Nessuno uscirà vivo di qui

jacopo nacci, 31 ottobre 2010

Continuiamo pure a dirci che il problema è Lui, che il problema sono le televisioni, che il problema sono gli Italiani (gli Italiani sono sempre gli altri) e a ritenerci del tutto autorizzati, intelligenti, simpatici e soprattutto mentalmente normali nel ripetere bungabunga sghignazzando, come se l’espressione fosse neutra, come se non si portasse dentro l’umiliazione e la reificazione delle donne che vige nella fogna merdosa che è l’ambiente da cui quell’espressione è saltata fuori, ripeterlo zompettando sulla terrificante sovrapposizione semantica tra sesso e stupro, come se potesse esserci, e come se facesse ridere, o si potesse ridere comunque, dal “popolo della rete” fino al patetico Elio, che a quanto pare fa ridere perché esiste, visto che la sua opera consiste nel ripetere su base musicale parole ed espressioni proliferanti dai bar ai media e dai media ai bar, e, assieme ai Morgan e ai Busi, nel fornire, a chi si dichiara fuori, chili di para-normalità per stare dentro comunque, ché un divano, un televisore e un biglietto per il grande spettacolo della circolare produzione e fagocitazione di polifosfati organici evidentemente sono ideali universali dell’umana natura. Poi dice che Ferretti è passato coi cattivi. Ohibò, questo è scandaloso. Poi dice che quelli delle battute da bar sono “loro”, quegli altri. Anche no. E che “Silvio Berlusconi non è il mio presidente”. Anche sì.

Segui il rizoma

How to Hack the culture La scorsa settimana, a Pesaro, Margherita Hack ha presentato il suo volume Libera scienza in libero stato. La presentazione è stata organizzata dal Mo...
Introiezione del conflitto La schizofrenia è esattamente, precisamente, modello dei rapporti di lavoro che ci interessano. La schizofrenia è il sostituto psicotico del conflitto...
La solitudine dell’osservatore Francisco Goya, Funerale della sardina, 1793   L’ombra non processa se stessa Speaker Dee Mo, Sfida il buio   Dove la legittimazione ...

4 commenti a “Nessuno uscirà vivo di qui”

  1. barbara lazzarini ha detto:

    Qui ad essere reificate non sono solo le donne ad esempio Lele Mora adora i maschietti e seleziona le nuove basse leve della tv, che poi magari passeranno alla politica del re nano, dopo aver fornito schifosi favori sessuali, tutti naufraghiamo in una dimensione alienata, ed ora il livello raggiunto è esponenziale; questa classe dirigente si compiace nella più bieca decadenza perchè l’equazione è diventata esclusivamente potere in cambio di favori, il tipo di prestazione richiesta dipende solo dai gusti del richiedente potente di turno, ora a corte vanno per la maggiore le minorenni, e se gli scandali sessuali non sono una novità, il riderci su amaramente credo faccia sì parte dell’alienazione generalizzata dal tam tam tribale, ma più e anche di una considerazione semplice: che si fa dopo aver constatato che non c’è fine al peggio? L’Italia sta marcendo, l’aveva già detto Pasolini, ora sappiamo che è vero e che è mercificata sotto ogni aspetto…

  2. jacopo nacci ha detto:

    Barbara, benvenuta da queste parti.
    E’ vero quello che dici di Mora, ed è deleterio il fatto che si stia sdoganando l’equazione; ma, dal punto di vista della risonanza, del reciproco plasmarsi di bar e media, è chiaro come siano la misoginia e l’umiliazione femminile a trovare decine di milioni di pance piuttosto ricettive, e questo personalmente mi sembra il dato più sconfortante: questo diffuso credersi fuori o antagonisti quando ci si è dentro fino al collo con gli umori e con il linguaggio.
    Quanto alla domanda – che si fa dopo aver constatato che non c’è fine al peggio? – il mio sentire, oggi, è perfettamente espresso dal titolo del post.

  3. matteoplatone ha detto:

    Qui, più che ciò che viene fatto contro la volontà delle persone (stupro), mi angoscia ciò che le persone si sentono autorizzate, secondo un’idea di utile, di vantaggioso, di farsi strada, a lasciare che sia fatto. La spinta ad autoreificarsi, l’idea che se ci metti un sacco di lustrini, luci, cocktail e girano soldi, non è merda, è carriera, è un aprirsi di strade, un prezzo accettabile da pagare. Il problema di molte battute a riguardo (o della canzone di Elio), ho notato, nasce dal fatto che non svela l’assurdo, ma ne è una forma descrittiva, un’appendice organica.
    Francamente ho dei sospetti sulle versionI di ‘sta tipa 17enne, mi pare una che si crede furba che è finita in qualcosa mooolto più grande di lei e che mente come si mente a quell’età, e il livello oggettivo, i fatti (cioè quelle cose che sono accadute, la Storia), andrebbe visto nell’incredibile serie di illegalità commesse da un Presidente del Consiglio e dal codazzo di cortigiani, ruffiani & co. e di certo non per ragioni di Stato. Ma il problema è che questa tizia di 17 anni, che oggi ne ha 18, ma di cui sapevamo fin da subito nome e cognome (ah, la carta di Treviso!) ha dettato l’agenda degli argomenti e del lessico di un paese per circa una settimana. è questo nulla, questo eterno piatto in cui qualunque cosa ha la stessa altezza, questa spinta o gestalt della pancia a livellare tutto, che mi terrorizza, in primis perché non ne sono affatto immune.

  4. srmzgts ha detto:

    Aggiungi un “ormai” in quella frase su Elio, altrimenti l’hai detta grossa :)

Pubblica un commento