Archivio di gennaio 2007

Il mio regno per una standardizzazione 1 – L’argomento ontologico

Jacopo Nacci, 22 gennaio 2007

-Sono l’operatore per la standardizzazione che hai ordinato.
-Buongiorno.
-Ho dato un’occhiata alla tua cartella, bello mio. Lascia che io ricapitoli la situazione un istante…
-La situazione è drammatica, vero?
-No, non è proprio così. Ti spiegherò perché, ma è importante ricapitolare.
-Bene.
-Dunque, io leggo qui che tu hai una testa da poverino, ma hai quasi sempre e solo studiato, e ormai nemmeno Provenzano ti assume senza una consistente esperienza lavorativa alle spalle.
-Vero.
-D’altro canto non sei stato educato all’intellettualismo snob, e in tutti quei dibattiti sull’arte, la fotografia e il cinema non ci capisci niente.
-Vero.
-Ah ah ah, neanche io… E dimmi, leggo anche che la tua ingenuità ha del subnormale, quindi non si può andare in politica, ché tu mangi solo foglie di radicchio.
-Esatto… E non è forse drammatica una tale situazione?
-Ecco vedi, il punto è proprio questo: non lo è. E questo non è un bene, perché abbiamo qualcosa per le situazioni drammatiche, ogni situazione drammatica è aiutata da ciò che la rende drammatica a non essere più drammatica. Mi capisci?
-Sì.
-Ecco, qui invece è diverso, la tua situazione non è drammatica: sei laureato in una facoltà umanistica ma sei totalmente incapace di parlare di arte fotografia cinema, sai solo obbedire ma nessuno ti assume, la tua mediocrità sarebbe perfetta per la politica ma non sei furbo. Dimmi: tu hai mai visto una persona così a parte te?
-No.
-Ecco. Capisci cosa sto dicendo?
-…
-Sto dicendo che secondo la nostra casistica la tua situazione non esiste. Non ci sono soluzioni per te per il semplice motivo che tu, in quanto caso, non esisti.
-…
-Mi dispiace, ma è così: fattene una ragione.
-…
-…
-Sociale?

All the leaves are brown

Jacopo Nacci, 20 gennaio 2007

All the leaves are brown and the sky is gray. I’ve been for a walk on a winter’s day. I’d be safe and warm if I was in L.A. California dreamin’ on such a winter’s day. Stopped into a church I passed along the way. Oh, I got down on my knees and I pretend to pray. You know the preacher likes the cold, he knows I’m gonna stay. California dreamin’ on such a winter’s day. All the leaves are brown and the sky is gray. I’ve been for a walk on a winter’s day. If I didn’t tell her I could leave today. California dreamin’ on such a winter’s day. California dreamin’ on such a winter’s day. California dreamin’ on such a winter’s day… Hi, my name is Stereo Mike…

Sampling Teobaldi I

Jacopo Nacci, 17 gennaio 2007

Non voleva passare la vita accoppiato con un art director, neanche col più bravo di tutta Milano, perché non avevano pace e non lasciavano aver pace. Saltavano da un capo all’altro dello scibile umano e della storia dell’arte, conosciuta in senso visivo, da uno stile all’altro, come se la parola non significasse e non avesse significato mai molto. I grafici parlavano con le figure. Non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo ma era convinto che il loro peso nel mondo dell’advertising e della comunicazione fosse sproporzionato. L’uomo aveva impiegato secoli, millenni, per passare dai graffiti ai geroglifici e finalmente al logos: e adesso loro nel giro di pochi anni erano riusciti a tornare indietro: al segno, alle figure, e se ne vantavano! Anche se, doveva ammetterlo, la P della Pirelli e la M della metropolitana lo commuovevano sempre: come la F del Caffè Foschi.
Se le cose fossero andate male, avrebbe sempre potuto tornare indietro. Ma le cose non potevano andare male, il mondo della produzione tirava, tutto tirava.

Paolo Teobaldi, Il padre dei nomi

La sindrome di Pointbreak

Jacopo Nacci, 12 gennaio 2007

Nel 2005 il mio amico Monsa pubblicò un pezzo intitolato La sindrome di Pointbreak sul forum di Cami74, nella sezione hip hop pesarese, sezione che oggi non esiste più. Credo sia importante che La sindrome di Pointbreak rimanga a galleggiare nella rete come una bottiglia che, invece di trasportare un messaggio, trasporta la riproduzione in scala di un veliero. Il veliero in scala dentro la bottiglia, infatti, non può portarti da nessuna parte; è un prodotto che nessuno si prenderà la briga di retribuire, realizzato da una forma di vita che, paradossalmente, il mondo ha contribuito a genererare, senza per questo volersi preoccupare delle conseguenze di una tale genesi.
Lunedì il prossimo post.

La sindrome di Pointbreak – di Monsa

Io, Chrystelle e Ippolito facciamo quasi 100 anni in tre e, nonostante io nuoti i 1500 stile libero molto più velocemente di quanto voi possiate immaginare, i miei 31 anni si vedono tutti e quelli di Chrystelle e di Ippolito, forse, ancor di più.

(altro…)

Are You Experienced?

Jacopo Nacci, 9 gennaio 2007

Tizio: -…e infine abbiamo scelto una persona che ha maturato una maggiore esperienza nel campo.
Jago: -M. Capisco.
Tizio: -Non mi domanda quello che mi domandano tutti?
Jago: -E cioè?
Tizio: -Quello che mi domandano tutti: come fa una persona senza esperienza nel campo a maturare un’esperienza nel campo se vengono assunte solo persone che hanno già maturato un’esperienza nel campo?
Jago: -Immagino che lei mi risponderebbe che questo è effettivamente un paradosso e tuttavia voi non potete permettervi di rischiare. O no?
Tizio: -Lei è molto acuto.
Jago: -No, affatto, ma ho maturato una lunga esperienza nel campo.

Svegliami 1

Jacopo Nacci, 8 gennaio 2007

J: -Posso farti una domanda?
B: -Hhh…
J: -…
B: -Va bene. Fammi la domanda, su.
J: -Perché hai scelto lui e non me?
B: -Lo sapevo…
J: -Cosa?
B: -Che la domanda era questa.
J: -Sì, effettivamente è questa. Puoi rispondermi?
B: -…
J: -…
B: -Perché… vedi, tu non riesci a capire… Lui se la tira, fa sembrare che ti fa un favore, racconta un sacco di balle su di sé: è il classico tipo stronzo, ti dà insicurezza. Capisci? Si fa desiderare, si sa… vendere.
J: -…
B: -Tu invece ti proponi cortesemente, ti poni per quello che sei, si capisce subito che non stai mentendo… Con te è tutto chiaro, tutto limpido: di uno come te si può essere solo amici.
J: -È questo che dovrei capire?
B: -Vedi? Non puoi capirlo. Eppure chissà quante volte te lo sarai sentito fare ‘sto discorso.
J: -Tante da maledirlo, ma l’ultima volta è stata nel 1997, e a farmelo è stata Rossella, terza liceo classico.
B: -Ecco, vedi allora?
J: -Ma “vedo” cosa? “Vedo” cosa? Siamo nel 2007, tu hai trentasette anni, ti chiami Bartolomeo e hai una ditta di cucine, e hai assunto un altro invece di me perché lui è un coglione, vacca miseria, ti rendi conto?
B: -Tz. Vedi? Non capisci.
J: -Cosa? Cosa “non capisco”?
B: -Non ti stai facendo desiderare, stai sbagliando tutto…
J: -Non ci credo…
B: -…dovresti sorridere, fingere che mi sono perso qualcosa…
J: -Ditemi che non è vero…
B: -…tipo, che so: farti vedere mentre lavori per un altro.
J: -Svegliatemi, per la madonna svegliatemi.