La casa delle libertà

Jacopo Nacci, 1 Maggio 2005
-Allora, sei stato ieri alla manifestazione della Rete Universitaria «Riprendiamoci Piazza Verdi»?
-Merda che figata.
-Di’ un po’.
-E niente: non so com’era al pomeriggio: sono passato e ho visto solo che c’era ‘sto furgoncino con attaccato lo striscione con scritto "riprendiamoci piazza verdi" o tipo, che esalava gas letali e faceva un casino della madonna, e mi è venuto da ridere che loro fanno tutta la storia sulle macchine che passano in Piazza Verdi. Son loro, no? Boh, tanto è la stessa cosa. Sono dei miti, cazzo, non gliene frega un cazzo. E niente: sono andato via subito, e non so se c’è stata tutta la storia delle mostre, le assemblee eccetera, ma tanto di quello non gliene fregava un cazzo a nessuno. E niente: la sera è stata una figata, è stato un bordello. La gente stava fuori. Prendevano a calci i bidoni, via Petroni era piena di merda rovesciata dai cassonetti. Si sono messi a suonare i bonghi davanti al teatro, per rompere i coglioni a quelli che stavano dentro. Bellissimo.
-Ti sei divertito.
-Il più bel momento di lotta politica della mia vita.
-Momento di lotta politica?
-Certo, per essere liberi. Io voglio essere libero.
-Per essere liberi da cosa, scusa?
-Dallo sfruttamento, dal precariato, dal… dal…
-Scusa, cosa c’entra il precariato con  cinquecento bufali vestiti con le pezze al culo e pieni di soldi che si divertono a radere al suolo una città?
-Vabbé, ma quello che cazzo c’entra. La colpa è dell’ordinanza sugli alcolici che è fascista. Loro vogliono che noi, vogliono che noi facciamo quello che vogliono loro, e invece. Invece… Senti: credi che io vengo qui per buttare le bottiglie nel bidone e pisciare nei cessi? Bologna è merda, noi paghiamo per stare qui e fare quello che vogliamo: mio padre paga, sgancia un tot di soldi per farmi vivere qui e ne sgancia un tot a me per divertirmi. Quindi io pago, e se pago faccio quel cazzo che mi pare.