Archivio della categoria ‘Fera faccia di Gwar’

Ecco fera faccia di Gwar n.16

jacopo nacci, 26 dicembre 2012

Karma Police,
I’ve given all I can.
It’s not enough.

Ecco fera faccia di Gwar n.15

Jacopo Nacci, 10 maggio 2009

Giovedì non ha capito. Cerca la sua colpa e prega di trovarla. Cerca cos’è che non gli torna, ma siccome non gli torna non lo trova. Si mette a letto, pensa che così doveva andare, ma non ci crede per davvero. Venerdì il suo non capire è una dinamica lentissima che dura tutto il giorno e ai due lati della quale stanno: un grande gioco di arbitrarie torture, che non domina, e che non vede in faccia, e che lo gioca senza cause; una poesia infinita, che lei è e che lei sa dire, e accanto alla quale lui è minuscolo e privo di parole per descriverla, e colmo di devozione muta, e di un confidare cieco. Sabato sale a San Miniato. Nel bosco dei cipressi ascolta il vuoto, legge il nulla. Torna a casa e grazia i postit attaccati sopra al muro, lascia il rosmarino sopra al davanzale, e la salvia, malata di bianco, che non mangia mai, e di cui ogni giorno ha cura. Nemmeno la malta della settimana scorsa dai lacci delle scarpe ha avuto il cuore di lavare. Spazza il pavimento e si autoassolve, perché il fatto non sussiste.

Ecco fera faccia di Gwar n.14

Jacopo Nacci, 21 febbraio 2009

Ignora i segnali, le brecce, sorride e finge di niente, (va tutto bene! va tutto bene!,) fino a che il frastuono emesso dalla realtà raggiunge il volume assordante dei vecchi tempi.

Ecco fera faccia di Gwar n.13

Jacopo Nacci, 12 settembre 2008
In quel tempo disse ai suoi monologhi: prendetevi tra voi e unitevi nella maniera più sapiente. E uscì. Quando tornò vide che alcuni monologhi erano rimasti esclusi. Assegnò allora un valore a ogni discorso composto di più monologhi e lo stesso valore a ogni monologo che era rimasto escluso.

Ecco fera faccia di Gwar n.12

Jacopo Nacci, 6 settembre 2008

Si alza e cammina a piedi nudi nella sua casa come dentro una città che è stata bombardata.
Si porta le mani alla testa, e poi sugli occhi.
Ricomincia a piangere.

Ecco fera faccia di Gwar n.11

Jacopo Nacci, 6 settembre 2008

Cerca con affanno tra le altre cose veramente importanti della sua vita.
Puff, puff.
Non trova niente.

Ecco fera faccia di Gwar n.10

Jacopo Nacci, 22 agosto 2008
…ra Agape stringe Eros all’angolo, destro ancora destro e… bum, mamma mia che sinistro, Eros chiude la faccia dà il fianco, ecco Eros riprende terreno spinge l’avversario ma non tropp… uhu che dritto, Agape accusa stanchezza s’è lasciata pren…dere alla sprovv uhu Eros, insiste sulle huh! tempie, Agape trova l’addome, ancora all’addome Agape, naaa Agape colpisce sotto l…

Ecco fera faccia di Gwar n.9

Jacopo Nacci, 20 agosto 2008

Ecco fera faccia di Gwar n.8

Jacopo Nacci, 15 agosto 2008

La sua amica è rinata. Dopo una lunga storia che l’aveva resa stanca, logora, nervosa, egli l’ha ritrovata un giorno luminosa, paga, estasiata. Ha voluto lei che lui conoscesse il comprimario di un tal rinascimento. Ed è per questo che ora lui siede a un tavolo e ascolta un uomo molto sudato dire quanto bene scriva e quale intelligenza sopraffina possieda e quale straordinaria storia di conversione abbia raccontato, Magdi Cristiano Allam.

Ecco fera faccia di Gwar n.7

Jacopo Nacci, 11 agosto 2008

Di solito non perdona per non ingannare l’interlocutore: l’interlocutore è portato, no, non è portato: è proprio pronto. A prendere il perdono come un proscioglimento, la grazia come inequivocabile indice di scarsa profondità dell’effrazione, no: addirittura come una assunzione di colpevolezza da parte dell’innocente (“Tu hai inventato un caso, lo sapevo, non è mai stato nulla!”). Perdonare senza manifestarlo, dunque, perdonare solo interiormente: per restare nella verità, tutta, su entrambi i fronti: lo pensa mentre è steso sul letto, nudo e a pancia all’aria, mangia una pizza bianca ricoperta di stracchino e si lascia cadere briciole, sale e rosmarino tra i peli del petto, lo sguardo fisso nel convergere di parete e soffitto, la bocca che lentamente mastica.