Dimanche

jacopo nacci, 8 maggio 2011

Roberta De Monticelli

Tu sei per me il massimo valore, solo se il tuo essere è perfettamente compatibile con questa possibilità – con una spiegazione interamente naturale di tutto quello che esiste. Perché se non lo fosse, allora questa verità secondo noi possibile, concepibile, dovrebbe essere rigettata da chi crede in Te, prima di essere, sia pure all’infinito, accertata o respinta. Ma allora tu saresti l’ostacolo che si frappone fra noi e la ricerca di una verità, sia pure soltanto possibile. E allora superiore a Te sarebbe il Dubbio. Certamente fra consentire a Te e non volere alcun ostacolo fra noi e il vero, qualunque esso sia, se mai potesse esserci opposizione fra le due cose, io abbraccerei la seconda. Ma chi non lo farebbe fra i tuoi ammiratori? È inconcepibile e rivoltante che si possa «credere in Dio» contro la verità possibile.

Non è assolutamente ovvio, questo? Tutto il tuo prestigio deriva dall’essere il massimo valore: ma è inconcepibile che Tu resti tale, qualora Tu potessi venir riconosciuto solo al prezzo di precluderci anche solo una possibile verità da trovare, in futuro. Questo nostro consentire a Te non deve escludere assolutamente nulla di quello che è nel dominio di una ricerca di verità, il quale non è limitabile a priori, e quindi deve poter anche travolgere tutto quello che pareva riguardarti, tutti i determinati e finiti pensieri che gli uomini si erano costruiti sul Tuo conto. Tutti i pensieri che con parole umane mai volessero limitare il resto del pensabile – dovrebbero venire travolti, questo permesso dovremmo dare al nostro pensiero – e in verità glielo abbiamo dato da un pezzo. E credo che Tu ne sorrida, approvando.
Se consentire a questo Tuo sorriso continua a dare gioia anche dopo che tutte le barriere di sabbia all’onda della nostra stessa passione di conoscenza sono crollate, allora veramente questo consentirti è nudo, e solo allora, forse, è onesto.
Eppure non questo nostro consentire: ma Tu – resisti nudo al nostro assalto. Secondo i nostri Padri e Dottori, ogni ispirata opera umana, ogni arte e ogni scienza può leggersi come parola dello Spirito che la suscita. Ma l’estrema e più alta parola di Dio è il grido di sconforto di un uomo nudo, spogliato di ogni potere, mentre viene ucciso; e solo questa, infine, è la notizia della nostra fede. Questo è l’essere che nessuna onestà intellettuale può distruggere, perché non avanza nessuna pretesa di affermazione o di negazione. È l’essere che in ogni recrudescenza del male di cui siamo capaci, anche, vediamo. Da noi si è capito che questo era ciò che gli uomini nei loro sogni chiamavano Dio. Chi fosse capace di legare nella sua carne l’Idea del Bene e la rinuncia alla forza. Incarnazione, è questo: altro non so.

Roberta De Monticelli, Sullo spirito e l’ideologia

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