Archivio della categoria ‘Far-I’

Ecco fera faccia di Gwar n.11

Jacopo Nacci, 6 settembre 2008

Cerca con affanno tra le altre cose veramente importanti della sua vita.
Puff, puff.
Non trova niente.

Ecco fera faccia di Gwar n.10

Jacopo Nacci, 22 agosto 2008
…ra Agape stringe Eros all’angolo, destro ancora destro e… bum, mamma mia che sinistro, Eros chiude la faccia dà il fianco, ecco Eros riprende terreno spinge l’avversario ma non tropp… uhu che dritto, Agape accusa stanchezza s’è lasciata pren…dere alla sprovv uhu Eros, insiste sulle huh! tempie, Agape trova l’addome, ancora all’addome Agape, naaa Agape colpisce sotto l…

Ecco fera faccia di Gwar n.9

Jacopo Nacci, 20 agosto 2008

Personal Gnosis

Jacopo Nacci, 18 agosto 2008

Non sia bisbigliato
al prete nella sagrestia
dipinta di viola dal tramonto,
né si vada a rivelarlo,
affrontando l’eremo
grigio e impervio,
al mistico dall’occhio spiritato,
e nemmeno lo si mormori
all’orecchio altero del pontefice
incastonato nel suo trono magnifico

che unicamente per accogliere
la fragilità di sangue e nervi
e ogni affetto e moto di pensiero
e sogno e involontario gesto
di una creatura che spesso ho veduta
dormire su un giaciglio d’alba
cieli e terra
erano e sono.

Ecco fera faccia di Gwar n.8

Jacopo Nacci, 15 agosto 2008

La sua amica è rinata. Dopo una lunga storia che l’aveva resa stanca, logora, nervosa, egli l’ha ritrovata un giorno luminosa, paga, estasiata. Ha voluto lei che lui conoscesse il comprimario di un tal rinascimento. Ed è per questo che ora lui siede a un tavolo e ascolta un uomo molto sudato dire quanto bene scriva e quale intelligenza sopraffina possieda e quale straordinaria storia di conversione abbia raccontato, Magdi Cristiano Allam.

Ecco fera faccia di Gwar n.7

Jacopo Nacci, 11 agosto 2008

Di solito non perdona per non ingannare l’interlocutore: l’interlocutore è portato, no, non è portato: è proprio pronto. A prendere il perdono come un proscioglimento, la grazia come inequivocabile indice di scarsa profondità dell’effrazione, no: addirittura come una assunzione di colpevolezza da parte dell’innocente (“Tu hai inventato un caso, lo sapevo, non è mai stato nulla!”). Perdonare senza manifestarlo, dunque, perdonare solo interiormente: per restare nella verità, tutta, su entrambi i fronti: lo pensa mentre è steso sul letto, nudo e a pancia all’aria, mangia una pizza bianca ricoperta di stracchino e si lascia cadere briciole, sale e rosmarino tra i peli del petto, lo sguardo fisso nel convergere di parete e soffitto, la bocca che lentamente mastica.

Ecco fera faccia di Gwar n.6

Jacopo Nacci, 10 agosto 2008

Che vi sia della vanità nell’obbedienza è cosa che finalmente oggi non lo turba. Ne ha avuto paura in passato; pensava: se la mia obbedienza contiene una briciola di orgoglio, di presunzione etica ed estetica, ecco che tutto cade ed essa nulla vale. Ma ha poi pensato quanto sarebbe presuntuoso e veramente un autoinganno pretendere e fingere e credere di ottenere da se stessi un’obbedienza priva di qualsiasi misura d’orgoglio. Sorride. C’è il sole, ma non è importante.

Ecco fera faccia di Gwar n.5

Jacopo Nacci, 4 agosto 2008

Come ogni volta che la notte gli vien tonda dal nervoso, alle sei del mattino gli occhi lucidati dalla veglia fissano luminosità impossibili e le cuffie gli scaricano dentro al cervello un flusso di electrofunk, senza soluzione, a volume disumano.

Ecco fera faccia di Gwar n.4

Jacopo Nacci, 2 agosto 2008

Pur essendosi autoescluso per non sentirsi più escluso, c’è ancora chi lo stana appositamente per escluderlo. Un telefono gli vomita addosso paccottiglia sociale su sue presunte colpe e libertà e fortune* che ha già discusso troppe volte per ritenerle solamente errori concettuali e non anche e soprattutto, chi le declama, un gendarme ideologico del sistema. Goebbels ha vinto la guerra, pensa, e non fa prigionieri, pensa. Per punirsi va a letto senza colazione meditando la considerazione di Simone Weil:
«Spesso, in quello stato, ho ceduto almeno alla tentazione di dire parole che potessero offendere. Obbedienza alla pesantezza. Il massimo peccato. Si corrompe così la funzione del linguaggio, che è quella di esprimere i rapporti fra le cose».

*in italiano nel testo

Ecco fera faccia di Gwar n.3

Jacopo Nacci, 30 luglio 2008

Si sveglia tardi, ma tutto sommato di mattina e dopo aver dormito di notte. La cucina è una devastazione, il frigo è completamente vuoto, sul letto dormono da giorni accanto a lui decine di libri, il caos regna ovunque. Prende su la maglietta dalla quale si alza una nube di polvere. Comincia a ricostruire la sua casa. Dice che sarà l’estate più bella della sua vita.