Dimanche

jacopo nacci, 10 luglio 2011

«Il Creatore fece i sensi proiettati verso l’esterno: essi vanno al mondo della materia esteriore, non allo Spirito interno. Ma un saggio che vide l’immortalità guardò all’interno di se stesso e trovò la sua Anima.
Lo stolto corre in direzione dei piaceri apparenti e cade nelle trappole della morte che tutto abbraccia. I saggi, al contrario, hanno trovato l’immortalità e non cercano l’Eterno nelle cose che svaniscono.
Questo, attraverso cui noi percepiamo colori e suoni, profumi e baci d’amore; solo attraverso il quale possiamo raggiungere la conoscenza; attraverso il quale possiamo essere consapevoli di qualcosa:
Questo, in verità, è Quello.

Quando il saggio comprende che è merito del grande e onnipresente Spirito che vive in noi, se siamo consapevoli nella veglia o nel sonno, allora egli va aldilà del dolore.
Quando egli conosce l’Atman, il Sé, la vita intima, la quale gode come un’ape la dolcezza dei fiori dei sensi, il Signore di ciò che era e di ciò che sarà, allora egli va aldilà del timore: Questo, in verità, è Quello.
Il dio della creazione che in principio fu generato dal fuoco del pensiero prima che le acque fossero, che apparve negli elementi e che rimane, essendo entrato nel cuore: Questo, in verità, è Quello.
La dea della infinità che viene come potere di Vita e Natura, che fu generata dagli elementi e che rimane, essendo entrata nel cuore: Questo, in verità, è Quello.
Agni, l’onnisciente dio del fuoco, nascosto nei due solfanelli del sacrifìcio sacro come il seme della vita nel grembo di una madre, che riceve l’adorazione del mattino da coloro che seguono il sentiero della luce o il sentiero dell’azione: Questo, in verità, è Quello.
Lì da dove arriva il sole nascente e dove esso tramonta di nuovo, dove tutti gli dei hanno la loro nascita e aldilà del quale nessun uomo può andare: Questo, in verità, è Quello.
Ciò che è qui è anche lì, e ciò che è lì è anche qui. Colui che vede la moltitudine ma non l’Uno, vaga da una morte all’altra.
Questa verità deve essere appresa anche dalla mente: non esiste la moltitudine, ma soltanto l’Uno. Colui che percepisce la varietà e non l’unità vaga da una morte all’altra.
L’anima risiede all’interno di noi, è una fiamma della misura di un pollice. Quando è conosciuta come Signore del passato e del futuro, allora fa cessare ogni timore: Questo, in verità, è Quello.
Come fiamma senza fumo, della misura di un pollice, è l’anima; il Signore del passato e del futuro, lo stesso sia oggi sia domani: Questo, in verità, è Quello.
Come la pioggia sul dorso di una montagna scorre lungo le rocce su tutti i lati, così l’uomo che vede solo la varietà delle cose la rincorre in ogni direzione.
Ma come acqua pura che cade su acqua pura diventa una e identica, così diventa, o Nachiketas, l’anima del saggio che sa.»

Katha Upanishad (V secolo a. C.)

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