Archivio di luglio 2008

Ecco fera faccia di Gwar n.3

Jacopo Nacci, 30 luglio 2008

Si sveglia tardi, ma tutto sommato di mattina e dopo aver dormito di notte. La cucina è una devastazione, il frigo è completamente vuoto, sul letto dormono da giorni accanto a lui decine di libri, il caos regna ovunque. Prende su la maglietta dalla quale si alza una nube di polvere. Comincia a ricostruire la sua casa. Dice che sarà l’estate più bella della sua vita.

Agli sgoccioli

Jacopo Nacci, 28 luglio 2008

Quando mio padre era agli sgoccioli siamo andati in ospedale a riprendercelo perché morisse in casa. Mia madre lo ha voluto tutto per sé, è stata una settimana senza chiudere occhio. Io e mia sorella l’aiutavamo svegliandola quando si addormentava, eravamo poco più che ragazzini. L’ultimo giorno in cui è stato in grado di andare al bagno con le sue gambe, mio padre ci ha chiesto di lasciarli soli. Tre giorni dopo, nel suo ultimo sprazzo di lucidità, le ha messo un braccio intorno al collo mentre lei gli umettava le labbra e le ha detto «muori con me».

Mauro Covacich, Prima di sparire

Ecco fera faccia di Gwar n.2

Jacopo Nacci, 26 luglio 2008

È vilipeso da zanzare invisibili.

Ecco fera faccia di Gwar n.1

Jacopo Nacci, 25 luglio 2008

Rinuncia a un sonno cristiano e con autoriprovazione si abitua a dormire dalle otto del mattino alle tre del pomeriggio. Dopo aver letto qualche pagina di Lem si addormenta. Sogna di aver comperato cimeli da una trasmissione che si occupa di misteri ed evidentemente anche di televendita: nello specifico ha acquistato i cadaveri di storici assasini seriali tra i quali un tizio considerato un vero uomo lupo. Ne ha appoggiati un po’ a casa dei suoi, riempendo il salotto con una valigia contenente i resti della Cianciulli e due barelle coperte di rozzi plaid, una delle due recante il corpo imbalsamato di Pacciani. Un po’ di altri cimeli ne ha a casa sua. Sua madre è contrariata, trova tutto questo di pessimo gusto (questo, attraverso una catena di concetti mediata dall’aggettivo infelice, gli ricorda che nell’horror giapponese una mancata sepoltura spinge spettri a tormentare); suo padre vorrebbe sembrare razionale, ma non sfugge la sua spaventata perplessità di fronte all’acquisto, e gli domanda, in ogni caso, se abbia tenuto le ricevute, qualora si manifestassero accuse di illecito possesso. Lui ci pensa, effettivamente non ricorda, gli pare proprio di no. Aggiunge però che il Signor Carlo Lucarelli è persona perbene e, qualora si presentassero problemi, non mancherà di testimoniare il regolare acquisto. Per sottolineare la sua sicurezza sorride sornione e batte una mano sulla valigia della Cianciulli (sollevandosi assieme alla polvere, l’horror giapponese aleggia nuovamente). In silenzio, mesto, considera che sarebbe bene liberare casa dei suoi – e al più presto possibile – da quell’insepolta compagine, anzi: pensa che mai avrebbe dovuto portarcela. Tuttavia non ha altro spazio, il danno ormai lo ha fatto: ne piange. Si sveglia. Legge Lem.