La lingua e l’Osceno

jacopo nacci, 18 aprile 2011

La filosofia di Berlusconi

«44. La tattica che l’Osceno persegue è lungimirante e, al tempo stesso, delirante. Inutile volerle opporre i solidi argomenti di una ragione o quelli dell’interesse comune. Credere di poterla criticare in nome della coerenza e della ragionevolezza, significa dimenticare come il potere ubuesco si fondi proprio sulla sua incoerenza ossia sulla possibilità di cancellare ogni contraddizione tra una versione dei fatti e quella successiva, tra un’opinione e l’altra, come tra due immagini tra loro contrastanti. Ma è anche vero che, nel momento in cui ha potuto deridere ogni interlocutore che provasse ad argomentare razionalmente le sue affermazioni, il potere ubuesco ha cancellato di fatto la possibilità stessa di una dimensione pubblica. A tal scopo ha addestrato un piccolo esercito di professionisti della menzogna, abituati a interrompere sistematicamente ogni ragionamento, facendo passare gli altri per pesanti e indigeribili intellettuali e se stessi per brillanti conversatori, quando invece sono solo squadristi mediatici.

51. Circondate da parole che avanzano impunite, restando in circolazione e finendo per diventare le parole d’ordine a cui un immaginario collettivo risponde, le altre parole sembrano condannate al silenzio, a un ritardo incolmabile. Arricchite da questa menzogna collettiva, le parole finiscono per smarrire l’umanità stessa della lingua. Come Pierre Fedida ha lucidamente argomentato, quando il fine non è semplicemente quello di vincere o di deportare i nemici, ma di attaccare l’umano, è la lingua che viene aggredita e, in generale, tutto ciò che permette agli umani di comunicare tra loro, di tessere i fili dei loro legami. In Italia questo significa concretamente che alla moltiplicazione inaudita delle immagini si è accompagnato un silenzio assordante, una mancanza di parole che siano capaci di dirci cosa effettivamente succeda oggi in questo paese.

53. Ciò di cui abbiamo fatto esperienza in questi anni, per lo più senza avere le parole adeguate per rifletterlo, è proprio questa devastazione senza precedenti della nostra capacità linguistica. Non si tratta di deplorare lo scadimento del livello linguistico generale. Piuttosto, si tratta di riconoscere in una precisa trasformazione della lingua che parliamo l’effetto stesso dell’Osceno che ci circonda e che, appunto nella lingua e come lingua, invade e colonizza le nostre vite. Per questo motivo non è errato affermare che la potenza ubuesca degli ultimi vent’anni di storia italiana è una potenza linguistica. Essa sta in diretto contatto con l’alienazione che produce. Non comprendere questa sua natura significa privarsi dell’unica possibilità reale di gettare uno sguardo dentro la palude italiana.»

Gianluca Solla,
“L’Osceno. La società immaginaria e la fine dell’esperienza”,
in Filosofia di Berlusconi, a cura di Carlo Chiurco.

Segui il rizoma

Le nevrosi novecentesche hanno fatto il loro tempo «La spiegazione psichica del fenomeno della comunicazione può essere cercata in un’altra nozione, quella di negazione (Verneigung...
Dimanche La posterità dell'Adamo terreno fu numerosa e completò (la terra); produsse in se stessa tutte le conoscenze dell'Adamo psichico. Ma (quanto) al tutto...
Nessuno uscirà vivo di qui Continuiamo pure a dirci che il problema è Lui, che il problema sono le televisioni, che il problema sono gli Italiani (gli Italiani sono sempre gli a...
Tricolori (parte prima) Ieri ci sono state le celebrazioni dei centocinquant’anni dell’unità d’Italia, e c’è stato il fioccare di tricolori nelle immagini dei profili faceboo...

4 commenti a “La lingua e l’Osceno”

  1. Christian Delorenzo ha detto:

    Molto interessante. Soprattutto perché l’Osceno, di solito, è la lingua che si oppone al potere, il quale cerca di proporre una forma linguistica pura per dominare il popolo (si veda, per esempio, quanto dice Laporte nella sua Storia della merda, libro importantissimo ma quasi sconosciuto).
    Non so se il libro (che sicuramente leggerò) analizza questo aspetto; ma ciò che a me interessa è l’ipocrita appropriazione dell’Osceno da parte del potente per proporre un’immagine dei desideri inconsci di chi potente non è e andare verso l’identificazione proiettiva (e quindi verso la narcotizzazione dell’istinto che porterebbe a reagire).
    La cosa perversa è che, in questo caso, il potere riflette la lingua dell’opposizione al potere stesso (quantomeno se il potere ha una struttura piramidale; ma in fondo la democrazia rappresentativa ha una forma piramidale), e può perseguire i propri scopi continuando in una manovra di manipolazione occulta della massa. Ed è così che il re si trasforma in buffone (come aveva fatto notare Galimberti in un articolo del 2004).

  2. jacopo nacci ha detto:

    Intanto ben approdato da queste parti, Christian. ^_^

    No, per quello che ho letto finora, il libro non si occupa della questione dei desideri inconsci per come la poni, ma: sono cinque saggi, lo sto leggendo a salti, è possibile che non l’abbia incontrata come può darsi pure che l’abbia incontrata e mi sia sfuggita perché ho la griglia mentale settata su altro, in questo momento; rileggerò tutto, comunque, tra poco, e spero di riuscire a pubblicare una recensione.

  3. cristina bove ha detto:

    C’è di peggio, ed è che l’Osceno è diventato desiderabile, mito e modello della massa incolta (lasciata appositamente tale nel degrado della scuola voluto e correamente avallato dal potere religioso che da secoli tiene in ostaggio l’Italia), ma che mai nella storia ha avuto quale supporto il totale asservimento dei mezzi audiovisivi di comunicazione.
    Il potentissimo media televisivo non era mai esistito prima, a nessun regime totalitario aveva arriso un così potente strumento di controllo e suggestione popolare.
    C’era forse una lacuna nella Costituzione Italiana: non aver previsto un limite al patrimonio del singolo a sfavore della comunità. E sfavore diventa ogni possedimento-impresa così vasto da competere con quello nazionale, perché permette all’individuo che lo detiene di poter comprare ogni cosa e ogni ruolo.
    Ciò ha “consentito” all’Osceno di pervenire a un impero mediatico e finanziario di proporzioni incalcolabili, collusivamente supportato dalle mafie che ne hanno fatto il fulcro politico di ogni attività commerciale.
    La Parola è il vero nemico dell’Osceno, per questo viene soffocata ogni forma di Sapere, ridicolizzata, sopraffatta dalla rozzezza.
    Alla Parola si sostituisce l’immagine persuasiva del successo facile, la suggestione ingannevole che sia possibile a tutti, senza altri meriti che quelli esteriori, legati alla fortuna, alla spregiudicatezza, alla prevaricazione e, ai vertici, all’appartenenza al clan.
    La differenza tra le dittature del passato e quella odierna consiste nel possesso e nella gestione dei mass-media, attraverso i quali è possibile manipolare, suggestionare, ingannare, narcotizzare, controllare, senza bisogno di olio di ricino, camere di tortura, sparizioni, tanto è tutto al vaglio del supervisore, il Grande Fratello che osserva, spia, come lo stesso Orwell non avrebbe mai potuto immaginare.
    La Rete fa il resto, qui ci esprimiamo contrari? Non siamo pericolosi fin quando siamo in pochi e comunichiamo attraverso piattaforme ispezionabili.
    Soprattutto la nostra parola è labile, eliminabile con un clic.

  4. jacopo nacci ha detto:

    Benvenuta su Yattaran, Cristina!

Pubblica un commento