Il relativismo di Ratzinger

Jacopo Nacci, 19 maggio 2007

Roberta De Monticelli, L'ordine del cuoreL’ordine del cuore, trattato di “etica e teoria del sentire” di Roberta De Monticelli, si contrappone con fermezza tanto alla tesi che senza Dio non si darebbero valori, quanto al riduzionismo razionalista che forma tanta parte del senso comune. Lo fa tratteggiando i nodi cruciali di un’etica alternativa, e forse sconosciuta ai più a causa di una scarsa esposizione massmediatica del movimento fenomenologico in filosofia. Lo fa con due mosse semplici e complementari: riconoscendo al cuore un ruolo psichico e ai valori uno statuto ontologico.
Secondo l’autrice i valori non sono costruzioni sociali, come invece vorrebbe un certo razionalismo utilitarista: i valori sono realmente presenti nelle persone, negli esseri viventi, nelle cose, a disposizione della scoperta, proprio come le leggi della fisica. Il cuore, in senso quasi letterale, è l’organo predisposto e appropriato a percepire i valori, esercitando una funzione che comunque non priva la razionalità di importanza o grandezza.

È comprensibile – e probabilmente anche legittimo – che la copertina, il titolo, l’andamento leggiadro, coinvolgente e limpido dell’esposizione possano attivare nel lettore pregiudizi e barriere di difesa anti-new age. Ma la filosofia che De Monticelli descrive sembra aspirare a un rigore del tutto estraneo ai facili sincretismi del mercato spirituale, sembra ambire a una costruzione filosofica sistematica. Dopo una breve introduzione alla fenomenologia, De Monticelli delinea una filosofia della persona, una teoria degli affetti, esamina i conflitti descritti dalla tragedia, la contrapposizione tra sentire e volere, i casi di passioni fredde – alla luce dei quali reinterpreta la teoria della banalità del male di Hannah Arendt, rinvenendo la causa del male in una cecità del sentire, in un’incapacità percettiva nei confronti dei valori – considera la soglia del rispetto interpersonale, l’esattezza dell’attenzione, i risvegli emotivi e le paludi dell’inaridirsi.
Desta grande interesse la possibilità di una prospettiva che salvi laici, atei e razionalisti dall’accusa di relativismo: l’ordine del cuore, infatti, non si contrappone alla logica, che come è noto si cura delle relazioni e non dei contenuti, bensì le si affianca restituendo all’essere umano una completezza che, se pure ancora abbozzata, permette di rendere conto di quei moti di umanità che la maggior parte di noi prova nella quotidianità; d’altra parte attribuire all’essere umano la capacità di sentire i valori, e ai valori un’esistenza indipendente dalla percezione che di essi si ha, significa rendere dispensabile – se non dannoso – un libretto di istruzioni da seguire per potersi dire moralmente corretti; anzi, il trattato sembra svelare proprio il relativismo strisciante di coloro che temono l’esclusione di un dio perché senza un dio non vi sarebbe più una guida ai valori. Riecheggia qui il dialogo tra Socrate e Eutifrone, e la domanda se il dio voglia il bene perché è bene o se il bene sia bene perché lo vuole il dio.
L’ordine del cuore è una seria e coraggiosa indicazione di ricerca, è il generatore di un piccolo dubbio che, se inseguito, può condurre a un’intera visione del mondo, radicalmente diversa da quelle che molti di noi ritengono essere le sole visioni del mondo possibili.

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9 commenti a “Il relativismo di Ratzinger”

  1. Viator74 ha detto:

    Ehilà Jago!

    A Pesaro è arrivata una frotta di fenomenologi:

    http://www.sniffilm.it/articolo.aspx?a=447,Etero,pride:,contro,la,%22pornofamiglia%22,Prodi

    0_0

  2. lilith979 ha detto:

    Ebbasta Viator…spargi questo link tra i blog che pari un untore…
    De Monticelli: da leggere, pare.
    Ma quindi anche tu Jago hai dei moti di umanità nel quotidiano? Scheeerzo.

  3. Viator74 ha detto:

    AHAHAH!

    Dagli all’untore!!
    Volevo pareri,pareri e pareri su tale perla,della quale venni a conoscenza leggendo un manifesto sull’Etero Pride sotto casa mia(solo NORMALI,raccomandiamo partecipazione solo dei NORMALI’).

    Altro che politically correct..

    P.S.:dillo che sei offesa perchè ho postato su tre blog,MA NON sul tuo,buahahah!^^

  4. lilith979 ha detto:

    Ti giuro che quest’ultimo particolare non mi era passato nemmeno per l’anticamera del cervello, ciò mi rincuora, perchè mi fa capire che sto veramente diventando una persona migliore (…).
    Su questa autrice sai niente? Si concilia in qualche maniera con i tuoi complessi studi di Counselling- o come c***o si dice? Credo che a Jago interesserebbe una bella dissertazione su Bene- Male secondo Viator.

  5. anarcadia ha detto:

    @Jago, il libro sembra interessante e, d’altronde, Hannah Arendt è un’autrice che amo moltissimo (non sai la fatica che feci per trovare “Le origini del totalitarismo” tra le nostre librerie). La fenomenologia, se per essa intendi quel movimento di pensiero di origine tedesca della prima metà del ‘900, è una prospettiva che già mi è avvezza: da ieri sto leggendo Così parlo Zarathustra di Nietsche e appena avrò finito mi informerò se sarà il caso di approcciarmi a questa lettura! :D

  6. anarcadia ha detto:

    Ehm…NIETZSCHE, ovviamente (e non c’entra niente con la fenomenologia)! >__>’

    :DD

  7. Viator74 ha detto:

    Che dice boh!

  8. utente anonimo ha detto:

    vabè, io ci ho provato.
    Lilith

  9. Viator74 ha detto:

    Chi SA non parla..

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