Il dubbio atroce dell'anarchico

Jacopo Nacci, 24 marzo 2008

Mi sono capitati per le mani due libri appena usciti: due romanzi, di due autori nuovi per due case editrici diverse. Di un autore la casa editrice pubblica la foto in terza di copertina. E la pubblica anche a pagina 4: tutta pagina 4. Autore carino, aria scazzata, vagamente persa. Leggi le note autobiografiche e scopri che ha trent’anni ed è musicista. Leggi il romanzo e trovi frasi come “allora gli accadde la cosa più assurda di tutta la sua vita”.
L’altro romanzo, consigliatomi da più parti, è di uno sceneggiatore televisivo di affermato successo, ed è pubblicato da una casa editrice che si occupa di cinema e di corsi di scrittura. Una casa editrice trasversale. Il risultato è il romanzo che ho in mano: una lingua non irragionevole ma appiattita su una forma da script, punteggiatura completamente sballata e – orrore – un recidivo doppio punto esclamativo.

Vai in libreria, butti un occhio sul banco delle novità e quando prendi in mano qualcosa hai paura di leggere la biografia: copywriter quando va bene; impiegati mediaset, musicisti, scultori quando va male. Bene o male, si pensa a lettori ai quali di leggere un romanzo non è mai fregato nulla. Tanto tutto – musica, direzione artistica, narrativa, poesia, teatro – è la stessa cosa: così ho letto sul sito di un tuttofare, un grumo di accenti assenti e discordanze di genere tenuto insieme dagli elastici dell’ideologia.

Il venir meno della forma letteraria nell’inseguimento della forma estranea, spesso televisiva – o anzi nella riproposizione della forma estranea, spesso televisiva, dato che vien da pensare che l’autore produca ciò che rumina –, non è argomento inedito. Inedita forse è la quantità di materiale riversato sul mercato editoriale in questo momento, e quindi la quantità di danaro che le case editrici decidono di investire in testi non-proprio-letterari (a.k.a. quantità di danaro che decidono di non investire in testi proprio-letterari).

Il dubbio atroce dell’anarchico rimane sempre quello: il prezzo della libertà è un livellamento verso il basso? è la fine della critica e della mediazione?

 

Post scriptum
Penso al prossimo vudéi del signor Grillo e alla proposta di abolire i fondi statali alla stampa – anche se quelle di Grillo non hanno quasi mai l’aspetto di proposte, bensì di mattanze al machete. Penso al pubblico di italia uno che decreta la sopravvivenza di qualcuno e la scomparsa di qualcun altro, ma senza che gli vengano forniti gli strumenti per abbracciare un orizzonte più vasto. Penso che poi in fondo è giusto. Davvero. Solo che fa schifo.

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10 commenti a “Il dubbio atroce dell'anarchico”

  1. TomBombadil ha detto:

    Musica per le mie orecchie, Jago. Però adesso devi rivelare quali sono i due romanzi o, almeno, quale sia “la cosa più assurda di tutta la sua vita”. Ma soprattutto: che cos’è un “copiraiter”?

  2. jacopo nacci ha detto:

    Tom, i nomi sono irrilevanti e non li metto perché questa non è una stroncatura.
    Però, per compensare, ti do due nomi ottimi: Paolo Cognetti, Federico Platania.

  3. RottamieViolini ha detto:

    Ti chiedo e mi chiedo: i post per essere letti, devono essere leggibili (letterariamente parlando) ?
    O forse devono essere pensati e de-scritti per incontrare un certo target? O è il target che determina la loro esistenza in quanto sta in quell’incontro l’essenza della scrittura? Piccoli problemi più o meno semantici che dovrebbero porsi ( e forse lo fanno con risposte che non condivido) le case editrici. Che investono. Spesso male.
    E allora perchè scriviamo? Chi siamo? Da dove..ecc.ecc.
    Perdona il cazzeggio(non so resistere)!!!!

  4. jacopo nacci ha detto:

    Io credo che già un post e un racconto siano cose diverse, anche se talora un testo può essere e l’una e l’altra cosa.
    Sui criteri che guidano la composizione di un post non mi pronuncio perché ancora non mi è ben chiaro cosa sia l’oggetto blog: la sua struttura rimanda a determinate potenzialità (il dialogo socratico), ma non ne esclude altre (puoi pubblicare narrativa, se ti va). E’ rispetto a queste altre che ancora non ho un’idea precisa.

    Tuttavia credo si possa dire che non apprezzo, su qualsiasi supporto di scrittura, chi si adatta e quindi persegue un livellamento verso il basso. Troppo spesso il “tutti possono farlo” relativo alla blogosfera diventa uno slogan a favore della Modestia. Sento che, anche scrivendo un post, si possa e si debba chiedere a se stessi di ascoltare la tensione a rendere il mondo migliore, o quanto meno non peggiore di come fosse prima.

    Quanto al testo letterario di per sé, mi pare che esso debba studiare il suo modo di incontrare il lettore. Non credo in una letteratura senza pubblico, ma auspico che questo pubblico sia il pubblico della letteratura (che non implica che esso non sia anche pubblico di altre forme d’espressione, bensì che in libreria cerchi letteratura).
    E di case editrici che per passione cercano il pubblico della letteratura ce ne sono.

  5. RottamieViolini ha detto:

    Ce ne sono, ma pochine, e spesso poi il pubblico non riescono ad incontrarlo, almeno non un pubblico vasto. E così avanza lo scadimento culturale. E così il serpente si morsica la coda.
    Per il resto sono totalmente in accordo ed è un gran piacere leggerlo nel tuo commento. Parli e scrivi come un post stampato. Ma stampato bene.

  6. UnaStranaStrega ha detto:

    il dubbio atroce è quanto resisterò prima di livellarmi anch’io?.
    e non è supponenza, giuro, ho solo paura che la mia comprensione svanisca, che sparisca lo spirito critico, che mi si spenga il piacere del bello, che mi si consumi l’orrore del brutto.
    aiuto.
    continua a scrivere, tu, per favore.

  7. jacopo nacci ha detto:

    Raga’, se vi va bene come scrivo io siete già livellati oltre la possibilità di recupero. Ahahaha!

  8. RottamieViolini ha detto:

    Dai, non fare il finto modesto !!!!!!!
    Scrivi bene quasi quanto me…

  9. jacopo nacci ha detto:

    Modesto a me?! Maledetto!
    Ahahahah!

  10. RottamieViolini ha detto:

    Modesto è il mondo. O almeno mi appare.

    Ti mando un PVT

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