Archivio di giugno 2010

La solitudine dell’osservatore

jacopo nacci, 22 giugno 2010
Francisco Goya, Funerale della sardina, 1793

Francisco Goya, Funerale della sardina, 1793

 

L’ombra non processa se stessa
Speaker Dee Mo, Sfida il buio

 

Dove la legittimazione è accordata solo al tifo, qualsiasi immagine mentale di masse oceaniche che innalzano bandiere appare, all’occhio dell’osservatore, come la manifestazione di una dolorosa contraffazione, l’effetto di un veleno che prolunga la malattia; la bandiera non è più la sintesi di una narrazione articolata: è la corrispondenza esatta del semplicismo grafico con il semplicismo mentale. Per l’osservatore è la scoperta che la coesione sociale non ha valore.
Mai come oggi in Italia l’osservatore ha la possibilità di osservare chiaramente la meccanica a due piani che produce la sua solitudine: il primo piano è quello del tifo, del pro o contro Berlusconi, del pro o contro il Vaticano, del pro o contro l’Inter, del pro o contro gli idoli in generale: è il piano dell’idolatria. Il secondo piano, matrice del primo, è il piano delle idee, delle connessioni logiche, dei valori, dell’antropologia profonda.
La solitudine dell’osservatore, oggi, in Italia, nasce non dalla vittoria del partito di Berlusconi sul primo piano, bensì dal propagarsi, ben più maggioritario, sul secondo piano, di un’antropologia che è atrofizzazione delle facoltà preposte alla percezione del reale, al ragionamento, alla discussione, alla decodifica dell’informazione, un’antropologia che è addirittura rigetto rancoroso di queste stesse pratiche, un’antropologia che è volontà di pochezza.
Sono questa atrofizzazione e questo rigetto a generare il piano dell’idolatria, il regno del tifo, dell’individuo che garantisce la giustezza delle sue istanze mediante il suo essere quell’individuo e non il suo avversario: mentre metà del paese è impegnata a sentirsi coesa contro Berlusconi, l’osservatore è vittima della sua solitudine ogni qual volta un prete pedofilo è di per sé argomento contro un’analisi della poetica di Saramago svolta da un osservatore cattolico, ogni qual volta l’esistenza stessa di Berlusconi è di per sé argomento per condividere ogni cosa sia sostenuta da Roberto Saviano, ogni qual volta si trovi a percorrere mesto la teoria delle statue erette ai tribuni noti per attaccare la persona giusta.

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Ciò che determina il destino

jacopo nacci, 14 giugno 2010

Da Ordo amoris, di Max Scheler:

Chi ha l’ordo amoris di un uomo ha l’uomo stesso. Ha per l’uomo inteso come soggetto morale ciò che è la formula di cristallizzazione per il cristallo. Scruta l’uomo fino al punto limite a cui può arrivare chi voglia scrutare l’uomo. Vede davanti a sé le linee fondamentali del suo cuore, che compiono il loro percorso restando costantemente al di là di ogni diversità e di ogni complessità di carattere empirico; è il cuore infatti che più del conoscere e del volere merita di essere definito come nucleo dell’uomo inteso quale essere spirituale. Chi ha l’ordo amoris di un uomo possiede in uno schema spirituale la fonte originaria che segretamente alimenta tutto ciò che da quest’uomo proviene; ancor di più: possiede l’elemento originario che determina tutto quello che continuamente appresta a prodursi attorno a lui – ciò che nello spazio determina il suo ambiente morale, ciò che nel tempo determina il suo destino, ossia l’insieme di tutto ciò che a lui e solo a lui può accadere. Poiché già il semplice fatto che l’uomo attribuisca il valore di stimolo, in base alla modalità e all’intensità d quest’ultimo, a una qualche attività della natura che non dipende da lui ma che ha effetto su di lui, non può avvenire senza la partecipazione del suo ordo amoris.

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