Archivio di giugno 2005

Delitti familiari

Jacopo Nacci, 30 giugno 2005

-Fatto buon viaggio?

-Direi di sì, posto a sedere, finestrino aperto, dai.
-Insomma il solito schifo.
-No, pa’. Ti sto dicendo che è andata… niente, lascia perdere.
-Allora, come ti trovi con questo portatile? Riesci almeno ad arrivare fino alla stampa della tesi?
-Per quello sì, pa’, però sono venuto giù appunto per usare la stampante di qua, che quella su a Bologna, quella mia vecchia, non funziona.
-Come non funziona?
-Non so, la attacco, la riconosce, mi dice il modello, trova il driver, stampa la pagina di prova perfettamente, poi quando gli faccio stampare il mio documento la stampante si ingolfa.
-Non ha i driver.
-No, ce li ha i driver. Ho detto che li trova…
-M. Ma come mai sei rimasto un’ora in stazione ad aspettare il treno? Non avevi visto gli orari in rete?
-No, non sono riuscito a collegarmi a internet.
-Come mai?
-Credo avessero dei problemi a infostrada. Perché il numero lo faceva, quindi non era il modem.
-M.
-Il modem restava in attesa, come quando chiami a casa di qualcuno e non c’è nessuno, quindi il telefono di casa mia funzionava.
-M.
-Dall’altra parte nessuno tirava su, semplicemente. Componeva il numero, faceva tuuuuu… tuuuuu… tuuuuu… e non partiva la connessione.
-Ah.
-Quindi doveva essere un problema che avevano loro all’infostrada, magari stavano sistemando qualcosa.
-Ah, quindi era il telefono di casa tua.
-No, pa’. Perché, ti ho detto: il numero lo faceva, quindi il modem funzionava.
-M.
-Il modem restava in attesa, come quando chiami a casa di qualcuno che non c’è, quindi il telefono di casa mia funzionava.
-M.
-Dall’altra parte nessuno tirava su, tutto qui.
-Non riconosceva la password.
-No, pa’, ti ho detto che componeva il numero, restava in attesa, faceva tuuuuu… tuuuuu… tuuuuu… e non partiva nessuna connessione: non faceva nemmeno in tempo ad arrivare alla password, non rispondeva nessuno.
-Ah, ho capito.
-Aspetta, guarda, adesso provo da qui.
Aspetta…
Ecco, per esempio adesso lo ha preso. Senti che è partita la connessione? Te l’ho detto: erano magagne loro. Fammi togliere va, che vado a farmi la doccia.
-No, aspetta a chiudere la connessione.
-Aspetto cosa?
-Come fai a dire che funziona: ancora non ti ha autenticato la password.
-Pa’, il problema non era che non prendeva la password, ti ho detto che era come se all’infostrada non rispondesse nessuno.
-Ah, ma io come facevo a saperlo?
-Te l’ho detto tre volte. Incredibile, ancora non riesco a fare l’abitudine al fatto che non mi ascolti, mi fa sempre peggio, non cambierà mai.
-Sono trent’anni che mi dici che non ti ascolto: io non so proprio cosa fare.
-Magari ascoltarmi: te l’ho detto tre volte che non era una questione di password, che proprio non cominciava nemmeno a connettersi. Non arrivavo a farmi controllare la password, non si connetteva. Era come se dall’altra parte non rispondesse nessuno. Non cominciava a connetters…
-Aspetta aspetta, non staccare. Va bene, è come dici tu, ma adesso lascialo andare, almeno vediamo se ti autentica la password. Dovevi vedere se funzionava, no? Questo è l’importante.

Weltanschauung

Jacopo Nacci, 16 giugno 2005
Tornò a casa dal seggio. Deserta la casa come il seggio. Suo marito si era recato alla funzione delle sei con l’aria compassata e gli occhi troppo chiusi di chi deve realizzare una profezia ineluttabile. Senza dire una parola di troppo, aveva informato:
-Io vado,- lasciando intendere che non ci sarebbe stata alcuna discrepanza tra volontà personale e ordine razionale del cosmo: non vi sarebbe stato errore, dunque non vi sarebbe stato peccato.
Soffocata dal caldo, si buttò sul divano facendo appena in tempo a levarsi il telecomando da sotto. Ansimava leggermente, con gli occhi che correvano sui mobili e lungo le pareti. Regnava un’insolita pace nella penombra. I figli erano andati a giocare a beach volley. Passavano giornate intere con i piedi immersi in quella sabbia. Il gatto venne lento ad accucciarsi accanto a lei. Il respirò si calmò. Con una mano accarezzava il gatto, con l’altra andava al pulsante di accensione del telecomando. La televisione prese improvvisamente vita con una folgorazione morbida, le voci e le luci piombarono nel salotto di casa sua. Fece un giro di canali. I soliti programmi. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette. Poi cominciò ad andare a caso. Si fermò su un documentario, riconoscendolo dal tono della voce fuoricampo. In un primo momento le sembrava che stessero mostrando dei microrganismi, microbi, batteri e roba del genere. Quando cominciò a mettere a fuoco le parole della voce fuoricampo sentì:
-…uesto che vedete è un embrione. Potete osservare com…
Mettendo in fuga il micio si alzò di scatto e con due falcate raggiunse la televisione spegnendo il pulsante di accensione con una manata.
-Stupide, schifose larve di merda!
Ascoltò la sua voce rimbombare nel silenzio. Si lasciò cadere sul divano.
-Possiate crepare.

Platone, il referendum e l’embrione

Jacopo Nacci, 13 giugno 2005
«Bene, io vedo che, qualora si radunino nell’assemblea, quando la città deve deliberare sulla costruzione di qualche pubblico edificio, chiamano come consiglieri gli architetti; e quando la città deve deliberare sulla costruzione di navi, mandano a chiamare i costruttori di navi, e lo stesso fanno per tutte quelle cose che credono siano oggetto di apprendimento e di insegnamento. E se prova a dar consigli qualcun altro, che essi non ritengono esperto in materia, che sia bello, ricco e nobile, non sono disposti, per questo, ad ascoltarlo, ma lo prendono in giro e gli lanciano grida ostili, finché o non la smette da solo, costretto a tacere dagli schiamazzi, o gli arcieri non lo tirano giù dalle tribune e non lo cacciano via per intimazione dei Pritani».
Platone, Protagora, 319b5-c7.

«Se io e te fossimo in disaccordo su una questione di numeri, quale sia, poniamo, la più numerosa di due serie di oggetti; ebbene, il disaccordo su tali cose ci renderebbe forse nemici e ci farebbe adirare l’uno con l’altro? Oppure, una volta eseguito il calcolo, non ci metteremmo subito d’accordo, almeno su simili questioni? […] Ma su quali argomenti allora, trovandoci in disaccordo e non potendo giungere a una decisione, saremmo nemici e ci adireremmo l’uno con l’altro? Forse non hai una risposta pronta; ma guarda se non siano quelli che ti dico io: il giusto e l’ingiusto, il bello e il turpe, il vantaggioso e il dannoso. Non sono forse questi gli argomenti per i quali, quando siamo in disaccordo e non siamo in grado di giungere a un giudizio soddisfacente, diventiamo, in quell’occasione, tra noi nemici, ed io e tu e tutti gli altri uomini?»
Platone, Eutifrone, 7b7-c1.

«Quindi non mettono in dubbio questo punto, che cioè chi ha commesso ingiustizia debba essere punito, ma forse quest’altro: quale reato ha compiuto l’ingiusto e quando».
Platone, Eutifrone, 8d4-6.