Le stesse

Jacopo Nacci, 19 gennaio 2010

Mi chiedo se c’è una differenza tra quelli che il giorno in cui Eluana spirò scelsero di guardare Grande Fratello e quelli che invece stavano davanti alla clinica a litigare, oppure stavano su Facebook a compilare status pro o contro questa povera ra­gazza e il suo corpo conteso. A corollario di questo è bene aggiungere che le persone, che si giocavano a colpi di veglie, preghiere, note internet il corpo appena morto di Eluana, erano le stesse che qualche settimana prima non potevano trattenere lo sdegno sui morti di Gaza, oppure discutevano della leadership all’interno del pd. Non esiste nessuna differenza tra questi e coloro che hanno guardato Grande Fratello. Entrambi vivono la logica del sentimento istantaneo: s’indignano a comando, si commuovono per qualcosa che li tocca superficialmente. C’è una totale indeterminatezza morale che mi pare figlia del dolore spettacolarizzato, dove ogni sentimento viene metabolizzato ed espulso nel giro di poco. Io non ho prove per sostenere quello che dico, tanto che qualsiasi persona potrebbe rispon­dermi che ha vissuto la vicenda Eluana come una tragedia.

da Il corpo e il rito. Appunti su Eluana Englaro, di Demetrio Paolin,
in Corpo morto e corpo vivo. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi,
di Giulio Mozzi, Transeuropa 2009

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7 commenti a “Le stesse”

  1. utente anonimo ha detto:

    Ma ti sei mai soffermato a riflettere su quante parole hai scritto solo su questo blog ? Ma ha senso tutto questo ? Ti ha aiutato moralmente / spiritualmente / affettivamente, a livello di realizzazione personale o lavorativa ? Oppure sono parole fini a se stesse ? Sei in un loop che si avvita su se stesso ? Perchè tutto questo ? Che senso ha ? Perchè ancora – dopo così tanti anni ti trovo ancora lì a scimmiottare le pose patetiche dei rapper della east coast ?

    Perchè ?

    Sinceramente, Dio ti benedica e ti sorrida, con nostalgico affetto pensando ai tempi che non sono più.

  2. anarcadia ha detto:

    "Come conseguenza della crisi del razionalismo ha preso corpo, infine, il nichilismo. Quale filosofia del nulla, esso riesce ad esercitare un suo fascino sui nostri contemporanei. I suoi seguaci teorizzano la ricerca come fine a se stessa, senza speranza né possibilità alcuna di raggiungere la meta della verità. Nell’interpretazione nichilista, l’esistenza è solo un’opportunità per sensazioni ed esperienze in cui l’effimero ha il primato. Il nichilismo è all’origine di quella diffusa mentalità secondo cui non si deve assumere più nessun impegno definitivo, perché tutto è fugace e provvisorio." [47]

    "Ciò che emerge da questo ultimo scorcio di storia della filosofia è, dunque, la constatazione di una progressiva separazione tra la fede e la ragione filosofica. E ben vero che, ad una attenta osservazione, anche nella riflessione filosofica di coloro che contribuirono ad allargare la distanza tra fede e ragione si manifestano talvolta germi preziosi di pensiero, che, se approfonditi e sviluppati con rettitudine di mente e di cuore, possono far scoprire il cammino della verità. Questi germi di pensiero si trovano, ad esempio, nelle approfondite analisi sulla percezione e l’esperienza, sull’immaginario e l’inconscio, sulla personalità e l’intersoggettività, sulla libertà ed i valori, sul tempo e la storia. Anche il tema della morte può diventare severo richiamo, per ogni pensatore, a ricercare dentro di sé il senso autentico della propria esistenza. Questo tuttavia non toglie che l’attuale rapporto tra fede e ragione richieda un attento sforzo di discernimento, perché sia la ragione che la fede si sono impoverite e sono divenute deboli l’una di fronte all’altra. La ragione, privata dell’apporto della Rivelazione, ha percorso sentieri laterali che rischiano di farle perdere di vista la sua meta finale. La fede, privata della ragione, ha sottolineato il sentimento e l’esperienza, correndo il rischio di non essere più una proposta universale. E illusorio pensare che la fede, dinanzi a una ragione debole, abbia maggior incisività; essa, al contrario, cade nel grave pericolo di essere ridotta a mito o superstizione. Alla stessa stregua, una ragione che non abbia dinanzi una fede adulta non è provocata a puntare lo sguardo sulla novità e radicalità dell’essere." [48]

    Giovanni Paolo II, Fides et Ratio – 1998

  3. anarcadia ha detto:

    @Anonimo,

    "E’ da osservare che uno dei dati più rilevanti della nostra condizione attuale consiste nella « crisi del senso ». I punti di vista, spesso di carattere scientifico, sulla vita e sul mondo si sono talmente moltiplicati che, di fatto, assistiamo all’affermarsi del fenomeno della frammentarietà del sapere. Proprio questo rende difficile e spesso vana la ricerca di un senso. Anzi — cosa anche più drammatica — in questo groviglio di dati e di fatti tra cui si vive e che sembrano costituire la trama stessa dell’esistenza, non pochi si chiedono se abbia ancora senso porsi una domanda sul senso. La pluralità delle teorie che si contendono la risposta, o i diversi modi di vedere e di interpretare il mondo e la vita dell’uomo, non fanno che acuire questo dubbio radicale, che facilmente sfocia in uno stato di scetticismo e di indifferenza o nelle diverse espressioni del nichilismo." [81]

    Fides et Ratio, op.cit.

     
    Se l’uomo non ha senso, il nulla divora il post, il blog e il tuo intervento.

    Se però il figlio dell’uomo è da Dio, egli mantiene almeno un punto di tangenza col mistero per il solo motivo di essere, cosa che gli impedisce di fatto l’azione che sia priva di senso, sia esso strettamente inteso o, per i più pessimisti, inteso almeno come "agli occhi di chi scrive".

    Perciò in questo secondo caso, o la tua domanda è retorica (pregiudiziale, quindi chiusa all’altro, quindi soggetta agli interrogativi che essa stessa muove) e smentita dai fatti stessi che denunci, oppure attribuisci al Nacci una carenza comprensiva che è tua, ritrovandoti di fatto a "scimmiottare" tu stesso un ruolo critico che non saresti in grado di sostenere, se non appunto per emulazione e/o preconcetto.

    Le parole del topic sono dell’autore.

    W New York.

  4. anarcadia ha detto:

    Le parole del topic sono dell’autore…
    DEL LIBRO RAFFIGURATO!   ^^’

  5. utente anonimo ha detto:

    Anche a me capita, ogni tanto, di essere (in)(giustamente) attaccato.

    Posso contattarti, Anarcadia, e tu poi scrivi tutte quelle cose che scrivi tu che poi l’altro o capisce e non dice più niente e si vergogna di aver fatto male i conti e si chiude in un mutismo tappezzato di vergogna e si dà i pugnetti in testa o non capisce e non dice più niente perchè ammettere di non capire minerebbe la sua precaria autostima e dunque io vinco* perchè l’Attaccante non dice più niente?

    * anche se per interposta persona

  6. anarcadia ha detto:

    Questa cosa dell’ideologia liberale (“ISMO”, tipo nihil) di finire io dove comincia l’altro, mica la capisco, che pisciamo tutti nello stesso water.

    O anche fuori, secondo le volte.

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