De rerum paura (episodio 4)

Jacopo Nacci, 30 maggio 2007

La sessualità a modello procreativo si manifesta per quello che è: una cultura, i cui valori e i cui tabù riflettono il concetto di “natura” che vi è stato elaborato in relazione agli scopi della civiltà che l’ha espresso.
Carla Lonzi

L’assunto (2) secondo gli organi sessuali – Callicle e Clito

Callicle potrebbe infine svegliarsi dal suo torpore e, «come ho fatto a non pensarci prima!», potrebbe rispolverare l’opinione vieppiù diffusa secondo la quale la procreazione sarebbe il fine dell’atto sessuale. Questo non basterebbe a riportare in auge l’assunto (3) ma sarebbe sufficiente a restituire una versione dell’assunto (2) circoscritta alla “natura” degli organi sessuali: infatti, secondo questa longeva convinzione, sarebbe il nostro corpo, sotto forma di ormoni, a protendersi verso la procreazione, e il piacere del sesso altro non sarebbe che l’inconsapevole carota mediante la quale la specie si è riprodotta.
È singolare che qualche decennio fa Carla Lonzi proferì una sua versione dell’assunto (3) nell’ambito della battaglia per la liberazione della donna. Carla Lonzi predicò infatti un’”etica naturale”, una morale di ritorno alla “natura” che, limitando l’assunto (2) alla “natura” degli organi sessuali, combacia perfettamente con l’assunto (3): per Carla Lonzi la donna doveva rendersi conto che il suo organo sessuale non è la vagina, e comportarsi di conseguenza.


Nella donna, spiega la Lonzi, l’organo sessuale e l’organo procreativo non combaciano come accade nell’uomo; non sono, come nell’uomo, lo stesso organo. Solo una creatura nella quale la funzione della riproduzione e la funzione del piacere sono svolte dallo stesso organo mediante lo stesso atto poteva concepire l’idea che il fine della sessualità fosse la procreazione. La procreazione come fine del sesso sarebbe un’invenzione patriarcale: un’infibulazione cognitiva.
Se dunque qualcuno volesse chiederci di seguire la “natura” così come essa si manifesta nei nostri organi sessuali, ebbene potremmo farlo in nome del piacere e con buona pace della procreazione, dato che, degli atti sessuali, solo uno – quello fatto in un determinato modo tra due individui della stessa specie ma di genere differente tra loro – può causare la procreazione. Ora, in questa pluralità di organi, possibili unioni e dilettose autosollecitazioni, come si potrebbe dimostrare che la procreazione è il fine del piacere?
Non può fare.

L’assunto (2) secondo gli organi sessuali – Callicle e Culo

-Sei pensieroso, o Callicle.
-…
-…
-Ma certo: come ho fatto a non pensarci prima?
-Che dici, o Callicle?
-Ma certo: voglio dire: guardati!
-Perché?
-Guardati tu, guarda lei. Ora, ammettiamo anche che il piacere non abbia a che fare con la procreazione, ma insomma: si vede benissimo che quell’affare lì è fatto per stare in quell’affare là e che quell’affare là è fatto per accogliere quell’affare lì.
-M.
-Insomma: gli altri posti no, non sono fatti apposta. Si vede.
-Da cosa?
-Insomma, pensa a che sfregamenti, al… al sangue, per gli dèi. Ti sembra normale il sangue?
-Tipo quando perdi la verginità, o i denti da latte?
-Mannaggia. Dai, è ovvio: ogni organo ha una funzione, capisci a cosa serve dalla funzione che svolge. Tipo… la bocca è fatta per mangiare.
-Nel tuo caso direi di sì.
-E… e il didietro, per “natura”, è fatto per defecare!
-Mi dispiace per te, caro Callicle.
-E perché dovrebbe dispiacerti? Dal mio punto di vista sei tu a essere in una condizione miserevole.
-Dal tuo punto di vista? Beato relativismo… Ebbene a me dispiace che tu, per “natura”,  possa usare quell’affare che hai là davanti solo per orinare.
-Be’, ecco, io…
-Non può fare, Callicle, non può fare.

Domani o dopodomani l’ultimo episodio del De rerum paura.

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15 commenti a “De rerum paura (episodio 4)”

  1. anarcadia ha detto:

    La meccanica fisica è un argomento complesso e la relazione tra “funzione di fatto” e “fine eventuale”, scottante. Credo che nessuna règola possa sollevare il cuore umano dalla sua responsabilità a crescere: aldilà di un certo patriarcalismo che certo è riconoscibile nella cultura del sesso-procreazione, avviso altresì la speranza di chi, in questo binomio, tentasse di risolvere la questione dell’altro usato come oggètto di piacere pròprio, anche con il di lui permesso, perchè inconsapevole, ed anche quando questo avviene reciprocamente. Una visione strumentale dell’altro plasma la relazione di sè con il mondo ed il modo in cui si fa sè altrettanto, nel modo più pregnante. L’uomo è un essere fragile e certo, anche se non è il recinto il modo giusto per preservarlo, credo sia altrettanto sbagliato sottrargli ogni faro (se liberassi dalla stalla il toro e la stalla fosse in mezzo al deserto, sarebbe ben misera la fine a cui l’animale sarebbe destinato), riducendo la libertà come “stato di maturazione in divenire” a semplice arbitrio del capriccio incosciente (quando va bene). Ci sarà molto da riflettere, e seriamente, nel perpetrare il processo in atto di svincolamento culturale…

  2. Operaalnero ha detto:

    Oh Jago Jago Jago,
    molto ben fatto. Callicle non fa una grinza, e, potrei anche essere d’accordo. Ma lasciami dire che potrei anche non esserlo, o che potrei esserlo per certi aspetti e non esserlo per certi altri. Ma, pensandoci bene, i certi altri che avevo scartato prima quasi quasi li riprendo in considerazione, e magari mi gioco pure il jolly. Inoltre, poichè la vacca al mulo disse ti puzza il culo, è giusto che il mulo ribatta alla vacca di aver fatto la cacca. Supercàzzole permettendo.
    Grazie. Grazie. Grazie.

  3. jacopo nacci ha detto:

    @Anarcadia:
    credo più nei libri che nei recinti, e credo più negli argomenti che nei libri. Per come la sento e la vedo, che qualcuno si trovi senza faro è una tragedia, paragonabile quasi a quella di chi decide di credere – sempre che sia possibile decidere di credere – per preservarsi dalla possibilità di vedere le cose.
    Ma forse non ho capito cosa hai detto :-)

    @Opera:
    :-)

  4. anarcadia ha detto:

    Sono d’accordo con te, spero tu lo sappia. Quello che intendo dire è che non sempre un tentativo che (alla luce di nuove comprensioni) si mostra nella sua inadeguatezza, è per questo scevro di un contatto con l’osservazione del reale -e relativo tentativo di rispondere ad esso-. Non credo che le dinamiche del binomio sesso/procreazione siano riconducibili squisitamente ad esigenze patriarcali: credo che associare il sesso alla procreazione sia stato (e sia ancora, per taluni) anche un modo per ricondurre un comportamento che rischia di ridurre l’altro a mero strumento del proprio piacere (con gravi esiti sulla crescita della capacità relazionale all’interno del gruppo umano, visto che non tutti gli atteggiamenti hanno, aldilà del fatto che siano o meno “naturali” ^^ ,gli stessi effètti) ad una realtà che superasse il capriccio dell’individuo: “se io sego per il mio piacere e basta (questo, più o meno, il succo), l’altro non è più persona, ma la mano con la quale mi masturbo; se invece il fine è esterno alle scelte mie e dell’altro, il nostro tentare di rispondere a questo fine ci permette di superare la dinamica del capriccio, istillando nella società la mentalità che un fine alto e non il ventre dovrebbe guidare l’atteggiamento. Dico con Pasolini che un’ètica condivisa diventa insopportabile giogo una volta che viene statalizzata in una legge, ed in questo concordo, appunto, con te: altresì, non credo che l’edonismo che sta compiendo la demolizione della “civiltà che fu” sia una risposta migliore alle esigenze dell’uomo, rispetto a ciò che distrugge, ergo…C’E’ DA RAGIONARE senza preconcetti e da una parte, e dall’altra :-)

  5. anarcadia ha detto:

    Forse ho fatto nuovamente confusione: riassumo dicendo, a proposito del mio

    “se io sego per il mio piacere e basta (questo, più o meno, il succo), l’altro non è più persona, ma la mano con la quale mi masturbo; se invece il fine è esterno alle scelte mie e dell’altro, il nostro tentare di rispondere a questo fine ci permette di superare la dinamica del capriccio, istillando nella società la mentalità che un fine alto e non il ventre dovrebbe guidare l’atteggiamento”

    che, in questo caso, il tempo sta mostrando che più che altro è la procreazione ad essere un “fine” limitante e non appagante della complessità fattuale dell’uomo, proprio circa quella relazionalità extra-capriccio che forse pretende di tutelare (perchè riduce tutto ad un qualcosa di tutto sommato meccanico, anche se eticamente inquadrato, escludendo la soggettività delle singole sensibilità delle persone coinvolte in un rapporto). Bisorrebbe trovare un modo per uscire dal binomio “procreazione” ed “edonismo” come unici contesti possibili dell’accoppiamento: ricondurre la soggettività nella relazionalità di sè col collettivo è per me un punto fermo inalienabile, per il bene coincidente del singolo e del gruppo.

  6. wormholeseeker ha detto:

    a proposito di Padri e di sessualità volta alla procreazione riporto quanto letto sull’ultimo libro di Odifreddi:

  7. anarcadia ha detto:

    “Bisorrebbe trovare un modo per uscire dal binomio “procreazione” ed “edonismo” come unici contesti possibili dell’accoppiamento”

    Ah, dimenticavo: ovviamente non intendo necessariamente in una forma legale:

    “Dico con Pasolini che un’ètica condivisa diventa insopportabile giogo una volta che viene statalizzata in una legge”

  8. Viator74 ha detto:

    Ricondurre il valore delle relazioni umane alla procreazione per evitare il rischio di trattare l’altro come esclusivo oggetto di piacere,mi pare alquanto problematico,poichè al posto di interrogarsi e sensibilizzarsi sul problema(come,quando e perchè rispettare l’altro come persona)sposta l’attenzione su di una questione ALTRA(la procreazione),tentando di usarla come rimedio etico.Cercare di amare e/o rispettare l’altro perchè assieme procreiamo per me è pura assenza di empatia.

    Già il fatto di

    1)essersi dovuti ingegnare per trovare una briciola di motivo per amare e/o rispettare il prossimo

    e

    2)averla trovata in questi termini(motivazione esterna al problema)

    mi pare denoti un basso livello di contatto con le proprie emozioni.Dato che ADESSO NON SENTO tanto da convincermi con un’evidenza empatica(ti rispetto perchè sento amore/amicizia etc. per te)mi tocca arrovellarmi le fritte cervella a colpi di teleologia..

  9. Viator74 ha detto:

    Ragionarci sopra va bene..ma cavoli.. risolta in questo modo è quasi come se mi dicessero che è bene mangiare perchè poi defecherò magnificamente e con somma delizia..0_0

    (Nessun paragone tra procreazione e defecatio,ovviamente..)

  10. anarcadia ha detto:

    “Ricondurre il valore delle relazioni umane alla procreazione per evitare il rischio di trattare l’altro come esclusivo oggetto di piacere,mi pare alquanto problematico,poichè al posto di interrogarsi e sensibilizzarsi sul problema,tentando di usarla come rimedio etico”

    Sono d’accordo, Viator,

    “il tempo sta mostrando che più che altro è la procreazione ad essere un “fine” limitante e non appagante della complessità fattuale dell’uomo, proprio circa quella relazionalità extra-capriccio che forse pretende di tutelare (perchè riduce tutto ad un qualcosa di tutto sommato meccanico, anche se eticamente inquadrato, escludendo la soggettività delle singole sensibilità delle persone coinvolte in un rapporto)” [#5]

    Certe leggi, io credo (anche e soprattutto in àmbito religioso), sono più importanti per la direzione che indicano, piuttosto che il loro stretto contenuto “organizzativo”: volevo mostrare come il dominio patriarcale sulla società non fosse l’unica “riconduzione” possibile per l’associazione del sesso con la riproduzione. Poi certo, nel caso specifico anche la “direzione” indicata “tra le righe” dalla legge, aldilà del suo specifico assetto formale, può essere intesa nel senso di “procreazione come bene assoluto” (e di certo è una sua componente, viste le esigenze della società che l’ha prodotta) piuttosto che come “ricerca di un fine aldilà del capriccio”: è proprio qui che casca l’asino, infatti. E che finiamo tutti e tre col concordare, a quanto mi pare di capire (correggetemi se sbaglio)…

  11. anarcadia ha detto:

    ps: ma che cazzo ci facevi al computer alle 3 di notte? FilmS pòrno, eh?

  12. DuRoy ha detto:

    Tanto per rimanere nel campo sessuale, con questi discorsi oziosi mi sono rotto il cazzo.

  13. wormholeseeker ha detto:

    merda il mio commento di ieri è stato mozzato! rimedio.

    Nel testo “Le nozze e la concupiscenza”, Sant’Agostino, arrivò a sostenere che la sessualità non è un bene procedente dall’essenza del matrimonio, ma un male derivante dal peccato originale. E che un rapporto sessuale coniugale è giustificato soltanto se intrapreso a fini procreativi, mentre farlo esclusivamente per piacere è un peccato, benchè (bontà sua) solo veniale. E’ chiaro che su queste basi il Cristianesimo non è potuto andare lontano in certe cose. E in fatti il Catechismo ribadisce che sono peccati gravemente contrari alla castità la masturbazione, la fornicazione, la pornografia, la prostituzione, lo stupro, gli atti omosessuali, tanto per fare di ogni erba un fascio. Quanto alla doppia funzione di procreazione e piacere del sesso, poi, nessuno deve rompere la connessione inscindibile che Dio ha voluto tra i due significati dell’atto coniugale, escludendo l’uno o l’altro di essi. Ne consegue, ovviamente, che è intrinsecamente immorale ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale o nel suo compimento o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione, come d’altronde avevano già ufficialmente stabilito in precedenza due encicliche.

  14. anarcadia ha detto:

    @Worm, proprio l’altra sera parlavamo io e Viator della Tradizione e di come la Chiesa si relazioni con essa e se ciò che dici è, d’altra parte, vero, dall’altra lo stesso Concilio Vaticano II ha prodotto una certa innovazione circa l’argomento, per esempio riconducendo il controllo delle nascita ad “un giusto senso di responsabilità”, ammettendo sistemi contraccettivi non meccanici o chimici, ma “naturali” (che fanno leva, ossia, sulla conoscenza del proprio bioritmo e non sull’aggressione di esso dall’esterno). Se ci riferiamo direttamente alle Scritture, poi, mi pare evidente come il principio di fornicazione sia strettamente riconducibile all’idea dell’oggettizzazione dell’altro a scòpi privati di piacere, del possesso esercitato su di un essere umano, ed infine al concetto di adorazione rivolta al pròprio capriccio: tutto in linea quindi, mi pare, a quanto da me espresso in #5.

    “Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo” Mt 22, 30

    “Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria” Col 3, 5

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