Archivio di ottobre 2011

Platania parla di Dreadlock

jacopo nacci, 28 ottobre 2011
Giulio Giordano, i Laureati

I Laureati visti da Giulio Giordano

Dreadlock! è un compatto romanzo d’avventura con citazioni colte ben dosate, come accade nelle migliori sceneggiature di fumetti d’autore.

Federico Platania parla di Dreadlock, qui.

Il sito di Giulio Giordano, l’autore del ritratto.

Perí Physeos

jacopo nacci, 14 ottobre 2011

Vanni Santoni, Se fossi fuoco, arderei Firenze

Si può mettere così:

Questa Firenze la osservi da fuori come una fortezza spettrale, dall’alto come una valle dell’Ade: è un sogno lucido, un luogo dello spirito trasformato in luogo degli spiriti. Sono strade di pietra, un tempo esposte ai cicli stagionali e calpestate da giganti dell’ingegno, ora situate in una dimensione notturna, sotratta alla temporalità. In questa Firenze ci entri e per quelle strade ti ci trovi, e allora le vedi: le piccole comete di fuoco che le percorrono, principia individuationis che saettano in cerca di una via d’uscita, o di altre comete, e sbattono contro i muri, o si scontrano tra loro: è il brodo primordiale che quando sarà tempo riporterà il tempo, perché quest’ordine, che è identico per tutte le cose, non lo fece nessuno degli dèi né gli uomini, ma era sempre ed è e sarà fuoco eternamente vivo, che secondo misura si accende e secondo misura si spegne.

E si può mettere così:

Se fossi fuoco arderei Firenze di Vanni Santoni: in cinque pagine ti accorgi che stai già andando agli ottanta, in quindici sei ai centoventi e pensi che lo solcherai così fino alla fine – sbagliato: non sei ancora alla seconda parte: allacciati le cinture per tempo; ma che parlo a fare, le braccia non si muovono e le mani pensano solo alle pagine da sfogliare: ti ricorderai di quelle benedette cinture solo quando avrai letto l’ultima parola – mentre lui ti trascina negli ingranaggi delle psicologie individuali che si inseguono e si innestano l’una sull’altra in un logos che è corale allo stesso modo in cui è corale un pogo.

E si può mettere in decine di altri modi.

Pascoletti recensisce Dread

jacopo nacci, 13 ottobre 2011
Dreadlock visto da Antonio Sileo

Dreadlock visto da Antonio Sileo

[…] Dreadlock! (Zona 9volt, 2011), che esce in libreria il 25 ottobre, è un tassello godibilissimo di questo percorso. È un romanzo breve, ma molto denso, di quelli che, a distanza di anni, si torna volentieri a leggere per scoprire magari strati e zone di significato che in precedenza erano sfuggiti, o che erano scivolati via perché non eravamo pronti a specchiarci in essi. […]

Qui la recensione completa.

Dreadlock è in zona

jacopo nacci, 11 ottobre 2011
Giulio Giordano, Dreadlock

Dreadlock visto da Giulio Giordano

Sul sito di Zona è comparsa la pagina di Dread.

Questo, invece, è il sito di Giulio Giordano, l’autore del ritratto.

A cosa serve ciò che non serve a niente (6)

jacopo nacci, 4 ottobre 2011
Katsuhiro Ōtomo, Akira

Katsuhiro Ōtomo, Akira, 1988

Come si è detto, la nutrizione “a biberon” dei recettori delle dimensioni extra-utilitaristiche sposta tutta la potenza pulsionale sulla dimensione meccanico-estensionale, determinando a lungo andare l’atrofizzazione dei recettori, e, da Callicles in poi, questo riguarda anche i recettori della dimensione logica extra-utilitaristica.
Dal momento del suo rilascio, Callicles ha facilitato di molto il lavoro degli sviluppatori, aumentando in misura consistente la compatibilità delle opinioni del giorno con i sistemi operativi a differente orientamento; compresi i sistemi operativi che girano sulle menti degli sviluppatori di opinioni del giorno.

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Il modo in cui s’inginocchiavano

jacopo nacci, 3 ottobre 2011

Da “L’argine delle abitudini”, in L’ora migliore e altri racconti, di Simone Ghelli:

Simone Ghelli, L'ora migliore

«Abbandonò il suo film preferito – perché quel viaggio era sempre in qualche modo lo stesso film: guardava le stesse cose e si atteneva agli stessi limiti proprio come se ci fosse sotto un calcolato lavoro di taglio e di montaggio – per buttare uno sguardo fuori del suo campo visivo. Lungo l’argine di destra, sul limitare di una piazzola di sosta, colse quello stesso riverbero sul filo argentato che addobbava un piccolo abete sistemato in un vaso. La croce di ferro che spuntava da una selva di mazzi di fiori la notò subito dopo, ma a causa della velocità non poté scorgerne i particolari – da un punto di vista spaziale della composizione l’albero veniva dopo e dunque dovette ruotare la testa all’indietro per quanto gli fu possibile, cioè senza abbandonare del tutto la visuale della strada.

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Dimanche

jacopo nacci, 2 ottobre 2011

Max Scheler

Ciò che è nuovo, «inusitato», nel rapporto emozionale di Francesco con la natura è il fatto che i prodotti e i processi della natura hanno un senso espressivo proprio, senza una relazione allegorica con l’uomo e con le situazioni umane in generale. Che anche il sole, la luna, il vento, ecc. che non hanno alcun bisogno dell’amore caritatevole e compassionevole, vengano salutati ed esperiti dall’anima come fratelli e sorelle; che le creature, anche nel loro contesto metafisico (e solo con l’inclusione dell’uomo), vengano rapportate immediatamente al loro Creatore e «Padre» come esseri esistenti per sé ed anche (in rapporto all’uomo) del tutto indipendenti nel loro valore: è questo l’elemento nuovo, sorprendente, straordinario, antiebraico, nell’atteggiamento del Santo.

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