La guerra di Ypsilanti

jacopo nacci, 9 maggio 2011

Da Quei tre Cristi in manicomio, alla fine si arrese il medico di Elena Dusi:

I tre Gesù dell’esperimento – tutti con una diagnosi di schizofrenia paranoica – erano Clyde Benson, un contadino settantenne con il vizio della bottiglia, Joseph Cassel, 58 anni, scrittore fallito, ricoverato dopo aver picchiato i familiari e Leon Gabor, 38 anni, un veterano della seconda guerra mondiale, quello su cui il medico riponeva più speranze. “Sono Dio”, si presentò il primo. “Ho creato Dio”, specificò il secondo. “Sul mio certificato di nascita è scritto che sono la reincarnazione di Gesù di Nazareth”, fu più preciso Gabor. I tre per un periodo di due anni furono messi a dormire nella stessa stanza, condivisero i pasti e i turni di lavoro nella lavanderia dell’istituto.

Qui l’articolo intero.

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2 commenti a “La guerra di Ypsilanti”

  1. jacopo nacci ha detto:

    Ciao Cristina,
    trovo la vicenda interessantissima per diversi motivi.
    Lo psicologo si comporta da antirelativista militante, ma non può che fallire.
    I tre cristi-dio non sono tre napoleoni; la loro “scelta” è per certi versi geniale: ognuno di loro si pone come fondamento della realtà (logica, assiologica); «tu sei una creatura, apri gli occhi»: non possono che “decidere” cosa è realtà – compreso il vissuto altrui – ognuno sulla base del proprio vissuto; «Per Benson i due rivali non erano vivi, ma avevano delle macchine che parlavano dentro al loro corpo». Una bella coincidenza che mi sia capitato di trovare l’articolo dopo l’ultima Dimanche.
    Penso inevitabilmente alla differenza tra un dio socratico che “segue” una logica e un’assiologia da lui indipendenti, o che si identifica senza scarti con questa logica e questa assiologia, e una divinità che le “decide” arbitrariamente.

  2. cristina bove ha detto:

    come mescolare le tre carte
    vince sempre il banco.

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