Ecco fera faccia di Gwar n.7

Jacopo Nacci, 11 agosto 2008

Di solito non perdona per non ingannare l’interlocutore: l’interlocutore è portato, no, non è portato: è proprio pronto. A prendere il perdono come un proscioglimento, la grazia come inequivocabile indice di scarsa profondità dell’effrazione, no: addirittura come una assunzione di colpevolezza da parte dell’innocente (“Tu hai inventato un caso, lo sapevo, non è mai stato nulla!”). Perdonare senza manifestarlo, dunque, perdonare solo interiormente: per restare nella verità, tutta, su entrambi i fronti: lo pensa mentre è steso sul letto, nudo e a pancia all’aria, mangia una pizza bianca ricoperta di stracchino e si lascia cadere briciole, sale e rosmarino tra i peli del petto, lo sguardo fisso nel convergere di parete e soffitto, la bocca che lentamente mastica.

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