Figli di un discorso minore

jacopo nacci, 5 settembre 2010

Hugo Heikenwaelder, Universum, 1998

Scrive Enrico Franceschini su Repubblica, a proposito del nuovo libro di Hawking, The Grand Design:

[…] l’autore del best-seller internazionale Dal Big Bang ai buchi neri sostiene, sulla base di nuove teorie, che “l’universo può essersi creato da sé, può essersi creato dal niente” e dunque “non è stato Dio a crearlo”.

Ora, a parte che mi lascia sempre un po’ inquieto sapere che uno Hawking si sveglia una mattina e dice “Non fu Dio a creare l’universo!” come è capitato a me su per giù a dodici anni – e che un Dawkins scrive l’ottimo L’orologiaio cieco con il serio intento di confutare il creazionismo, e che una Hack si agita per argomentare che attorno al Sole non orbita una teiera –, ma quanto ci costa in termini concettuali una divulgazione di questo livello? Dalla fisica, la fede e la spiritualità hanno ben poco da temere, e anzi: ne usciranno ripulite dagli idoli che riposano il settimo giorno. Affermazioni come “l’universo si è creato dal niente” perché il Big Bang fu “una conseguenza inevitabile delle leggi della fisica” mettono a rischio piuttosto l’attrezzatura filosofica media della popolazione: il pericolo insito nell’assimilazione massiva del pressapochismo concettuale è quello di non comprendere più il significato di termini come “nulla” ed “essere”, o non cogliere più la differenza tra fisica e ontologia; e una tale trasformazione dei concetti in idoli fisici può non essere propriamente un elisir per le nostre facoltà logiche e cognitive.

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6 commenti a “Figli di un discorso minore”

  1. chik67 ha detto:

    Sottoscrivo totalmente.

    Il “nulla” della fisica, il vuoto, è qualcosa di ben delimitato concettualmente (pur se non totalmente chiarito, all’interno di quelle che, è bene ribadirlo con solenne frequenza, sono modelli dai quali si estrapolano conclusioni non completamente sottoposte a verifiche strumentali). E non è che sia proprio la stessa cosa del nulla ontologico.

    Altro sarebbe cercare di spiegare ai lettori, senza pretendere che abbiano un master in fisica, come alcune teorie moderne aprano sinceramente dei varchi imprevedibili anche per l’ontologia (cosa significhi esistere, ad esempio, davanti a fenomeni come le coppie virtuali particella-antiparticella).

    Purtroppo si preferisce giocare con le parole, sostenere una immagine della scienza neanche ottocentesca ma proprio sbagliata, sostenere una deriva mediocre.

    Je posseno…

    (mi farò vivo più spesso)

  2. jacopo nacci ha detto:

    Chik,

    Il “nulla” della fisica, il vuoto, è qual­cosa di ben deli­mi­tato con­cet­tual­mente… E non è che sia pro­prio la stessa cosa del nulla ontologico.

    Mi domando: perché non si parla di “vuoto” lasciando il “nulla” alla speculazione metafisica (che dal canto suo dovrebbe darsi una svegliata in fisica)?

    Altro sarebbe cer­care di spie­gare ai let­tori, senza pre­ten­dere che abbiano un master in fisica, come alcune teo­rie moderne aprano sin­ce­ra­mente dei var­chi impre­ve­di­bili anche per l’ontologia (cosa signi­fi­chi esi­stere, ad esem­pio, davanti a feno­meni come le cop­pie vir­tuali particella-antiparticella).

    Magari. Almeno a quanto mi è dato di vedere, il settore divulgazione in questo caso è misero: i filosofi non pervenuti; i fisici (a parte Ghirardi) mi danno quasi sempre la sensazione di non aver ben chiaro di cosa parlino quando parlano di filosofia. Consigli bibliografici?

    (mi fa molto piacere)

  3. chik67 ha detto:

    Perché?

    Sul paginone centrale di Repubblica? Perché fa figo sostenere che la scienza spazza via la religione, così siamo laici e moderni. Sarei proprio curioso di leggere cosa dice davvero il libro di Hawking, dietro questa cortina fumogena. Mah!

    Al resto rispondo con calma.

  4. jacopo nacci ha detto:

    “Because there is a law such as gravity, the Universe can and will create itself from nothing. Spontaneous creation is the reason there is something rather than nothing, why the Universe exists, why we exist,” he writes in ” The Grand Design”, which is being serialized by The Times newspaper.

    La cortina fumogena pare esalare proprio dal libro.

    Aggiungo: “Perché c’è qualcosa piuttosto che niente?” è la domanda di Leibniz: il riferimento di Hawking è palese; il problema è che è un riferimento che si muove nel campo della metafisica.

  5. chik67 ha detto:

    E’ vero, sta già in Hawking. E trovo borioso quel “nothing”. Borioso perchè un Hawking è cosciente dell’ambiguo gap che sta tra il nulla della fisica ed il nulla dell’uomo della strada e su questo gioca spregiudicatamente per far sembrare che la sua affermazione abbia una valenza maggiore di quella che ha.

    Per inciso, restando in ambito fisico, non ho la pretesa di conoscere i dettagli del libro di Hawking ma per dire quello che dice bisogna dare per assodata una teoria che riesca a conciliare ragionevolmente teoria della relatività e meccanica quantistica. Quella gravità quantistica che costituisce l’unicorno della fisica teorica contemporanea. Siccome il mio lavoro è far la punta ad uno degli attrezzi che potrebbero servire a costruire tale teoria credo di poter essere abbastanza sicuro del fatto che una tale teoria, attualmente, è ad uno stato puramente embrionale. Tanto vale, allora, dire che l’Universo l’ha creato mio nonno, che se avesse avuto tre palle…

    Purtroppo non ho riferimenti bibliografici da offrirti. Bazzico più la letteratura fisica, ma non ho la tua preparazione filosofica e temo di cadere a piedi pari nelle stesse ingenuità che lamenti tu. Avevo intenzione di leggere qualcosa di Barrow prima o poi. L’anno scorso ho letto un libro di Kung e mi ha depresso come aderisse ad una immagine della scienza che va bene da Piero Angela, non per gente smaliziata. Ci penserò su…

  6. jacopo nacci ha detto:

    Ma guarda, stiamo vedendo le stesse cose; non credo sia necessaria tanto una preparazione filosofica quanto un allenamento filosofico, che non ti è mai mancato. Piuttosto sono io che quando mi trovo di fronte la formula matematica nel libro peso vado in palla…

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