Archivio della categoria ‘La battaglia dei pianeti’

Radio Genica 1 e ½. Dire le cose

jacopo nacci, 8 ottobre 2010
Pesaro, Genica

Pesaro, foce del Genica, particolare

Ho sentito dire – in giro, al bar, in rete – che in parlamento, il giorno della fiducia, “Di Pietro le ha cantate a Berlusconi”, che “Di Pietro ha detto le cose come stavano”. “Di Pietro distrugge Berlusconi” recita il titolo di un ormai noto video (link tolto, causa scomparsa del video, NdJ), ovvero: Di Pietro chiama Berlusconi “stupratore della democrazia”, “spregiudicato illusionista, anzi: pregiudicato illusionista”.
Un paio di giorni fa Vendola (cioè lo staff di Vendola) ha pubblicato sul suo profilo Facebook queste parole: “Il lavoro fondamentale da fare è lo scavo nel suolo delle parole. Il centro sinistra oggi è un palcoscenico che non ha parole”. Molti commentatori hanno contestato questa dichiarazione.

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Due universi

jacopo nacci, 1 settembre 2010
Raffaello Sanzio, La scuola di Atene, particolare

Raffaello Sanzio, La scuola di Atene, 1509-1511, particolare

Asophia, commentando questo post, in merito all’ipotesi tipografica (che non è l’ipotesi casa editrice a pagamento), dice di credere che vi sia una bella dif­fe­renza tra scri­vere su un blog e “scrivere un libro che verrà editato (nel senso di “pubblicato”, NdJ), per l’aspetto cartaceo in sé, per avere tra le mani la propria creatività e annusarne le pagine e la bellezza di sfogliarle”.
Lì per lì stavo per rispondere con un altro commento; mentre scrivevo, però, mi sono accorto che avvertivo una certa difficoltà nell’esprimere il mio pensiero, e ho deciso che sarebbe stato più onesto scrivere un post, perché un commento è meno esposto.
Mi rendo conto di avventurarmi in un territorio delicato; non si parla più di case editrici a pagamento e quindi (forse) non si parla più di acquisto di titoli nobiliari. La questione è (forse) più sottile e tocca la sensibilità di chi si senta chiamato in causa, da una parte e dall’altra. Ciò che vorrei provare a fare è tratteggiare una differenza tra due universi che mi pare di vedere, ma posso farlo solo partendo dalle mie sensazioni, e dunque non è detto che nella descrizione delle mie sensazioni, che userò per tratteggiare questa differenza, possano ritrovarsi coloro che stanno da “questa parte”, non solo perché è possibile che essi stiano da “questa parte” con tutt’altri pensieri e sentimenti, ma anche perché è possibile che, per alcuni di loro, “questa parte” sia quella di chi non pubblicherebbe per una casa editrice a pagamento, e non quella, come è per me, di chi non pagherebbe per pubblicare. In ogni caso ringrazio Asophia per il suo commento, senza il quale non avrei avuto modo di scrivere questo post.

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Egemonia e grandi narrazioni

jacopo nacci, 31 agosto 2010
Il Joker, l'egemonia, le grandi narrazioni

Clicca per leggere due tavole su egemonia e grandi narrazioni

Le due tavole sono tratte da Batman: The Killing Joke, di Alan Moore e Brian Bolland, DC Comics 1988, pubblicato per la prima volta in Italia da Rizzoli in allegato al numero 76 di “Corto Maltese”, nel 1990. Attualmente The Killing Joke è edito da Planeta DeAgostini.

Trecento Gundam

jacopo nacci, 30 agosto 2010
La madre butta via i Gundam. Lui (ormai trentenne) incendia la casa

Clicca sull'immagine per leggere l'articolo

Immaginiamo titoli alternativi per questo articolo del Corriere della Sera: La madre butta via i Gundam, trentenne incendia la casa. La madre butta via i Gundam, otaku incendia la casa. La madre butta via i Gundam, lui incendia la casa. La madre butta via i modellini, uomo incendia la casa. La madre butta via i modellini, collezionista incendia la casa. La madre butta via i Gundam, collezionista incendia la casa.

Suggeriva l’altra sera il mio amico Fabio: “Avrebbero scritto ormai trentenne, e tra parentesi poi, se si fosse trattato di modellini di Valentino Rossi?”.

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L’amor che move l’analfabetismo

jacopo nacci, 25 agosto 2010
Goya, Piccoli giganti, 1791

Francisco Goya, Piccoli giganti, 1791

Ciò che non mi convince, in certi discorsi che sento sull’editoria a pagamento, è il riferimento all’ingiustizia del trattamento riservato all’autore, al raggiro, allo sfruttamento di un sogno. Mi domando: raggiro di chi? E soprattutto: che tipo di sogno?
È il cuore che muove la conoscenza, dice Scheler: quanto più mi sta a cuore una cosa, tanto più la conosco, e non solo nel senso che l’amore rende il mio sguardo più fine, ma anche, nel senso più banale, che, se un argomento mi interessa, di quell’argomento mi interesso. Chiunque – non bravo, bravo, geniale – ami la letteratura può entrare oggi in contatto con decine di blog che di letteratura trattano, e, se la letteratura gli interessa davvero, lo fa. Allora non ci vorrà molto a capire, data la mole di post sul soggetto, come funziona l’editoria a pagamento, e che non è etica, non ti promuovono, non ti fanno l’editing, poi c’hai uno stigma sociale quindi non ti conviene, è un raggiro etcetera.
Raggiro. Va bene: raggiro. Rispetto questi discorsi perché so che sono a loro volta mossi dal rispetto per le persone, ma non riesco a non vedervi l’ennesimo esempio di riduzionismo della sfera etica alla legalità, di ciò che è giusto o bello a ciò che è legalmente lecito, una riduzione che infine si ribalta in una difesa del diritto del lavoratore/consumatore (l’autore a pagamento sembra essere insieme consumatore e lavoratore in modo curioso). Questo atteggiamento di riduzione, che non si manifesta nei confronti delle case editrici a pagamento, le quali vengono stigmatizzate anche se si muovono nella legalità, tende a non considerare l’aspetto più imbarazzante della situazione di chi con le case editrici a pagamento pubblica. Certo, ognuno è libero di fare quello che gli pare nei limiti consentiti dalla legge, e grazie al cielo, ma non è detto che tutto ciò che è consentito dalla legge sia bello. E magari sta lì a dirci qualcosa.

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Persona e personaggio

jacopo nacci, 18 agosto 2010
Orfeo e Euridice

Camille Corot, Orfeo guida Euridice fuori dall’Oltretomba, 1861

Qualcuno disse che Orfeo il cantore abbia preferito perdere la “persona” Euridice, labile esistenza transeunte, in nome del “personaggio”, soggetto eterno di trasfigurazione poetica. Ritenendo magari, chissà, che la fama imperitura val bene una morte precoce. Non la pensa così il greco Achille però: ad Ulisse che lo consola negli Inferi rammentadogli come la sua morte in giovane età sia il presupposto di una gloria senza fine, risponde che un’eternità di gloria non vale un minuto di vita trascorsa alla luce del sole, fosse anche da schiavo. Meglio persona viva, anche per poco, che personaggio.
Oggi la questione è ancora più complicata. Il reality sta facendo saltare paletti ed equilibri faticosamente costruiti tra realtà e poesia, verità e rappresentazione. La stessa figura dell’artista e dello scrittore ne risente, perdendo l’ultima parvenza di “aura”.

Qualcuno, ad esempio, non esita a chiamare i propri personaggi, tratti brutalmente dalla vita di tutti i giorni, con il loro nome di persona, riportando esattamente parole, riflessioni, confidenze tali e quali furono ingenuamente affidate all’orecchio avido dello scrittore.
Altri, poiché la scrittura è terapeutica, utilizzano le loro pagine per beffeggiare nemici, ex amanti, concorrenti. Nomi e circostanze possono mutare, ma i segni perché qualche accorto lettore possa riconoscervi i soggetti storici ci sono. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è insomma ammesso e anzi suggerito. Di solito è la scrittura di chi simula sotto un’apparenza di sdegno il puro risentimento. La rappresentazione distorta dell’altro è vissuta come curativa e appagante. Uno sfogo cattivo. Oggi però si chiama Reality book.
L’artista, insomma, è in generale uno con il pelo sullo stomaco? E l’arte è di sua natura spudorata?

L’articolo Scrittori e Vampiri di Roberta Borsani si trovava su Doctor Blue e Sister Robinia.

Platania e Lethem

jacopo nacci, 11 agosto 2010

Lethem appartiene allo stesso gruppo antropologico di cui ritengo di far parte anch’io (insieme a chissà quanti altri milioni di abitanti del pianeta): persone che vivono la loro esperienza con la realtà attraverso unità atomiche di materia artistica (in altre parole: libri, dischi, film, fumetti, opere d’arte, etc.). [...] Le case o le stanze in cui abitano le persone che appartengono a questo ceppo antropologico sono, per usare un’efficace espressione di Lethem, dei modelli in scala del proprio cervello. Pareti ricoperte di libri, CD, dischi, DVD, videocassette.

Qui l’articolo di Federico Platania.

Manifesto

jacopo nacci, 22 giugno 2010

Com’è bello sentire il cuore del «popolo di sinistra» pulsare così forte per gli operai di Pomigliano, inalberare ancora la bandiera dell’art. 1 della Costituzione, ergere il petto contro gli attacchi al diritto di sciopero! Che spettacolo di virtù civiche e di democrazia! Poi ci viene un dubbio: ma dove cazzo eravate in questi ultimi quindici anni? Davanti ai videogiochi? Non vi siete accorti che il diritto di sciopero non esiste di fatto per più di un milione (1.000.000) di precari e di lavoratori autonomi da un bel po’ di tempo?

Quelle migliaia di giovani laureati che lavorano gratis nei cosiddetti tirocinii, hanno diritto di sciopero quelli? Messi insieme fanno dieci Pomigliano. C’è un’intera generazione che è cresciuta senza conoscere diritto di sciopero, né cassa integrazione, né sussidio di disoccupazione, niente. «Bamboccioni» li ha chiamati un ministro (di centro-sinistra ovviamente). Ma tornate davanti alla tele a guardarvi Santoro! Raccontatevi barzellette su Berlusconi, leggetevi Repubblica come la Bibbia, che altro in difesa della democrazia e del lavoro non sapete fare!

Sergio Bologna, lettera a “il manifesto”

Molosso e forme di vita – parte seconda

jacopo nacci, 17 maggio 2010

Il molosso. Passato e forme di vita. Il nostro presunto realismo, che è reale senso comune, non solo tende a ignorare la possibile natura aliena delle forme di vita passate (che poi in realtà il nostro presunto realismo tende semplicemente a ignorare il passato), ma tende anche ad accorciare il passato. Il molosso no: il suo passato è enorme, sconfinato. Dopo un breve capitolo, ambientato in epoca a noi quasi contemporanea – che sfocia in un finale visionario e ci ricorda, come Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci, che dal nostro mondo la magia è scomparsa, se è scomparsa, solo l’altro ieri –, la leggenda del cane sacro è ripercorsa attraverso i racconti di persone appartenute alle più diverse civiltà, otto capitoli: dal giovane superstite d’una razza d’uomo estinta a un guardiano di porci stanziato presso le paludi a ridosso dell’Appennino: Carabba ci rammenta che quelle che noi chiamiamo preistoria, protostoria e antichità sono periodi lunghissimi, rispetto ai quali l’arco di tempo che va dall’antichità classica al nostro presente è brevissimo: dunque quante vite, quante civiltà, quanti modi di vedere il mondo si sono succeduti?

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Molosso e forme di vita – parte prima

jacopo nacci, 14 maggio 2010

Il molosso. La traduzione. Noi continuiamo a tradurre la Fisica di Aristotele e, in qualche modo, capiamo quello che c’è scritto; ma è possibile che noi non siamo – né possiamo far rivivere in noi – la stessa forma di vita dell’uomo che viveva ai tempi di Aristotele: lo stato cognitivo, lo stato emotivo, il linguaggio, le credenze, la biologia formano una complessità organica dalla quale appare impossibile separare uno o più elementi. Ora, le credenze sul mondo espresse nella Fisica di Aristotele sono per noi incondivisibili, dunque lo stato mentale dell’uomo che viveva ai tempi di Aristotele ci è precluso, però di fatto noi traduciamo la Fisica di Aristotele: capiamo il significato delle parole che vi sono scritte e il significato delle connessioni tra quelle parole. Procediamo in uno spazio di traducibilità, un sottoinsieme comune tra noi e Aristotele, un sottoinsieme probabilmente molto esiguo, sia rispetto alla nostra totalità antropologica sia rispetto alla totalità antropologica di Aristotele.

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