didot, a Pesaro, ogni martedì alle 21.00, a partire dal 15 aprile, terrò un nuovo laboratorio di scrittura di narrazioni, per un totale di sei sedute:
– due sedute teoriche introduttive: cos’è una narrazione; la struttura, i personaggi, la prospettiva; il linguaggio, l’allegoria, la postura mentale del narratore;
– due sedute pratiche: lavoro collettivo sui testi di chi avrà voluto cimentarsi e su testi proposti dal relatore: analisi, editing, riscrittura;
– due sedute conclusive: ripresa delle tematiche delle prime due lezioni, risoluzione dei dubbi emersi dalla pratica, indicazioni di ricerca.

Ogni seduta durerà dalle due ore alle due ore e mezza.
Il laboratorio accoglierà un massimo di undici iscritti.
Il costo della partecipazione al laboratorio è di 70 euro a persona; ci si iscrive presso Didot con un acconto di 25 euro entro il 12 aprile. Il laboratorio si terrà previo raggiungimento di una quota minima di iscritti; in caso di mancata attivazione, l’acconto sarà restituito presso Didot.
Per domande e chiarimenti, scrivere a jacoponacci@gmail.com.

La locandina del laboratorio, nascosta nell’immagine, è di Mauro Santini.

Risposta al secondo luogo del nulla

jacopo nacci, 9 dicembre 2013

di Stefano Sanchini

Stefano Sanchini è stato redattore della rivista di poesia e realtà “La Gru”, sue poesie sono apparse in diverse antologie e riviste, ha pubblicato: Interrail (Fara, 2007), Via del Carnocchio (Thauma, 2010), Corrispondenze ai margini dell’Occidente (Effigie, 2011) e La casa del filo di paglia (Sigismundus 2013).

Qui c’è il secondo luogo del nulla.
Qui invece il primo, e qui il terzo.

Caro fratello del cosmo, qui sulla Terra siamo nel pianeta a quattro dimensioni, poiché tre sono nello spazio e la quarta dimensione è il tempo. Il tempo che corre verso chi sa quale direzione, ma che ormai sappiamo in accelerazione come le innovazioni, che tenderanno ad essere infinite nel millesimo di secondo. Dunque ci ritroviamo a rincorrerlo con tutte le nostre degenerazioni, in questa follia in noi e in ciò che ci è intorno, ma prima che Cronos divori tutto questo, restano dei segni e delle rovine ancora da codificare e forse questo è il modo per ritrovare La Via che ci permette di uscire dal collasso ed essere, come l’essere che è all’origine. Come la teoria del racconto in cui sviluppata la storia, si finisce ritornando al suo inizio, è senz’altro a questo punto che si trova la storia dell’umanità in questo momento. Si chiude qui un ciclo di 26000 anni, finisce l’era del ferro e il Kalijuga. Rileggendo così la tua mappa astrale dei non luoghi, le cose mi si svelano più chiare. Ripercorrendo infatti la linea da te tracciata, dalla vela anti-materia dell’Ipercoop fino al campus, nel quale ora ti vedo seduto ad osservare quella vela che ti osserva, come un iper-poliziotto con due o, due occhi, che ti controlla nel tuo fermarti e prendere tempo, il mercato che crolla eppure controlla. Come vedi è spiazzato, cioè senza piazza, è sotto shock, non sa quale sia il tuo desiderio, non può più venderti la sua anti-materia.

 

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La mia ragazza non è in città

jacopo nacci, 28 novembre 2013

La mia ragazza non è in città: Vince

La mia ragazza non è in città: un reading.
Mercoledì 4 dicembre, ore 22.00.
Al Circolove, Piazza Europa 10, Baia Flaminia, Pesaro.

Tedoldi recensisce Dread

jacopo nacci, 31 ottobre 2013

Dreadlock, vista da

Nel mondo durissimo di oggi, questi quarantenni resistono emotivamente anche grazie alle letture che hanno fatto. Le generazioni precedenti sono cresciute in mezzo alle favole con gli orchi. I quarantenni hanno letto, oltre che di orchi, di supereroi – e hanno imparato che gli orchi sono battibili.

Su La poesia e lo spirito, Guido Tedoldi recensisce Dreadlock.

Il tao di Nina e Francesco

jacopo nacci, 14 ottobre 2013

Il tao di Nina e Fra'Fa caldissimo. Sto pedalando verso l’ultimo tratto di spiaggia; chiudo gli occhi, li riapro: vedo in bianco e nero per un istante. Arrivo in fondo alla strada, scendo dalla bici, scendo la scaletta: punto il luogo più lontano, accanto agli scogli, dove il colle e il mare si accostano e il mare è un acquario trasparente di sassi levigati. Le ciabatte affondano nella sabbia, a ogni passo di più. Oltrepasso una coppia di adolescenti che si baciano, una coppia di adulti che si tengono per mano, una coppia di anziani sulle sdraio, che si lasciano vincere dal sole, con gli occhi chiusi e le teste all’indietro. Ancora venti passi nella sabbia e mi fermo, apro lo zaino, ne tolgo l’asciugamano, lo stendo, mi levo la maglietta, mi levo le ciabatte; lascio cadere la schiena sull’asciugamano. Nel giro di una trentina di secondi il sole inizia ad assimilarmi. Lo lascerò fare per un po’, poi andrò in acqua. Per ora ascolto il ritmo dell’onda piccola sulla spiaggia; immagino le disintegrazioni di conchiglie: passarci sopra con il piede nudo, pezzi di mondi tra le dita; il minuscolo gelo dell’acqua a due dimensioni della riva; le miniature nere e rapide dei granchi di scoglio; la sabbia sotto il mare: scura, rigata, compatta. Tra poco. Ora osservo le orbite delle creature poligonali che abitano il mondo dei miei occhi chiusi: viaggiano, talvolta collidono, allora si sovrappongono e si incastrano.

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Till death do us party

jacopo nacci, 18 settembre 2013

Madonna - True Blue

Cecilia aveva messo sul piatto il vinile di True Blue, aveva acceso il giradischi, aveva appoggiato la puntina sul bordo del disco ed era andata a sedersi al centro del divano, distendendosi sullo schienale e lasciando che le braccia si adagiassero ai lati occupando quasi tutto lo spazio, e ora fissava Ferruccio con occhi duri, dalle palpebre immobili. Ferruccio la guardava, poi volgeva la testa a destra e a sinistra, gemeva, si grattava il capo e poi passava le mani sui pantaloni all’altezza delle cosce, e di nuovo la guardava con gli occhi lucidi, implorando una spiegazione.
– Non vali niente, – disse lei, – sei un incapace totale senza cervello e pure brutto, una merda di scimpanzé, un fallimento senza speranza.
Batté una mano sul cuscino del divano.
– Io e te abbiamo chiuso. Mi fai schifo. La tua faccia mi fa schifo, il tuo corpo mi fa schifo.
Ferruccio abbassò il capo e mandò un altro gemito. Tornò in cucina, a sorvegliare la preparazione della cena. L’orologio segnava le 20.31: gli ospiti sarebbero arrivati a momenti.

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Pescibanana Lab in full effect

jacopo nacci, 16 settembre 2013

Perepepè

Ci siamo. Il 21 settembre inizia la seconda edizione di Perepepè.
Il Pescibanana Lab – ovvero Federica Campi e il JN di quartiere – è lieto di presentare i suoi appuntamenti:

29 settembre, ore 21.30: “Un posto piccolo”
– Esplorazioni narrative urbane di Federica Campi e Jacopo Nacci.

17 ottobre, ore 21.30: “Saturnalia”
– Sacrifici narrativi di Simone Ghelli, Vanni Santoni, Wu Ming 2.

Pescibanana Lab interverrà anche come
laboratorio di scrittura creativa (in prosa):

Federica Campi piloterà
un laboratorio aperto a tutti, mercoledì 9 ottobre, alle 16.30,
e un laboratorio per bambini dai 6 agli 11 anni, mercoledì 16 ottobre, alle 16.30;

io piloterò
un laboratorio – a offerta libera – aperto ai maggiori di 18 anni, in quattro sedute, ogni venerdì del Perepepè: 27 settembre, 4, 11, 18 ottobre, alle 16.30.

Non sono necessarie iscrizioni o prenotazioni.
Per maggiori dettagli è sufficiente scrivere a
pescibananalab[at]gmail.com.

Interzone

jacopo nacci, 19 agosto 2013

La scarpetta

jacopo nacci, 21 giugno 2013

Porpora commenta Dreadlock

jacopo nacci, 13 maggio 2013
Giulio Giordano, i Laureati

I Laureati visti da Giulio Giordano

Curioso come il rapporto con le forze del Male – qui interpretato principalmente dal Grottesco nel volto del comico, dall’opposizione sistemica dei Laureati, nonché da persone a lui vicine che reinterpretano il Reale e la sua faccia come faccia cosmetica – intorti in qualche modo sia Matteo che Dreadlock, incapaci di reagire in maniera convincente di fronte a queste azioni che invece che essere di violenza pura sono reazioni spesso estetiche, spesso etiche.

Qui, sulla Nottola di Minerva, Ivano Porpora prende note a margine di Dreadlock.

Il sito di Giulio Giordano, l’autore del ritratto.