Archivio di febbraio 2011

E il legno senza radici

jacopo nacci, 24 febbraio 2011

Il 13 febbraio, cioè il giorno di Se non ora quando, Eugenio Scalfari ha scritto qui: «A noi non importano molto i peccati perché siamo libertini illuministi e relativisti. A noi importano gli eventuali reati e chi pecca e crede confidi nella misericordia di Dio».
Si è già detto qui del sostanziale accordo tra la seconda parte di una simile dichiarazione e la metafisica ratzingeriana: entrambe poggiano sull’assunto che sia impossibile rinvenire una scala di valori al di fuori della religione, e in particolare di una religione basata su una teologia volontarista. Se non fa notizia il relativismo di Scalfari, fa un certo effetto leggere una dichiarazione del genere – «a noi importano gli eventuali reati» – in una giornata come quella del 13.

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Un altro maschio è possibile (1)

jacopo nacci, 23 febbraio 2011

Ciccone, Essere maschi

«Mi accorgo che la riflessione sul maschile è ormai per me quasi un’ossessione che mi impedisce di guardare il mondo con occhi “innocenti”. Mi è impossibile osservare una manifestazione, un servizio giornalistico sulla guerra, un’assemblea, senza notare come agisca una dinamica “virile”, una richiesta di appartenenza, una delega al gruppo in nome di un’emergenza rappresentata dal nemico esterno, una proposta di fedeltà a una storia comune. Non posso fare a meno di accorgermi che su un palco o in una sala riunioni sono tutti uomini, non riesco a osservare con indulgenza i maschi che nei cortei si mettono davanti agli striscioni gridando gli slogan con il megafono o l’eccitazione con cui fronteggiano virilmente la polizia e gli avversari politici. Così nella mia vita professionale non posso più fare a meno di percepire come insostenibili i comportamenti che affermano l’autorità, che ricercano complicità maschili in un giudizio su una collega o usano le competenze e i risultati come strumenti di una gara di misura della propria virilità.

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Il discorso dell’altro

jacopo nacci, 16 febbraio 2011

Io il “delizioso contrappasso” di cui parla Federica Sgaggio un po’ lo vedo. Ma non da qui, sia chiaro: lo vedo, per così dire, dal futuro. Immaginando il futuro, e immaginando che Berlusconi sia stato condannato, e che il fato abbia voluto che a giudicarlo fossero tre donne, riconosco alla storia un certo sapore mitologico. Ma chiaramente il piano simbolico e il piano delle ragioni rimangono e devono rimanere separati, quindi sono d’accordo con Federica quando scrive:

Possibile che tre donne non possano essere in disaccordo fra loro? Poiché son donne son tutte fieramente compatte?

Credo che ciò sia un sintomo di quanto scrivevo tempo fa in merito all’assunzione indebita che si fa, da una parte e spesso anche dall’altra, in relazione ai motivi per l’azione:

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One Imaginary Boy

jacopo nacci, 13 febbraio 2011

Jacob

Due cose con Malicuvata

jacopo nacci, 10 febbraio 2011
Attraverso passaggi, di Malicuvata Casa Lettrice

Attraverso passaggi, di Malicuvata Casa Lettrice

La prima: è uscito Attraverso passaggi, l’annuario 2010 di Malicuvata Casa Lettrice, che contiene anche il mio racconto In merito alla terapia, in una versione un po’ rieditata.

La seconda: venerdì 11 febbraio, alle 20, sarò da Malazeni, in via Mascarella 84/d a Bologna, insieme a un altro po’ di gente, per Circus Delire – attraverso passaggi di periferie; ovvero: letture da Racconti di periferie (Malicuvata, 2010) e Attraverso passaggi (Malicuvata, 2011). I racconti saranno di Fabrizio Gabrielli, Simone Rossi, Dario Falconi, Alfio Génitron, Elena Marinelli, Marco Mazzucchelli, Chiara Reali, Francesco Locane, Marta Casarini e Jacopo Nacci. Le musiche di Simone Rossi e Fabrizio Bicio Chinaglia.

La soluzione dello sguardo (in discesa e risalita)

jacopo nacci, 10 febbraio 2011

C’era un pezzo molto bello e vero di Ferdinando Camon, intitolato Noi e le rivoluzioni arabe, che purtroppo non trovo più in rete.
Devo dire che lì per lì la chiusa mi aveva lasciato perplesso:

Ma chi ha rivelato ai popoli arabi, che adesso si agitano, le storture del loro sistema politico? Gli emigranti che tornano, le tv straniere, la rete di Internet, l’informazione estera. Il modo in cui ci vediamo noi, da soli, non ci dice come siamo. Dobbiamo capire come ci vedono gli stranieri. I loro giornali, le loro tv, i loro politici, i loro inviati, i loro scrittori. Ci serve uno specchio, per vederci in faccia. E se vedessimo la nostra faccia come la vedono gli stranieri, cercheremmo subito di cambiarla.

Però, per essere sicuri che “cercheremmo subito di cambiarla”, bisognerebbe sapere cosa leggerci, in quel “come la vedono”, se la semplice visione o anche la sensibilità e il pensiero che interpretano la visione.

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È infelice chi è solo

jacopo nacci, 2 febbraio 2011

Nel 2010, in ottobre, il presidente della Provincia di Pesaro e Urbino Matteo Ricci ha annunciato, per il giugno del 2011, il Festival Nazionale della Felicità: «Non possono toglierci la voglia di progettare il futuro», ha dichiarato.

A novembre del 2010, il molo del porto si è spezzato. Sul serio: il molo del porto di Pesaro si è spezzato e si è inclinato verso il mare durante l’interruzione dei lavori per trasformare il porto in porto turistico.

A Natale, Matteo Ricci auspicava la trasformazione del centro storico in un «centro commerciale naturale». In quegli stessi giorni veniva eretta in Piazza del Popolo la tensostruttura per il cenone di capodanno. Tutt’attorno, nella piazza, una dozzina di casette di montagna prodotte in serie vendeva oggetti artigianali prodotti in serie e/o oggetti artigianali che tentavano disperatamente di sembrare oggetti prodotti in serie. Insomma, «un Natale sobrio», come ha riassunto soddisfatta la copertina di Con, il notiziario del Comune.

La notte di Natale, sotto l’albero della Piazza, sono state contate solo quattro risse.

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