Ecco fera faccia di Gwar n.15

Jacopo Nacci, 10 maggio 2009

Giovedì non ha capito. Cerca la sua colpa e prega di trovarla. Cerca cos’è che non gli torna, ma siccome non gli torna non lo trova. Si mette a letto, pensa che così doveva andare, ma non ci crede per davvero. Venerdì il suo non capire è una dinamica lentissima che dura tutto il giorno e ai due lati della quale stanno: un grande gioco di arbitrarie torture, che non domina, e che non vede in faccia, e che lo gioca senza cause; una poesia infinita, che lei è e che lei sa dire, e accanto alla quale lui è minuscolo e privo di parole per descriverla, e colmo di devozione muta, e di un confidare cieco. Sabato sale a San Miniato. Nel bosco dei cipressi ascolta il vuoto, legge il nulla. Torna a casa e grazia i postit attaccati sopra al muro, lascia il rosmarino sopra al davanzale, e la salvia, malata di bianco, che non mangia mai, e di cui ogni giorno ha cura. Nemmeno la malta della settimana scorsa dai lacci delle scarpe ha avuto il cuore di lavare. Spazza il pavimento e si autoassolve, perché il fatto non sussiste.

Segui il rizoma

Ecco fera faccia di Gwar n.5 Come ogni volta che la notte gli vien tonda dal nervoso, alle sei del mattino gli occhi lucidati dalla veglia fissano luminosità impossibili e ...
Ecco fera faccia di Gwar n.7 Di solito non perdona per non ingannare l’interlocutore: l’interlocutore è portato, no, non è portato: è proprio pron...
Ecco fera faccia di Gwar n.1 Rinuncia a un sonno cristiano e con autoriprovazione si abitua a dormire dalle otto del mattino alle tre del pomeriggio. Dopo aver letto qualche pagin...
Ecco fera faccia di Gwar n.13 In quel tempo disse ai suoi monologhi: prendetevi tra voi e unitevi nella maniera più sapiente. E uscì. Quando tornò vide che alc...