Dichiarazione politica

jacopo nacci, 16 dicembre 2010

Essere berlusconiani non è avere in tasca la tessera del PDL. È la riduzione del linguaggio a superficie, e poi la sua stratificazione a oltranza; è ridere, nel linguaggio, dei corpi mercificati.

Essere antiberlusconiani non è andare al noBday, guardare Vieni via con me. Essere antiberlusconiani è rendere ragione e sentimento, è pretendere il riconoscimento della realtà logica e assiologica.

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Un commento a “Dichiarazione politica”

  1. gesù (gegiù gepiù) ha detto:

    Volevo fare la resistenza, ma è già tanto che non ho preso le piattole

    (una storia partigiana)

    Era una serata da exit-polls. Che ho sempre pensato volesse dire “polli in libera uscita” o qualcosa del genere. C’era il paladino della Democrazia e della Costituzione (o forse era della Demozione e della Costicrazia, non ricordo bene) contro il fassista piduista monopolista sfassista. Vabbè -pensavo- quello è Gambadilegno con un ictus, ma il rappresentante del Bene e del Popolo non è quello che faceva le sedute spiritiche per trovare la carcassa fumigante di Aldo Moro? Certo che se non lo è, ci somiglia un sacco…-
    Oltretutto, come al solito, come sempre, avevo votato per riflesso pavloviano. Continuavo a ripetere questo errore tutte le volte. Forse era perchè volevo bene alla nonna che aveva nascosto in casa due sorelle ebree, qualcosa come sessant’anni prima. Povera nonna, che poi aveva sempre votato ovunque trovasse la parola “cristiano”, o equipollenti. Mai visto tanto buon cuore sprecato in vita mia, tranne in un paio di kamikaze afghani.
    Insomma, le forze della Liberazione stavano vincendo a mani basse contro l’Asse del Male, per un attimo mi scordai delle facce di cotanti eroi e fui moderatamente felice.
    Così presi su e percorsi i 10 minuti di macchina che mi separavano dalla mia amata. La mia amata portava un portachiavi del Duce -anche se credo che facesse fatica a distinguerlo da Ercole o da MioMiniPony- aveva splendidi occhi grigio-verdi-azzzurri-souncazzo, il cervello di un etto di guano di pipistrello e la coscienza etica del dr. Josef Mengele . Ah, e un po’ di cellulite, che distribuita nel suo metro e sessanta scarso era quasi invisibile. Io la trovavo deliziosa quanto un materasso ad acqua quando hai una brutta sbornia di Grand-Marnier.
    A cena e nel dopocena lei badava a parlare e io a bere valpolicella. Alla fine non gliene fregava un granchè dei risultati elettorali – ai fascisti non importa mai un cazzo della libera volontà degli altri esseri umani – così se ne andò in camera a leggere mentre io continuavo a sorbirmi i lobotomizzanti programmi elettorali.
    Man mano che il tempo passava, accadevano due fatti sgradevoli:
    1-Tornavo sobrio.
    2-Notavo con un certo disgusto che c’era qualcosa che non quadrava, nei numeri che un asettico e decerebrato anchorman continuava a salmodiare.
    Da vecchio scommettitore incallito che ero, avevo sviluppato una certa conoscenza della teoria delle probabilità. Certo non mi fidavo della statistica – è la scienza secondo la quale se hai i piedi nel forno e la testa nel congelatore, la tua temperatura è ottimale – ma qualcosa mi quagliava molto poco.
    A metà dello spoglio, il Comitato di Liberazione stava vincendo di goleada, al 75% stava comunque vincendo di un paio di goals, all’ 80% tutti i contatori erano in tilt e il ministero degli interni lampeggiava black-outs. Non c’è bisogno di essere un bookmaker per capire che sul match avevano fatto una combine un po’ troppo evidente.
    Tra una bestemmia a mezza voce e una a pieni polmoni stavo già immaginandomi scenari apocalittici eppure fascinosi:
    “E’ 50 anni che ‘ste merde provano a fare un golpe, stai a vedere che stavolta ce l’hanno fatta…tanto meglio…magari si ritorna in montagna….basta che ne secco almeno un paio, prima di cadere, e il mio conto va in attivo…”
    Fu allora che la ninfetta di cui avevo scordato l’esistenza mi richiamò dalla mia personale guerriglia con un dolcissimo : -Oh,vieni a letto o ti stai a far pugnette??-.
    A quel punto mi riscossi come punto da uno sciame di vespe. Le gambe mi tenevano in piedi, la testa era quasi lucida,e con un po’ di fortuna avrei avuto un’erezione.
    Pensavo di star andando a compiere un’eroica azione partigiana, quando mi resi conto che nè la sodomia nè qualche forma di sadismo avevano mai fatto per me. Mi consolai pensando che la dose di valpolicella che avevo in corpo avrebbe reso lunga fino allo strazio l’imminente scopata.
    Del resto, non è così che funziona sempre? Il popolo imbestiato tenta un’insurrezione per poi non fare altro che il gioco degli imperialisti?
    Insomma, parecchio tempo dopo, mentre mi detergevo le affaticate palle nel bidè, un pensiero mi fulminò come un’ulcera: “Bruttodio, le elezioni!!”. Accesi l’elettrodomestico pestifero. Dentro c’era quella faccia da insaccato che faceva il segno della -risicatissima- vittoria. Dopo un’ora e mezza di stantuffate a vuoto, finalmente mi lasciai andare.
    -Tò, questo è per tutti gli uomini liberi!-
    -Tò, questo è per Peppino Impastato e tutti i non mafiosi!-
    -Tò, questo è per tutti i pòri stronzi di partigiani chè Togliatti gli ha ordinato di seppellire i fucili!-

    Andai avanti per un po’, illividendomi l’avambraccio a furia di furenti e ripetuti gesti dell’ombrello portati con la violenza di scimpanzè idrofobo.
    Credo che conclusi con un privatissimo:
    -Tò, questo è per le mie palle gonfie e per le fasciste che scopano come una tavola da surf!-

    La mattina, davanti al caffè, sapevo di non avere più una fidanzata, di essere in preda a crampi dolorosi, e pure che c’era ben poco da festeggiare.
    Eppure, ero contento.

    Perdonami,jaco è che ho ennesimamente rotto con l’ennesima signora e-finite le birre-la mia continenza ha fatto cilecca e mi ha fatto cacare un raccontino immortale.E te sei l’unico scrittore che conosco,Così io direi che tu lo pubblichi a nome tuo e mi compri 2 grammi di oppio di Barcellona e andiamo a pari.Dimentico qualcosa? Ah, sì, buon compleanno di Santa Claus!

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