Complottismo vs complottismo

jacopo nacci, 17 luglio 2011

Prendiamo, per esempio, un “Precario anticasta” come quello che sta imperversando su FB e del quale parla Repubblica.

Può avere una funzione strategica: convincerci che siamo tutti zozzi, perché il precario finché gli ha fatto comodo ci è stato, e mo che l’hanno licenziato fa “il moralista” (però m’arcmand: non chiediamoci come stiamo psicologicamente sopravvivendo in questa condizione di compromesso alienante che è in gran parte reale per molti di noi).
Può avere una funzione tattica: il gusto del sordido, il complotto che nasconde la stessa cosa che vedi alla luce del sole (il valore aggiunto è appunto il complotto, non la cosa), la scarica adrenalinica dell’indignazione, il gioco delle parti, l’ennesimo match settimanale nel quale perderemo altre energie contrapponendo sovrastruttura a sovrastruttura.

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3 commenti a “Complottismo vs complottismo”

  1. federica sgaggio ha detto:

    Il compromesso alienante.
    È il problema che mi si pone da anni, quello da cui sto cercando di uscire.
    Quel che dici lo sento addosso più che capirlo col cervello…

  2. Istintivamente ho un senso di repulsione verso chi lancia il proverbiale “sassolino dentro la scarpa” ed in più rimane anonimo. Nell’anonimato sappiamo come facilmente si nascondono le nemesi di coloro ai quali dicono di appellarsi. Continuo a seguire il mio istinto.

  3. jacopo nacci ha detto:

    @Federica,
    già.
    Già.

    @Walter,
    l’istinto è gran cosa.

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