Maius quam cogitare potest – Prima meditazione in novembre

Jacopo Nacci, 4 novembre 2008

La disposizione

Abbandonare l’affannosa ricerca di quel volere-illuminare schellinghiano che discende nel desiderio oscuro tentando di illuminarlo – tanto che verrebbe da chiedersi quale delle due parti è quella realmente aggressiva e cannibale – non è sufficiente a trovare un nuovo modo di relazionarsi alla vita, ma è necessario affinché si sia pronti ad accogliere lo spirito, come, dice Schelling, qualcosa che innalza la volontà anche rispetto a se stessa come mero desiderio: è necessario dunque affidarsi, imparare ad affidarsi, sapersi affidare, fidarsi della propria speranza e del fatto che, se anche in quel momento non possiamo percepirlo, il mondo è bello. Dice: che certezza ho che se io mi fido poi lo spirito soffi? Nessuna, infatti devi imparare a fidarti. Ma – insieme – restano vere le parole di Deda: “Dovemmo perderci per ritrovarci, e poi fidarci, perché c’era la stessa luce ad aspettarci”. Come avviene la ricezione? Attraverso una disposizione, dunque: il fidarsi. Che dipende da noi, dalle facoltà che già abbiamo, non da quelle che ancora non abbiamo.

Si può forse leggere la piccola parte che rimane del Vangelo di Maria Maddalena prima della lacuna di quattro pagine: Maddalena sta raccontando agli apostoli, spaventati dopo la morte di Gesù dall’idea di predicare il verbo ed essere maltrattati dagli uomini, di come un giorno abbia rivelato a Gesù di averlo visto in visione. Gesù è il Logos, il verbo, l’istruzione da seguire per porsi nella disposizione di poter accogliere la Grazia qualora lo Spirito voglia soffiare. Maddalena racconta di come domandò a Gesù se la visione del Logos che aveva ricevuto era stata percepita con l’anima o con lo spirito. Gesù risponde: né con l’una né con l’altro, ma con la mente (nous) che sta in mezzo. Che significa che la mente sta in mezzo? Nous è la mente intuitiva, in greco, di solito è contrapposta proprio a logos, la ragione discorsiva. E allora cosa è successo a Maddalena?  È successo che Maddalena ha intuito il significato dei discorsi di Gesù, che sono delle istruzioni da seguire, ha capito su quale piano porle per poterle comprendere e seguire. Ha capito che non è un piano mentale, e lo ha capito con la mente. La mente che sta tra l’anima, le nostre caratteristiche psichiche, il nostro carattere, per l’appunto, e lo Spirito, che non è un nostro carattere, ma qualcosa che soffia in noi e illumina il nostro carattere. La mente sta a metà perché fa parte delle nostre qualità psichiche, ma è capace di concepirne il limite e di comprendere che dobbiamo affidarci a qualcosa che sta più in là di lei, più in là del limite estremo della psiche: Maddalena sta rinnovando l’insegnamento di Gesù agli apostoli e lo sta rinnovando da maestra gnostica, di chi ha abbandonato la scala per mezzo della quale era salita perché la scala le avrebbe impedito, con il suo peso, di salire oltre. Per questo, oltre la scala, ha potuto ricevere la gnosi, che in greco significa una conoscenza diretta, empirica, non costruita razionalmente, una conoscenza che sta alla conoscenza razionale come il trovarsi nudi sotto un’acquazzone sta al risultato del calcolo che, in un’altra parte del mondo dove non piove, il metereologo ha fatto per scopire che in quel momento, dove c’è l’acquazzone, c’è l’acquazzone.

Disposizione a ricevere, dunque: lo Spirito, pur non essendo noi, può essere in noi (lo spirito dell’uomo che è nel suo intimo, Paolo). Esso ci viene infuso. Il senso della ricezione di qualcosa che soffia in noi lo si intende bene nelle parole di Kaos: “Quando crediamo nei sogni che abbiamo, quando il destino ci vorrebbe in ginocchio non ci arrendiamo, quando lottiamo per le cosa in cui crediamo qualcosa ci rende più forti di quel che siamo” dove è fondamentale l’intuizione “più forti di quel che siamo”: non si può, apparentemente, essere più forti di quanto di fatto si è forti, eppure è proprio ciò che entra in noi quando siamo battuti e ci rialziamo che ci rende più forti, qualcosa che non siamo noi, non del tutto, non esattamente.

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4 commenti a “Maius quam cogitare potest – Prima meditazione in novembre”

  1. sarmigezetusa ha detto:

    naccioni, naccioni
    via su organizziamo una cena a sorpresa nell’appartamento accanto

  2. jacopo nacci ha detto:

    Vannoni, Vannoni,
    qui i muri hanno orecchie: battiamo altre vie.

  3. utente anonimo ha detto:

    Pechino, giugno 1989. Uno studente blocca i carri armati in piazza Tiananman. Una fila impressionante di carri armati s’arresta di fronte a una figura d’uomo.
    Grandi, corazzati, pesanti, i cannoni hanno di che sparare, i soldati pure.
    Ma chi è più forte?

    Baci. Silvia.

  4. jacopo nacci ha detto:

    Ma chi è più forte?

    Ho come l’impressione che sia una domanda retorica. ^^

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