Archivio di maggio 2007

De rerum paura (episodio 4)

Jacopo Nacci, 30 maggio 2007

La sessualità a modello procreativo si manifesta per quello che è: una cultura, i cui valori e i cui tabù riflettono il concetto di “natura” che vi è stato elaborato in relazione agli scopi della civiltà che l’ha espresso.
Carla Lonzi

L’assunto (2) secondo gli organi sessuali – Callicle e Clito

Callicle potrebbe infine svegliarsi dal suo torpore e, «come ho fatto a non pensarci prima!», potrebbe rispolverare l’opinione vieppiù diffusa secondo la quale la procreazione sarebbe il fine dell’atto sessuale. Questo non basterebbe a riportare in auge l’assunto (3) ma sarebbe sufficiente a restituire una versione dell’assunto (2) circoscritta alla “natura” degli organi sessuali: infatti, secondo questa longeva convinzione, sarebbe il nostro corpo, sotto forma di ormoni, a protendersi verso la procreazione, e il piacere del sesso altro non sarebbe che l’inconsapevole carota mediante la quale la specie si è riprodotta.
È singolare che qualche decennio fa Carla Lonzi proferì una sua versione dell’assunto (3) nell’ambito della battaglia per la liberazione della donna. Carla Lonzi predicò infatti un’”etica naturale”, una morale di ritorno alla “natura” che, limitando l’assunto (2) alla “natura” degli organi sessuali, combacia perfettamente con l’assunto (3): per Carla Lonzi la donna doveva rendersi conto che il suo organo sessuale non è la vagina, e comportarsi di conseguenza.

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Call center from Pluto

Jacopo Nacci, 30 maggio 2007

– Buongiorno Signora. Chiamo dalla Brìllar, potrei parlare con il Dottor Gamberazzi?
– Mi scusi, non la sento. Aspett…
– …
-Aspetti che cambio telef…
– …
– Ecco. Mi diceva?
– Buongiorno Signora. Chiamo dalla Brìllar, potrei parlare con il Dottor Bumerazzi?
– Eeeh. È difficile.
– In che senso?
– È difficile che lo trova qui. Mi sa che non c’è.
– Perfavore, Signora, potrebbe controllare?
– Guardi. Faccia questo numero: le do un numero.
– Ok, mi dica.
– 90-0721-90*5-90*566…
– 072190*566?
– Sì.
– Signora, mi scusi, ma è il numero a cui sto chiamando…
– Lei provi.
– Signora, la sto chiamando a questo numero che mi ha appena dato.
– Eh, ma non so se lo trova.
– Signora, posso lasciarle il mio numero? Vede noi ci occupiamo di impianti di climatizzazione. Qualora il Dottore fosse interessato può chiamarmi lui, va bene?
– Dirò che gli volete parlare, ma non dirò per cosa, dato che lei non me lo vuole dire.
– Signora, glielo ho detto: vendiamo impianti di climatizzazione.
– Va bene. Allora gli dirò quello che mi ha detto.
– La ringrazio Signora. Posso lasciarle il numero, ora?
– Ma non credo che lo troverà, sa?
– La ringrazio, Signora arrivederci.
– Di nulla. Arrivederci.
Clic.

De rerum paura (episodio 3)

Jacopo Nacci, 21 maggio 2007

L’assunto (2) secondo la predisposizione genetica

Se il nostro Callicle vivesse ai giorni nostri potrebbe affermare che in realtà la tendenza all’eterosessualità è universale, ma in certi casi viene sovrastata da tendenze opposte.
Potrebbe farlo asserendo che c’è un carattere naturale che appartiene a tutti gli esseri viventi che abitano il pianeta Terra: la spinta alla continuazione della specie. Senza attribuire alla specie la volontà di compiere un’azione in vista di una causa finale, immaginiamo che vi sia una predisposizione, sottoforma di DNA, alla ricerca della procreazione. Chiamiamo la tendenza generata da questa predisposizione “tendenza procreativamente corretta” e le tendenze opposte – che sa il dio da quanti desideri e accidenti possano scaturire – “tendenze procreativamente scorrette”.
Ora sarà d’uopo rilevare che le tendenze procreativamente corrette si manifestano sul piano dei desideri e dei comportamenti che ne conseguono (e non vedo come potrebbe essere altrimenti): ovvero la fisiologia “causa” dei modi di essere psichici.¹ Ora, se le tendenze procreativamente scorrette trionfano in me sarà necessario ammettere che, almeno sul piano psichico, la loro forza aritmetica si è dimostrata maggiore di quella delle tendenze procreativamente corrette. Ma non è necessario che le tendenze procreativamente scorrette trionfino: ci basta che ci siano, perché affinché i fenomeni psichici si verifichino è necessario che vi sia una fisiologia pronta ad accoglierli, che li renda possibili, che sia configurata in modo conforme o in modo da potersi conformare al loro verificarsi. Dunque è necessario ammettere che, accanto a una ipotizzata predisposizione genetica alla procreazione, esiste una predisposizione genetica, cioè una capacità del nostro sistema corpo-mente –prevista, quindi, dal DNA di cui esso è espressione – ad accogliere stimoli indifferenti o contrari alla procreazione. Domanda: una predisposizione genetica non è una predisposizione naturale?
Non può fare.

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Il relativismo di Ratzinger

Jacopo Nacci, 19 maggio 2007

Roberta De Monticelli, L'ordine del cuoreL’ordine del cuore, trattato di “etica e teoria del sentire” di Roberta De Monticelli, si contrappone con fermezza tanto alla tesi che senza Dio non si darebbero valori, quanto al riduzionismo razionalista che forma tanta parte del senso comune. Lo fa tratteggiando i nodi cruciali di un’etica alternativa, e forse sconosciuta ai più a causa di una scarsa esposizione massmediatica del movimento fenomenologico in filosofia. Lo fa con due mosse semplici e complementari: riconoscendo al cuore un ruolo psichico e ai valori uno statuto ontologico.
Secondo l’autrice i valori non sono costruzioni sociali, come invece vorrebbe un certo razionalismo utilitarista: i valori sono realmente presenti nelle persone, negli esseri viventi, nelle cose, a disposizione della scoperta, proprio come le leggi della fisica. Il cuore, in senso quasi letterale, è l’organo predisposto e appropriato a percepire i valori, esercitando una funzione che comunque non priva la razionalità di importanza o grandezza.

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De rerum paura (episodio 2)

Jacopo Nacci, 16 maggio 2007

L’assunto (2) secondo l’osservazione dei comportamenti

Il concetto di “natura” di Callicle è, come dire, “naturalistico”: probabilmente non ci starebbero dentro i computer, non si capisce quale sia lo statuto “naturale” degli uomini, forse non è chiaro nemmeno quello degli alveari, per non parlare delle dighe dei castori. Instaurando questa distinzione, in cui l’uomo appare come questo animale un po’ a metà tra l’animale e non si sa bene cosa, egli sembra cercare nella “natura” animale extra-umana qualcosa che doveva esserci anche nell’uomo prima che esso si corrompesse con la civiltà. In altri termini, come si è detto, egli sembra prendere a modello i fenomeni comportamentali del mondo animale.
Bene. Come funziona la costruzione della categoria di “naturale” secondo l’osservazione dei fenomeni del mondo animale? A quali fenomeni ci si riferisce? Tipici di quali specie naturali? Se Callicle mi rispondessse “degli animali non umani”, non traviati dall’artificialità della legge, potrei rispondergli che, per esempio, è cosa nota e documentata l’omosessualità presso i bonobo e altre specie. Callicle potrebbe allora regredire nella scala evolutiva alla ricerca di animali ancora meno “sociali”, e io potrei con buona ragione chiedergli se non sia lui ad andare contro natura, nel voler far dell’uomo una raganella.

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De rerum paura (episodio 1)

Jacopo Nacci, 14 maggio 2007

Assume Callicle

Duemila e circa quattrocentocinquanta anni fa alcuni sofisti contestavano l’ipocrisia e l’artificialità delle leggi umane, denunciando la loro mancata analogia con le “leggi di natura”. Platone ci ha lasciato, nel Gorgia, un meraviglioso affresco di questa tendenza critica, personificata in uno dei più temibili avversari di Socrate: Callicle.
Secondo Callicle, superuomo antelitteram, la “legge di natura” è la legge del più forte, mentre la legge degli uomini è la legge dei deboli. Tanti e deboli. Nelle parole di Callicle si avverte chiara la distinzione tra la rettitudine e la devianza, tra la salute e la malattia, tra la forza dell’uomo ferino e la debolezza dell’uomo civilizzato. Le sue convinzioni nascono da un’osservazione dei fenomeni “naturali”, con particolare riferimento alle altre specie animali. Da questa osservazione, Callicle trae la conclusione che conformarsi alle “leggi di natura”, e quindi, secondo lui, alla “vera natura umana”, significhi, per l’individuo, perseguire la ricerca del proprio bene, che per Callicle equivale al piacere, con ogni mezzo che egli abbia a disposizione. Per Callicle in una condotta del genere non v’è nulla di immorale: è “natura”. Rispettare le leggi e la collettività è solo un modo per non avere guai, dato che, purtroppo, le leggi esistono.
La morale di Callicle si basa su tre assunti:
1) che vi sia una “natura della specie”: la ricerca dell’utile e del piacere;
2) che siano possibili altri comportamenti: il rispetto del debole, la rinuncia al piacere;
3) che sia una buona etica il conformarsi a questa “natura”.

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Call Center from Mars IV

Jacopo Nacci, 10 maggio 2007

– Buongiorno signora, la chiamo dalla Brìllar, è in casa il Signor Pomponazzi?
– Leggi meglio sul… eeeh… sull’elenco del telefono… eh!
– Mi scusi signora, ma io qui ho solo un database che evidentemente non è aggiornato.
– Ma chi vuoi che ti creda?
Clic.

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