Archivio della categoria ‘Campionamenti’
Go Nagai, Ecce homo
jacopo nacci, 2 maggio 2011Ardi, divina tenaglia, sul mondo
jacopo nacci, 1 maggio 2011
Sopra i falò s’è fatto buio.
Da sommergibile s’è inabissata l’esplosa Pietroburgo. E solo se un’ala ardente di vento fa ondeggiare la fitta oscurità ricordiamo tempeste senza tregua…
E dall’alto e d’intorno:
Primo maggio con rabbia, rabbia ingorda di strada, strada di guerra affollata e sotto i colpi vuota, vuota. Vuotaaa!
Graffia le voglie sui sassi, sui pezzi d’asfalto, scolpiscile nel cielo come stelle, ardi, divina tenaglia, sul mondo, brucia tornio d’amore, parole di fuoco attente a me, al mio capire.
Roco, forgiami!
Viso, respiro, sorriso di fuoco:
Roco!
Roço!
Rossooo!
Primo maggio d’amore, amore ingordo e mai sazio, sazio di carne e d’anima e sotto i colpi vuoto, vuoto. Vuotooo!
Controllano ormai gli occhi nuovi colori elettrici, traslucidi, mai visti.
Sì, tutto ciò che è stato con noi è stato, e ciò che è è qui con noi:
la vita, strano a dirsi, è una sola.
Primo maggio con noia…
Roco! Roço! Rosso!
Roco! Roço! Rosso!
Roco! Roço! Rosso!
Roco! Roço! Rosso!
La lingua e l’Osceno
jacopo nacci, 18 aprile 2011
La filosofia di Berlusconi
«44. La tattica che l’Osceno persegue è lungimirante e, al tempo stesso, delirante. Inutile volerle opporre i solidi argomenti di una ragione o quelli dell’interesse comune. Credere di poterla criticare in nome della coerenza e della ragionevolezza, significa dimenticare come il potere ubuesco si fondi proprio sulla sua incoerenza ossia sulla possibilità di cancellare ogni contraddizione tra una versione dei fatti e quella successiva, tra un’opinione e l’altra, come tra due immagini tra loro contrastanti. Ma è anche vero che, nel momento in cui ha potuto deridere ogni interlocutore che provasse ad argomentare razionalmente le sue affermazioni, il potere ubuesco ha cancellato di fatto la possibilità stessa di una dimensione pubblica. A tal scopo ha addestrato un piccolo esercito di professionisti della menzogna, abituati a interrompere sistematicamente ogni ragionamento, facendo passare gli altri per pesanti e indigeribili intellettuali e se stessi per brillanti conversatori, quando invece sono solo squadristi mediatici.
Indignazione e satira nell’Osceno
jacopo nacci, 14 aprile 2011
La filosofia di Berlusconi
«Fa ancora parte dell’indifferenza prodotta dall’Osceno il fatto che ci si indigni. Benché appartenga alle reazioni spontanee che questo sistema provoca, l’indignazione è ancora una di quelle armi spuntate che l’Osceno stesso offre ai suoi critici. Da questo punto di vista vale ancora il suggerimento di Marcuse secondo il quale “solo nell’indignazione l’Osceno è più che un fantasma” e che l’indignazione è ancora parte costitutiva del problema. Forse non c’è espressione più rivela trice della situazione attuale che la frase “siamo tutti scandalizzati”. Nello scandalo, di cui tutti sono scandalizzati, nessuno è chiamato ad assumersi alcuna responsabilità. È sufficiente essere scandalizzati, o dichiararsi tali, perché sia garantita l’assoluzione dalle proprie colpe o dalle proprie complicità. Anche affermare l’insopportabilità della si tuazione non ne intacca minimamente il potere. L’attesa di una svolta, la percezione che si sia passato il limite, fa ancora parte dell’Osceno. Del resto, proprio la convinzione che si sia superato un limite ulti mo permette alla fine di sopportare tutto, anche l’insopportabile. Si mili dichiarazioni sono piuttosto sintomatiche di come la comparsa dell’Osceno lasci la nostra lingua arsa, svuotata delle sue capacità. Che nella situazione italiana attuale, le stesse risate della satira finiscano per essere, malgrado tutto, l’emblema della nostra impotenza e del la nostra paura, mostra come l’espropriazione del linguaggio, di cui facciamo quotidianamente esperienza, colpisca proprio la capacità di ridere. I primi e forse i soli a dover essere feriti da queste risate siamo noi stessi, e non certo l’osceno potere ubuesco a cui esse sono rivolte.»
Gianluca Solla,
“L’Osceno. La società immaginaria e la fine dell’esperienza”,
in Filosofia di Berlusconi, a cura di Carlo Chiurco.
Satisf@ction
jacopo nacci, 30 marzo 2011
De Wonderkind-trilogie schildert een gotische en fantastische wereld die je bijblijft, en die je verlangen aanwakkert hem te doorgronden; je ziet de architectuur ervan, de aarde, de hemel, de kleuren; je voelt de regen, de vochtigheid die doordringt tot op het bot.
Non ho idea di cosa ci sia scritto, ma l’ho scritto io, e ora è qui.
E con il traduttore di Google
I Wonder Child vernici trilogia uno gotico e fantastico mondo che rimane con, e il vostro desiderio di rifornimento a capire, si vede la sua architettura, la terra, il cielo, i colori, si sente la pioggia, l’umidità penetra l’osso.
sembra una delle mie traduzioni liceali dal latino.
Ringrazio GL per la segnalazione.
Non mi dissocio (una nota di Stefano Sgambati)
jacopo nacci, 22 marzo 2011Mi chiamo Stefano Sgambati e non mi dissocio dall’atto violento perpetrato ai danni di Silvio Berlusconi. Mi dissocio dalla retorica ipocrita di questi giorni, questo sì, espressa unitamente dalla sinistra e dalla destra, nell’ambito di un’orgia benpensante di solidarietà pret à porter nei confronti del presidente del consiglio, UNICO responsabile del clima di violenza imperante in questo momento nel nostro Paese.
Asterisco (un racconto di Stefano Sgambati)
jacopo nacci, 21 marzo 2011Ti rivedrò in un altro futuro e un altro tempo, quando le macchine correranno a tre centimetri da terra e il traffico sarà una parola antica sulle labbra dei più vecchi: qui una volta era tutta lamiera, si diranno, e i più giovani stenteranno a credere, abituati, come saranno, a questi nuovi grandi spazi aperti. Sarai bionda ancora e ancora amerai ostentare quei sorrisi trattenuti, come dentifricio spremuto con fatica indicibile da un tubo piatto come ostia. Ti rivedrò al “solito posto” e ci diremo qualcosa a proposito dei vecchi tempi. Le mode degli altri ci faranno sparlare e ogni tanto ci diremo quelle cose tipiche che cominciano con “ti ricordi quando?”. Clint Eastwood sarà morto e perfino Silvio Berlusconi. Avremo modo di camminare e io rallenterò il passo perché ti vorrò guardare da dietro: riscoprirò quella falcata decisa che mi aveva fatto innamorare e ti raggiungerò con due salti goffi per prenderti sottobraccio e dirti: “Ehi, non sei cambiata”. Sarà a quel punto che ti fermerai con un’aria da rimprovero: “Non hai mai smesso un attimo di corteggiarmi…”, dirai e io ti dirò di sì, ammetterò le mie colpe, perché finalmente ne avrò il coraggio, mi sentirò sereno, non avrò paura di ustionarmi o scorticarmi: “Sì”, ti dirò, “Corteggiarti è la cosa che mi ha fatto più sentire bene quando un nonnulla mi faceva stare male”.
(continua…)Celebrazione
jacopo nacci, 16 marzo 2011Io sto coi piedi per terra e sto sul piede di guerra, trentun anni che ogni giorno piove merda. Nessuno mai che paga, nessuno fa una piega fra ‘sta gente timorata che chiusa in casa prega. Domenica in chiesa e lunedì all’inferno: una mano lava l’altra e al resto pensa il padre eterno in un paese che è sordo e che scorda e dimentica, ma appena fiuta il soldo torna e rivendica; rimescola le carte e appena cambia il vento cambia parte, a capofitto nel profitto, non conta quanto grande è il prezzo da pagare, il conto da saldare, tanto tutto va bene finché tutto va male. Totale il rate che mi tocca sopportare, già dalla mattina ho l’ansia che mi sale: m’attaccano le pippe sulla fede e sull’orgoglio nazionale in un mondo che è acchittato come un centro commerciale; le luci, gli spot pubblicitari, le offerte lancio, e tutto poi che si riduce solo a sesso e calcio, tutto compromesso già dalla partenza: la difesa, l’accusa, il processo e pure la sentenza. Siamo senza direzione, una nazione in rotta verso l’autodistruzione, un’altra pantomima di un paese che ormai rischia il tracollo mentre pippa cocaina con il crocifisso al collo.
Danno, Piombo e fango, 2006
Una faccia
jacopo nacci, 8 marzo 2011
Il genere umano è composto di due tipi di persone: quelle che sanno risolvere un cubo di Rubik e quelle che sanno a malapena scriverlo correttamente. Mi ricordo che una volta ci andai vicino. Molto vicino. Nel senso che riuscii a completare un solo lato. Un lato di quel cazzo di cubo che avevo per le mani divenne di un bel colore bianco. Tutto quanto. Tutti quegli stupidi cubettini. Tutti bianchi. Al che mi venne un colpo. Mi guardai quel meraviglioso lato nel palmo della mano e mi dissi: porcatroia, ce l’ho fatta. Capite? Io pensai di averlo finito, il cubo di Rubik. Mica mi passò per la testa che ce n’erano altri, di lati. Scemo come sono credetti che se uno era completato, anche tutti gli altri dovevano esserlo. Come una proprietà transitiva o che ne so io. Quando rovesciai il cubo, già pensando al discorso di ringraziamento da fare in salotto, e vidi un’orgia di cubetti impazziti, tutti di un colore diverso, quasi caddi morto.
In margine alla terapia
jacopo nacci, 7 marzo 2011Tempo fa, Marco “About” Bevivino realizzò questa illustrazione di In merito alla terapia per la rivista Costola; poi, per Costola, cambiammo racconto, e così l’illustrazione è rimasta inedita fino a oggi. Ringrazio Marco per averla fatta e per avermela regalata.
Nel mentre “In merito alla terapia” è stato pubblicato su Attraverso passaggi, l’annuario di Malicuvata Casa Lettrice.



