A cosa serve ciò che non serve a niente (6)

jacopo nacci, 4 ottobre 2011
Katsuhiro Ōtomo, Akira

Katsuhiro Ōtomo, Akira, 1988

Come si è detto, la nutrizione “a biberon” dei recettori delle dimensioni extra-utilitaristiche sposta tutta la potenza pulsionale sulla dimensione meccanico-estensionale, determinando a lungo andare l’atrofizzazione dei recettori, e, da Callicles in poi, questo riguarda anche i recettori della dimensione logica extra-utilitaristica.
Dal momento del suo rilascio, Callicles ha facilitato di molto il lavoro degli sviluppatori, aumentando in misura consistente la compatibilità delle opinioni del giorno con i sistemi operativi a differente orientamento; compresi i sistemi operativi che girano sulle menti degli sviluppatori di opinioni del giorno.

Ultimamente, per ottimizzare il risultato di Solipsium, i prodotti culturali tradizionali – libri, musica, cinema – diventano i rivestimenti delle proposizioni tecniche enunciate dagli aidoru, in modo che le proposizioni tecniche usufruiscano dell’ingiudicabilità non-tecnica – e del senso sacro delle esigenze pulsanti extra-utilitaristiche – indotta dal soggettivismo spirituale di Solipsium: in altri termini il de gustibus di Solipsium si applica alle opinioni degli aidoru. La gran parte della letteratura robotica sostiene che dopo la diffusione di Solipsium, e in particolar modo di Solipsium 2.0, l’atrofizzazione dei recettori extra-utilitaristici ha ridotto ulteriormente quella che la stessa letteratura definisce educazione sentimentale, cioè lo sviluppo progressivo della capacità di analizzare e gestire le emozioni: il senso sacro, dirottato quasi completamente sul piano utilitarista, vivrebbe di passioni potenti ed elementari come paura, aggressività, volontà di controllo, senso di appartenenza e senso di esclusione, il che si risolverebbe, sul piano psicologico e sociale, in una dipendenza dagli aidoru progressivamente sempre più potente.
Questa analisi proveniente dall’ambiente della ricerca robot è stata rilanciata dalle opinioni del giorno in una versione opportunamente semplificata: «I robot attaccano gli aidoru e i loro fedeli» (e molti robot ammettono che non poteva andare altrimenti) dove il termine aidoru è stato spesso sostituito con il nome dell’aidoru di riferimento dell’agenzia che rilasciava l’opinione. Alcune software house nate recentemente hanno sfruttato la risonanza della questione e sono entrate sul mercato contrapponendolo agli aidoru individuali la figura dell’aidoru collettivo, cioè la comunità degli utenti, i cui slogan vengono generati in un ambiente di massima contrattazione.
È forse di qualche interesse notare che, nella letteratura robotica, con il nome Solipsium si intende non tanto il pacchetto di annientamento dimensionale Solipsium 2.0 + Callicles, quanto l’ambiente sociale nel quale il pacchetto opera, o che il pacchetto genera, o dal quale – secondo alcuni robot per i quali la de-evolution è il frutto di una tendenza millenaria alla semplificazione meccanico-estensionale – il pacchetto è generato. D’altro canto, secondo quasi tutti i pensatori robot, tentare lo sviluppo di un sistema operativo che non si limiti a lasciare liberi i diversi recettori, ma che pretenda di semplificarli così come di norma è semplificata la dimensione meccanico-estensionale, è un controsenso ontologico: è il famoso paradosso per cui il valore estetico o morale di un sistema operativo semplificante può essere còlto solo da chi non abbia un sistema operativo semplificante. Dunque secondo i robot – che, lo ricordiamo, sviluppano autonomamente i propri sistemi operativi – è la semplificazione in sé a rappresentare un problema: essa non può che tendere all’annientamento dimensionale, prova ne sarebbero i frequenti crash di sistema, provocati dal rigetto del sistema operativo da parte della mente, antecedenti lo sviluppo di Solipsium.
I robot chiamano il nuovo ambiente sociale sistema dei sistemi, e lo ritengono basato sulle emozioni primarie di paura e aggressività che esso stesso produce. Tuttavia gli umani ritengono che la “libertà sistemica”, cioè la possibilità di scegliere il modello di sistema operativo e le applicazioni, sia indispensabile per non essere tutti uguali. I robot, dal canto loro, cercano di spostare l’attenzione dal concetto di sistema operativo a quello di semplificazione; con scarsi risultati, probabilmente per via della semplificazione stessa.

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