(Ringrazio Mazzetta)
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Fire fi the Vatican – Eternismo devoto
jacopo nacci, 24 maggio 2011Fire fi the Vatican – Contro le immagini
jacopo nacci, 25 ottobre 2010L’elidroide nero con lo zero barrato sul fianco si avvicina, senza atterrare, al prato del parco giochi di Leopoli. Il vento delle eliche scuote le altalene.
– Domani torno in università – fa Raiden.
Il capitano non lo guarda.
– Per ora torna da tua madre, ragazzo, domani il mondo sarà molto diverso.
Raiden apre il portello e piomba con le mani sull’erba. Si alza in piedi. L’aria del primo mattino è sferzante. L’elidroide si solleva di nuovo; Raiden lo segue con lo sguardo, poi osserva l’alba deserta di Leopoli, le case e i palazzi trasfigurati dai raggi orizzontali del sole nuovo. Si sente addosso una puzza oscena e formidabile; interiorizzazione gli sembra una parola buona e ingenua. Comincia a muoversi veloce verso casa, saluta uno spazzino sdentato che cavalca il suo scarabeo mangiafoglie; l’indice che premerà il pulsante del campanello già gli trema, ci sente dentro i battiti. Il passo veloce diventa una corsa; le tempie gli premono, l’aria delle montagne gli risale le narici aggressiva; Raiden ci sente dentro, insieme, l’aria che ha respirato nell’ultima settimana e l’aria della vita a cui è tornato.
Le due metà della porta scompaiono nella parete, davanti ad Aller si apre la sala comandi: vede lo schermo maggiore proiettare il cielo dell’alba presidiato dalla piramide papale. In basso due ombre nere, una enorme e una minuta, Goliass e Futura. Entrambi si voltano.
– Goliass – fa Aller, – avanti, fa’ montare la bomba sul Numero Zero.
– Vado io, Aller.
– Non se ne parla, non ora che la nazione ha un presidente vero e la miglior rettrice pensabile.
Goliass emette un verso che assomiglia a una risata spezzata.
– E poi lo Zero – fa Aller – ha già la scansia per la bomba, è stato progettato anche per quello. Tu dovresti imbragarla sotto il presidenziale, non senti già quanto è brutto il termine? “Imbragare”. Fissato come sei con l’estetica vomiteresti da qui allo stomaco della tua gigamandra.
– La mia gigamandra?
Aller guarda Futura.
– Ognuno ha una gigamandra.
Goliass preme due tasti, contatta i tecnici della sala macchine. Aller esce dalla sala comandi.
Fire fi the Vatican – Idee per una filosofia della natura
Jacopo Nacci, 27 luglio 2010– Ragazzo, un tempo io ero Dio – il capitano seduto sul bordo del guscio prende un sorso d’acqua dal casco – come te del resto.
Seduto sull’addome del Numero Zero, accanto al guscio, Raiden aggrotta le sopracciglia.
– Voglio dire che un tempo non c’era nulla tranne me, e allora ho sognato un’avventura. Mi sono concentrato in un punto e poi sono esploso.
– Questo non è eternismo – fa Raiden, senza scandalo, e prende coscienza del fatto che la sua interiorizzazione è ormai l’assenza di scandalo.
– Mettila come vuoi, ragazzo. Io sono tutto: io sono te, io sono me, io sono ogni filo d’erba su questo altopiano, sono ogni particella del droide e dell’angelo, io sono le stelle e l’acqua che muove il mulino, io sono il mulino e la farina e il pane. Io ho scelto questa avventura: ho scelto la guerra, ho scelto il sesso, ho scelto la solitudine quando non vengo compreso da quel me stesso e che è l’altro, e ho scelto una solitudine abissale quando non vengo compreso da quell’altro che è me stesso. Ho scelto la politica e la filosofia, la poesia e la fisica, la biologia, prima vissuta da ameba, poi studiata da suora. Ho scelto la stupidità, l’ignoranza, la bestialità, il sessismo, la volgarità. Alcuni di me non sono contenti di questa scelta: dicono che avrebbero preferito non essere mai nati, cioè si pentono di questa rinuncia cui non si può riparare perché è rinuncia anche all’onnipotenza. Io ho rinunciato all’onnipotenza per l’ebbrezza, e ora lo spirito soffia dove vuole. Prima non soffiava mai, da nessuna parte, su nulla. Poi mi sono dimenticato di me, e dimenticandomi ho compreso che le cose potevano stare diversamente.
– In che senso? – fa Raiden, e sorride.
Fire fi the Vatican – In catacumba
jacopo nacci, 30 maggio 2010Cartario ha addosso l’abito cardinalizio, non il saio di cui i frati l’hanno vestito e nel quale s’è addormentato sul legno della cella. Non è sul legno della cella, del resto, ma nella sala centrale del monastero, illuminata dal sole.
Attorno a lui vi sono Cosimo, la donna della baita e il giovane eternista, il capitano Aller, e un frate, di spalle, chino su un balcone. Cosimo, in ginocchio, strofina forte uno straccio sul pavimento, e sorride; si volta verso Cartario.
– Non è stato sempre facile districarsi, – dice – talvolta si avvertono spinte diverse.
– Né ti avrei permesso di toccarla, – fa il giovane eternista passando un panno sul vetro di una lanterna, sorride e scuote il capo, – determinismo o non determinismo, – gli mostra la lanterna, – se il vetro non è trasparente, sembra che la candela brilli di meno.
Il capitano Aller esegue forme marziali, completa un calcio volante rannicchiandosi a terra, la mano sulla grande lastra del pavimento.
– Sicuro di sapere tutto di me? – batte la mano sul pavimento – c’è un fondo che continuo a cercare, credimi.
Il frate che gli dava le spalle si volta, si leva il cappuccio: è Guerrero, ha in mano un piccolo annaffiatoio di legno, dietro di lui c’è un vaso di fiori che si muovono, vivi come lo sono i serpenti, – vedi, Cartario, nel segreto di questo mio luogo segreto, io coltivo fiori.
La donna della baita gli si para davanti. Nel salone cala l’ombra, come se il sole, là fuori, fosse stato improvvisamente oscurato dalle nubi.
– È un ente celeste – dice la donna, – e io ho un nome, mi chiamo Laica. E tu hai ucciso Martino.
Fire fi the Vatican – Appropinquante mundi termino
jacopo nacci, 27 maggio 2010Raiden si arrampica sul carapace del droide. Il guscio è aperto, ma non danneggiato: il capitano ha la bocca aperta, respira e non sembra ferito, il volto non è contratto; il casco è caduto sul fondo dell’abitacolo, la mano destra del capitano penzola in quella direzione, come se lo fosse tolto prima di svenire o di addormentarsi.
– Capitano…
Raiden allunga una mano sulla guancia barbuta.
– Capitano Aller…
La bocca si chiude, il capitano deglutisce, lentamente apre gli occhi; lo fissa, si inumidisce le labbra, stringe le palpebre come cercasse di focalizzarlo.
– Ragazzo…
– Capitano, come sta?
Il capitano inspira profondamente, chiude gli occhi, appaiono rughe sulla fronte che poi subito si distendono.
– Molto… molto acciaccato, ma… – cerca di issarsi sui braccioli del sedile, poi si abbandona di nuovo – uff… esausto, direi, e pesto, ma non mi pare di aver niente di rotto. Ce la fai a darmi un po’ d’acqua?
Raiden scruta il bosco tutt’intorno, stringe le labbra, poi guarda sul fondo dell’abitacolo.
– Sì.
A testa in giù si sporge nel guscio, con i piedi si tiene saldo al bordo, allunga la mano destra verso il casco, lo raccoglie e poi spinge per tornare su; scivola sul droide, si lascia cadere nel letto del torrente, l’acqua gli arriva alle caviglie, la guarda portare via il fango dagli stivali, attende che torni limpida poi vi immerge il casco. Cercando di non far traboccare nulla, con l’aiuto di un solo braccio e delle gambe risale il carapace del droide e porge il casco al capitano Aller.
(continua…)
Roots of Fire fi
jacopo nacci, 13 marzo 2010Fire fi the Vatican – De senectute
jacopo nacci, 22 febbraio 2010Il braccio dell’arcangelo Michele ruota lento su se stesso verso la prima luna, si fa più piccolo, più scuro. Poi la struttura cede e si disgrega, e i detriti si irradiano fuori dall’area color fiordaliso del disco lunare, varcano i confini vaghi del focus visivo di Goliass, si fondono con lo zaffiro del cielo. Solo la prima luna rimane.
Il visore del casco di perfezionamento segnala che il serbatoio del comburente ha ancora quattro minuti e trentasette secondi di autonomia spaziale. Trentasei. Trentacinque. La propulsione che lo mantiene alla sommità dell’atmosfera terrestre non genera alcuna vibrazione. Goliass rilassa le braccia, lascia che lo sguardo affondi all’infinito nello spazio blu. Chiude le palpebre. Le riapre.
Il vuoto perfetto appare ora più vasto, avvolgente, pervasivo, abasico. Infinita è la Sostanza che genera se stessa, esubera dall’interno marchingegno fatto di non essere, si fa espressione esterna, genera gli istanti successivi della realtà e con essi Goliass, coscienza della realtà, genera la persistenza di atomi eterni e il loro movimento, le leggi delle aggregazioni destinate a scombinarsi, come quando il droide cade e il corpo del pilota si configura in un nuovo modo, che in numerosi casi noi chiamiamo morte.
Fire fi the Vatican – In quiete
jacopo nacci, 17 febbraio 2010– Gravian?
Ma Goliass non riceve risposta. L’SE/30 scompare a una velocità che sembra impossibile per la sua massa. Il casco di perfezionamento lo segnala sulla sinistra, Goliass si volta, lo scorge, nero sul nero: sorvola le acque gorgoglianti poi schizza verso l’alto quando si aprono e sorge la gigamandra. Goliass attiva lo zoom, vede i globi esplosivi sganciati dalle pistole rotolare nelle fauci del mostro marino, il ventre scoppiare in un laceramento di carni e squame. Le guarda ricadere tra le acque. Si lanciano sui brandelli le altre gigamandre, li strappano con la pressione delle gengive nude, li trangugiano interi, si riesce a sentire il suono dei denti endogastrici, un’onda di brivido corre sulla pelle di Goliass. Si ridesta quando l’SE/30 ricompare davanti al droide presidenziale e invade lo spazio del visore.
– Quell’affare, – fa Gravian, – riesci a spingerlo fuori dall’atmosfera? – Goliass zooma all’indietro: il robot sta indicando il braccio gigantesco che, sostenuto nel cielo dai razzi, fa vorticare la bilancia nell’aria, – mi occupo io dei mostri. Non è difficile se non ti lasci terrorizzare.
Goliass sorride, soffia nel microfono.
– Non le temi?
– Dimentico la paura, ricordo solo che sono innocenti, e voglio distruggerle.
Fire fi the Vatican – De fontibus revelationis
Jacopo Nacci, 14 gennaio 2010Il droide scarlatto stringe in una morsa le braccia dell’alabardiere maggiore, le strappa, gli arti e l’arma gigante precipitano. Futura affonda il ginocchio nel ventre del mostro mutilato, apre una crepa, uno squarcio, Futura indietreggia, carica il calcio e sfonda col piede, attiva il podopropulsore, le fiamme divorano l’interno dell’alabardiere. Il coro angelico riprende. La formazione è a triangolo. La nube dell’ente celeste si disperde.
Fire fi the Vatican – Animal rationalis
Jacopo Nacci, 27 novembre 2009– Non è questo senso comune, anzi, buon senso, o spia? Eppure quante forze libera in terra! Non come fanno i Mistici, che fuggono gli agi e non vivono l’unica vita. Però come subito tornano alla loro natura, e più umana che mai, quando il potere e la caduta si combinano. Ignari di ciò si mortificano tra le celle e i prati fioriti.
– E non ho incontrato persone migliori di questi miei confratelli, e in fondo ho sperato…
– Taci, vuoi forse la morte? Ricordati che ancora tutto è nel mio pugno, povero sorcio perduto. E veramente c’è differenza tra il creazionismo e il misticismo, sai qual è?
– No, infine ditemelo e facciamola breve.
– Che se io volessi ucciderti ora senza attendere alcun pur sollazzante processo, se volessi stringere le mie mani attorno al tuo collo, collo di frate finto, dall’infanzia travestita, che mai ha combattuto, ecco tu invocheresti legioni di angeli, ed esse non verrebbero. Se invece le invocassi io, le legioni, allora sì, verrebbero davvero.
– Non invocherai il miracolo, maturerai nello studio.
(continua…)



