Kraftwerk Tapes

Jacopo Nacci, 22 maggio 2008

Per accertare ogni anno che molti di loro non fossero più in vita, li chiamavo ogni mattina cliccando sui numeri di un database estratto dall’elenco telefonico del ’96. Gli esercizi, le ditte, dico. Spesso – ex imprese casalinghe: uomini-ditta – rispondevano le vedove – vedove di uomini-ditta: esperienza nel rispondere al telefono – «no, non c’è Gaetano: è al campo santo», espressione tipicamente pesarese che segnala la tendenza ad attribuire primato al corpo nell’individuare la persona. Quando qualcuno rispondeva, sul monitor la faccia fatta di quadrati apriva la bocca come se stesse parlando, e sorrideva. Altre volte il computer componeva numeri scomparsi, numeri di cubi di cemento vivo gettati nei cerchi più esterni della città e della campagna, strisce di cerata appese a cancelli elettrici, cubotti privi di piastrelle, tirati su dove prima c’era un rigagnolo o un acquitrino – è una zona paludosa questa –: il segnale correva sulle colline, tra le falegnamerie a conduzione familiare, le serre, i camini e le galline, per trovare solamente i locali ormai deserti: contenitori abbandonati di vasche di dischetti da 3½, pezzi di mac classic o di ibm pre-Win98, vecchie stampanti a getto di inchiostro, basi orfane dei cordless. Allora il segnale mi tornava ansioso con un tu-tu-tu, e sul monitor la faccia fatta di quadrati aveva uno sguardo perso e malinconico. Ma c’erano anche i telefoni che attivavano altri telefoni: per il computer erano risposte, la faccia fatta di quadrati apriva la bocca felice, solo che al posto di una voce che diceva «pronto?» nella cuffia sentivo un altro telefono squillare diversamente dal primo: uno squillo allegro e vetero-elettronico: la traduzione che il primo telefono mi faceva della voce del secondo telefono: erano i telefoni che si attivavano da un ambiente all’altro cercando il loro padrone; immaginavo il loro rincorrersi in spazi vuoti e placidi, il raggio del sole che da una finestra quadrata illuminava scrivanie o telai o tecnigrafi o pialle bicombinate. “Attivo” segnavo in questi casi nel database. “Defunto” in tutti gli altri.

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3 commenti a “Kraftwerk Tapes”

  1. RottamieViolini ha detto:

    Bello questo post con la sua poesia post-post-industriale. Lo sguardo malinconico del terziario al suo specchio.
    Ma per il prossimo mercoledì, Mr Jago, mi porti un componimento epico:D
    Mi sembra di capire che ti sei trasferito a B. Tutto ok?

  2. benvenga ha detto:

    Bravo, bravo, bravo. Davvero notevole.
    Fra Tondelli e Gibson… Bello!

  3. jacopo nacci ha detto:

    @Violini,
    arrivato di qua intero, grazie, e domani di nuovo in patria.
    @Venga,
    grazie ^^

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