Archivio di aprile 2007

Call Center from Mars III

Jacopo Nacci, 28 aprile 2007

– Buongiorno dottoressa, la chiamo dalla Brìllar, ci occupiamo di climatizzazione, stiamo proponendo delle consulenze gratuite a chi volesse valutare le nostre proposte prima dell’estate. Lei è già climatizzata?
– Interessante. Può mandarmi un fax con l’offerta?
– Veramente dottoressa la chiamo da un call center e non dispongo di un fax, posso fissarle un appuntamento con il nostro consulente che dopo un sopralluogo le esporrà le possibili soluzioni.
– Ah, ecco, capisco. Be’, se intanto mi mandasse un fax con la vostra offerta.
– Vede, dottoressa, come le ho già detto non dispongo di un fax, e inoltre l’offerta dipende dal tipo di climatizzatore e finché il nostro consulente non prende visione dell’ambiente da climatizzare non le possiamo dire nulla.
– Uhm, sì, ora mi è chiaro, se intanto potesse mandarmi un fax…
– Dottoressa: non posso mandarle il fax, non ho niente per mandarle il fax, non ho nessun fax da mandarle. Arrivederla, eh?
– Ma perché…
Clic.

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Call Center from Mars II

Jacopo Nacci, 16 aprile 2007

– Buongiorno signora, la chiamo dalla Brìllar, ci occupiamo di climatizzazione, stiamo proponendo delle consulenze gratuite a chi volesse valutare le nostre proposte prima dell’estate. Lei è già climatizzata?
– Mio marito è vent’anni che lavora alla Conad! Vent’anni!
Clic.

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Principi di devozione I

Jacopo Nacci, 13 aprile 2007

Pubblico in vista il Principio di devozione del Narrator Ingegnere Pierpaolo Figanera che gentilmente sacrifica ai lettori di questo blog – e altri devoti spinge alla condivisione delle storie – il racconto della sua esperienza allorché sorprese se stesso in cammino sulla via della devozione modiana.

Era la mia prima estate indiana. Compivo quell’anno diciott’anni e mio fratello Paolo filosofeggiava alla finestra rullandosi una altra sigaretta. Dalla altra stanza, fuori dalla camera, non veniva alcun rumore ma c’era lo stesso aria di festa in casa. Qualche giorno prima, il vecchio Belarus a muro era stato venduto per due milioni e mezzo ed, ora, girava carta moneta come non se ne vedeva da tempo. Paolo portava, in quel tempo, i capelli ricci, orrendamente tinti di biondo, con un enorme “cocco” in avanti ed un codino piccolissimo strizzato dietro da un elastico giallo. Era la copia perfetta di Martin Gore ossigenato e, non a caso, entrambi si dilettavano – con ottimi risultati – alle tastiere. Quel pomeriggio, parlandoci di Parmenide e del suo primo esame all’università, era venuto a trovarci anche Il Sork che aveva rimediato il tabacco originale della Camel e non quello – putrescente – che già veniva messo nelle nuove bionde con la scritta blu di cui tutti si lamentavano. Rifiutare non si poteva.

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Oltre Ultra

Jacopo Nacci, 10 aprile 2007

Ci ho messo dieci anni a digerire Ultra. Considerando che quest’estate festeggerò i miei primi diciott’anni di devozione non è poco. Quando ebbi terminato il primo ascolto non ci misi molto a decidere che la decadenza era arrivata. Mi domandai, addolorato, ciò che mi domando da allora ogni volta che esce un nuovo album: per quale assurdo motivo avete deciso di farci questo? perché non vi siete sciolti dopo Songs Of Faith And Devotion, lasciandoci una carriera devastante, un mosaico di capolavori al quale era impossibile aggiungere alcunché, un’eredità di cui andare fieri, camminando a testa alta? perché ora devono venirci i brividi ogni volta che viene annunciato un nuovo album o, anche solo, qualche rockettaro vi infila tra i suoi gruppi preferiti?
Oggi Ultra è un album che, a volte, mi fa quasi venire voglia di ascoltarlo. Riesco a perdonargli quella specie di chitarra alisincéins che disturba la godevole fruizione di Useless, riesco a non pensare ai CSI quando in Home compare la stessa – evidentemente indispensabile – chitarra. Riesco a rendermi conto che It’s No Good, Barrel Of A Gun, Useless e Home sono delle buone canzoni dei DM. Riesco a rendermi conto che sospettare che la stupenda Sister Of Night sia uno scarto di Violator equivale, coi tempi che corrono, a tirarsi pugnalate al cuore da soli.

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La malvagità del bene – Mao Dante di Go Nagai

Jacopo Nacci, 3 aprile 2007

Non sia permesso ai demoni di infestare la terra con la loro iniqua presenza. Per questo i figli di Dio devono prepararsi alla guerra. Brandite il martello della giustizia e sterminate i demoni.

Dio

Mao Dante è un anime di Go Nagai tratto dall’omonimo fumetto del 1971, la cui pubblicazione fu interrotta per tema di blasfemìa. Storia: Belzebù e le sue truppe di demoni e satanisti tentano di risvegliare Dante, il campione dei demoni – un orrendo mostro partorito dai prolifici incubi del maestro – e conquistare la terra. A questo punto si potrebbe credere che la storia si dispiegherà secondo il consueto copione della lotta tra il Bene e il Male, e questo, in effetti, avviene. Solo che qualche puntata più in là cominciano a sorgere i primi dubbi sulla reale differenza tra i due plotoni, dato che i seguaci di Dio si macchiano di nobili crimini pur di vincere la loro battaglia. Eccezionale è la specularità di formule e visioni tra i due fronti:
Avrei voluto possedere la forza per resistere, per non cedere alle lusinghe di Dio, ma io sono un debole, un traditore, confessa Zenon, Signore delle Bestie, passato dalla parte di Dio.
Mentre i due eserciti si scannano facendo scempio di vite umane, ci si domanda quanto meno se la battaglia dei demoni non sia in qualche modo meno ipocrita della battaglia condotta dalla controparte divina. Ogni morale, sembra dire Nagai, ogni ordine, nella sua costituzione e nel suo mantenimento, richiede un sacrificio di vittime delle quali una sola basterebbe per rendere assurdo l’ordine stesso. E, tra due spietati, quello che non mente è in qualche modo meno antipatico – o, si potrebbe dire, più simpatico – di quello che mente.

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