Archivio della categoria ‘A capo’

Personal Gnosis

Jacopo Nacci, 18 agosto 2008

Non sia bisbigliato
al prete nella sagrestia
dipinta di viola dal tramonto,
né si vada a rivelarlo,
affrontando l’eremo
grigio e impervio,
al mistico dall’occhio spiritato,
e nemmeno lo si mormori
all’orecchio altero del pontefice
incastonato nel suo trono magnifico

che unicamente per accogliere
la fragilità di sangue e nervi
e ogni affetto e moto di pensiero
e sogno e involontario gesto
di una creatura che spesso ho veduta
dormire su un giaciglio d’alba
cieli e terra
erano e sono.

Don't believe the hype

Jacopo Nacci, 31 gennaio 2008

Recensioni, recensioni,
recensioni.
Così fitte di
condizione smarrita e
radicale alterità.
Fate andar del tutto fuori
ciò che solo sta a metà.

Tempo

Jacopo Nacci, 29 gennaio 2008

Non chiederei mai indietro
il tempo
dell’errore, dell’attesa,
dell’asmatica ripresa
nel dopo della sbornia,
della via presa sbagliata,
concreta o figurata.

Il tempo che ho sprecato
non è oggetto di pretesa.

Ma diobòno il tempo
dei ritardi ferroviari,
delle connessioni lente e
degli windows da rifare,
quello, cazzo, è rapinato.

Continuum

Jacopo Nacci, 17 marzo 2007

Matite spuntate
Maglie ammassate
Piatti ammucchiati
Desktop affollati
Libri impilati
Spicci atterrati
Lenzuola sfasate
Tazze lasciate
Quadri appoggiati
Fogli mischiati
Verdure avariate
Post cominciati
Calzini spaiati
Giorni imburniti
Questi miei giorni
Giorni traditi

?Battiato

Jacopo Nacci, 23 gennaio 2005

Con il Corano chiuso affinché il Profeta non sentisse


Limùn mi trasmetteva la segreta tradizione del cesso siberiano


che è costituito di due bastoni tantrici:


uno per tenerci appesi i pantaloni


e uno per allontanare i lupi





E l’amante del grande matadòr Carlito Franco


che aveva ucciso più di quattrocento torelli di Pamplona


morì perché la scienza medica a lei contemporanea


rinvigorì la tradizione iberica che era anche ippocratica


dei testicoli del toro in pignatta di catrame





Ooo ai event felt so mach gudbiing in mai innerself





E io e Vlad Lemma nascondevamo sotto ai letti del collegio


giornaletti pornografici omosessuali


di origine ghanese


nei corridoi facevano la ronda


le monache rosse di Xegranova Blatah


che si radevano la barba ogni quattr’ore


e celavano le mazze micidiali sotto alle lunghe tonache purpuree





In Scandinavia Peterinia mi insegnava


a pescare i salmoni con le mani


come fanno ancora oggi gli orsi grizzly in Canadà


e i monaci botanici di Lecco


nei rari momenti di lucidità


e mentre la notte durava per sei mesi ella mi scaldava


con falò di ghiaccio lappone e liquor di foca uppsalica





Ooo ai event felt so mach gudbiing in mai innerself




Blinshi lingi shamisè camuvàaas


Blinshi lingi shamisè camuvàaas


Blinshi lingi shamisè camuvàaas


Blinshi lingi shamisè camuvàaas


Laaa-lallalallà, laaa-lallalallà.

Gli stolzi

Jacopo Nacci, 17 gennaio 2005

Salgono gli stolzi
Salgono le scale del palazzo nella notte
Senza faccia, tutti informi e scuri
Saltano leggeri e lunghi
Saltano i gradini a piedi pari
In fila, uno dopo l’altro
Entrano nella tua stanza
In fila, uno dopo l’altro
Fanno "gu… gu…", tra di loro
Fanno "gu… gu…" intorno al tuo letto.