Archivio di giugno 2008

Homkeigeshi no ho

Jacopo Nacci, 25 giugno 2008

I forni

Jacopo Nacci, 19 giugno 2008

Mia madre mi dice che manca un po’ di roba. Mi chiede se passo a fare la spesa prima di tornare a casa. Così vado. Il discount è pieno di gente, come sempre. Prendo l’aceto, la carta igienica, poi mi metto a fare la fila al banco del pane.
«Dice che dentro quell’appartamento ci vivono pure in quattordici, quindici», dice una signora davanti a me. «Mamma mia per carità. Pensa che schifo», fa un’altra.
Intorno la gente ci urta con i carrelli. Qualche mamma dice al figlio di stare buono. Ci passa accanto una carovana di zingari, come se noi non ci fossimo. Parlano, sembrano fare la spesa proprio come noi, tirano giù i barattoli dagli scaffali, leggono le etichette, confrontano i prezzi. Poi però dicono cose che noi non possiamo capire. Un’altra lingua. Scorrono in un’altra corsia, quella con i surgelati. Li sentiamo ancora ma non li vediamo più.
«Io, per carità, non è cattiveria. Tutti c’hanno diritto di vivere. Ma questi no».
Mi sono già rotto le palle di stare in fila. Comincio a sbattere i piedi per terra, prima piano piano poi sempre più forte. Una signora si gira e mi guarda. Mi fermo.
«Ma se uno andasse lì con un bastone e li pigliasse a mazzate?», dice l’uomo dietro al bancone mentre strappa lo scontrino adesivo dalla bilancia e lo appiccica sulla carta marrone della busta del pane.

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Festa della Repubblica

Jacopo Nacci, 2 giugno 2008

Ascolto Bob Marley ed è una bella giornata.
Allora penso di uscire, mangiare qualcosa e andare al parco a leggere.
Così esco. Entro nel bar sotto casa e chiedo cosa c’è di salato. La ragazza rumena al banco cerca inutilmente di elencarmi gli ingredienti dei pezzi salati mentre la padrona del bar urla cose a un amico che sosta fuori dal bar. A un certo punto la padrona fa alla ragazza:
-E sta zitta, diobono.
Prendo un pezzo di margherita, pago ed esco.
Vado verso il parco, dista qualche isolato. Ogni volta che mi avventuro sulle strisce pedonali la macchina in fondo alla strada accelera ringhiando, vuole passare per prima. Indietreggio. Attendo che la strada sia deserta e passo.
Mentre cammino verso il parco mangio la pizza. Arrivato nei pressi del parco entro in un altro bar per prendere il caffè. Mi avvicino al banco e per due volte, prima che riesca a parlare, qualcuno allunga un gomito sulla mia spalla e urla un’ordinazione. Alla fine la barista mi guarda interrogativa.
-Un caffè, perfavore.
-EH?!
-Un caffè, perfavore.
Un piattino viene lanciato sotto i miei occhi. Dopo mezzo minuto arriva la tazzina. Il caffè è buono. Penso a Manfredi: se non è buono che piacere è, eh. Vado alla cassa. La cassiera mi guarda interrogativa.
-Pago un caffè.
-Un euro.
-Ecco qui. Grazie, arrivederci.
Nessuna risposta. Esco dal bar. Guardo il parco. Mi giro e comincio ad andare. Accelero il passo per tornare a casa il prima possibile, ad ascoltare Bob Marley.