Archivio di marzo 2006

Non alla patria, non al linguaggio, tanto meno ai nervi II

Jacopo Nacci, 15 marzo 2006

-Guarda. Ecco, guarda: respira?
-Eh?
-Il coniglio.
-Eh. Cosa.
-Sta respirando?
-Presumo di sì: è vivo.
-No, dico: lo vedi? Vedi la sua pancia gonfiarsi e sgonfiarsi?
-Non mi pare. No.
-Ecco. Invece se guardi Bambi vedi che si muove tutto. In Bambi, se c’è un coniglio, il coniglio respira, e sbatte le palpebre e… pensa che hanno un disegnatore per ogni personaggio, anzi, forse hanno un disegnatore per ogni parte del corpo di ogni personaggio.
-Ma vabbé, ma che cazzo c’entra.
-Come «che cazzo c’entra».
-Ma certo ma scusa ma come fai a prendermi una cosa che dura novanta minuti e confrontarmela con una serie che dura cinquanta per trenta minuti. È logico che nella prima c’è meno tempo su cui concentrare il budget e le energie.
-Ah bé, perché? non si può?
-Che c’entra, non è che non si può, è che scegli una pietra di paragone faziosa.
-E io che ne so?
-Ah non lo sai.
-No, non lo so.
-Ah non sai che Bambi dura novanta minuti. Non sai che le serie televisive sono serie televisive.
-Oh scusa, cosa ti devo dire? Non lo sapevo. È una colpa non sapere le cose?
-E vuoi farmi credere che un paragone così non l’hai fatto apposta. Dai.
-Certo che no, come potevo sapere che le cose stavano così? Cazzo so io delle serie e dei minuti? Ho detto la mia impressione in assoluta buona fede, e tu sei indisponente.
-Cioè aspetta, fammi capire: tu guardi la televisione da quando sei nato, hai probabilmente visto centinaia di cartoni animati, anche se non li hai seguiti sei sicuramente venuto in contatto con persone che li hanno seguiti, anche se non li hai seguiti sei sicuramente venuto in contatto con sintomi linguistici o abitudini derivanti dalla serialità degli stessi, del tipo «Torno a casa perché alle otto c’è X», o «Ma tu lo guardi y?». E tu mi dici che non sai che un Bambi dura novanta minuti e un cartone animato giapponese dura in media quaranta puntate di venticinque minuti l’una.
-Ma io non sto mica a sottilizzare così tanto. Secondo te io ho fatto tutto questo ragionamento?
-Santamad… non lo devi fare, il ragionament… vabé, dai guardiamo e bona lé.

-Cioè, guarda che ritmo. Il fermo immagine nel punto giusto della battaglia: geniale.
-Cosa non si fa per risparmiare sulle animazioni. Certo sanno giocarsela.
-Ma non puoi pensare che un autore abbia realmente intenzione di mettere una pausa dove la mette? O deve per forza averlo fatto per risparmiare sulle animazioni?
-E come faccio a sapere se lo fa per quel motivo o per quell’altro, scusa?
-Non lo sai: questo ti sto dicendo: non lo sai.
-Appunto. Mi dici che lo ha fatto perché ci stava bene? Se me lo dici tu io ci credo, ma non te la puoi prendere perché non lo so.
-Ascolta: lo avresti detto anche di Bambi?
-Boh? Non lo so.
-Scusa ma a me sembra che mentre dici «io non ne so niente» parti sempre con un pregiudizio negativo.
-Ma perché? Ma secondo te uno deve sapere tutto? Io guardo. Tipo adesso: vedo una – questa qua, va’ – con i capelli biondi e gli occhi azzurri e penso alla cosa più normale, e cioè che se disegni una tipa così vorresti essere un americano.
-Lei è americana, nella storia.
-Ok, una scusa dovrai anche trovarla per non essere del tutto incoerente nella trama.
-Ma scusami una cosa, ma secondo te mi conviene di più disegnare una persona con i capelli neri o disegnare una persona con i capelli biondi e poi acconciare la trama affinché fili?
-Boh, e che ne so io? Me le stai dicendo tu ora, queste cose.
-Cosa ti sto dicendo? Che è più facile cambiare un colore che un intreccio?
-Certo, e come potrei saperlo io? Mica faccio i cartoni animati.
-Ma se tu vuoi mettere una giapponese nella tua storia, che magari ti serve una giapponese, o è quello che vuoi raccontare, ma te ti preoccupi che c’è un giapponese stronzo dall’altra parte del pianeta che guarda quello che hai fatto e pensa: «certo, che questo voleva proprio essere un giapponese»? Pensi così?
-No, cosa c’entra, se è la storia che lo richiede.
-Ma tu lo conosci questo cartone? Sai se la storia lo richiede?
-Ma come posso saperlo? Lo saprai tu, io lo vedo per la prima volta e mi faccio delle idee di uno che lo vede per la prima volta.
-Ma secondo te, l’autore, qui, ha pensato allo stronzo in Italia che pensa che lui vuole essere occidentale?
-Devi sempre essere offensivo, tu, eh?
-Ah, io sono offensivo. Va bene. Io sono offensivo.
-Se uno non la pensa come te ti incazzi e lo offendi.
-Cosa c’entra il pensarla come me? Cosa c’entra il pensarla come me? Io mi incazzo quando cerchi di farmi credere una stronzata, e cioè che non hai pregiudizi quando invece ne hai. Io mi incazzo perché questo modo di pensare, cioè di non pensar… aaah…
-Io non ho pregiudizi. Questa roba non la conosco, punto e basta. Non le ho mai attribuito tanta importanza quanta gliene attribuisci tu. Quindi non mi sono mai fermato a farmi un’idea. E poi si vede subito che te la prendi: guarda, io sono calmissimo.
-Ma non lo vedi? Non lo vedi che non stiamo parlando d’importanza ma di pregiudizi. Io posso non attribuire importanza al tuo mestiere, ma se non ne so niente non ne penso male per princip…
-Ascolta: cerchi di fregarmi con le parole e di mettermi in bocca cose che io non ho detto.
-Cosa c’entra il fregare con le parole? Ti sto solo dimostrando che se parti senza sapere nulla, non dovresti essere in grado di avere opinioni negative più che posit…
-Ti ho detto che non ne so niente: non posso sapere tutto. Ho detto da subito che non ne so niente e tu vuoi farmi passare per prevenuto solo perché non conosco queste stronzate.
-Come fai a dire «stronzate» se non ne sai niente? Ma lo vedi che sei in contraddizion…
-Oooh mi hai rotto i coglioni con la tua logica.
-Ah, adesso la logica è mia. La logica è tua quando devi parlare, però…
-Ho detto basta. Lo capisci che hai rotto i coglioni? O no?

The Otherz

Jacopo Nacci, 3 marzo 2006

-Pronto.
-Ciao Jacopo!
-Oh… Ciao.
-Sono Matteo.
-Oh… Ciao.
-Matteo °°B°°.
-Oh… Ciao.
-EEEEH! Come staaai? Senti volevo chiederti se venivi a una festa dell’8 marzo a casa mia.
-Eeeh… Grazie maaah… Sono incasinatissimo. In questi giorni. Non ti so dire. Ti confermo più avanti.
-Ah dai è una bella festa c’è un sacco di figa e poi è solo un aperitivo non ti toglie molto tempo alle dieci ognuno a casa sua.
-Eeeh… Non ti so dire. Sono incasinatissimo. In questi giorni. Ti confermo più avanti. Tra il 7 e l’8.
-Va bene dai me lo dici, me lo dici il 7 ma anche l’8. E Paolo? Ce l’hai il suo numero?
-Eh?
-Paolo!
-Che Paolo?
-…
-.
-Paolo. Su. Paolo. Cosa sei rincoglionito? Paolo.
-Paolo?
-Ma… insomma… ma Paolo cristo, ma Paolo il friulano.
-Ascolta, io non conosco questo Paolo, quindi stai calmo.
-Ma come non lo conosci! Ma come! Ma come! Ma va a fare in…! Ma… insomma… ma… ma chi sei?
-Matteo, mi hai chiamato tu. Sono Jacopo.
-Ma che Jacopo?
-Jacopo ““N””.
-…
-.
-Ah. Cristo. Sei Jacopo ““N””. Cazzo… È che ho sbagliato Jacopo. È che ce ne sono tanti in rubrica. Sapessi. Un sacco ce n’ho. Di Jacopo. Sai?
-Tranquillo.
-Eeeh. Vabé, fa niente: puoi venire anche tu alla festa, se ti va.
-Grazie. Ti faccio sapere l’8.
-Ah. Sì. Allora ciao, eh?
-Ciao.

-Pronto.
-Jacopo!
-Eh.
-EEEEH! Come staaai? Senti volevo chiederti se venivi a una festa dell’8 marzo a casa mia.
-Me lo hai appena detto.
-Ma allora…
-.
-…Sei tu: anche quest’altro sei tu!
-Già.
-Quindi tutti gli Jacopo della mia rubrica sei tu.
-.
-…
-.
-Senti volevo dirti che avevo proprio voglia di parlare con te, avevo proprio voglia, sai? Sono giorni che me lo dico, sai? Quanto mi piacerebbe parlare con Jacopo ““N””.
-M!
-Quindi vorrei che venissi alla festa, sai: è a casa mia, l’8 marzo. Perché avrei proprio voglia di fare quelle domande che farei a te. Proprio quelle domande che farei a Jacopo ““N””.
-Capisco. Può darsi. Non ti so dire. Sono incasinatissimo. Ti confermo più avanti. Tra il 7 e l’8.
-Ah, ochéi. Sarebbe bello. Davvero.
-Grazie. Se posso venire ti faccio sapere.
-Allora ci sentiamo. Se senti Paolo… non ho il suo numero… avverti anche lui.
-Certamente.
-Bravo.
-Ciao Matteo.
-Ciao Paolo.