Nichilismi, infamie

Jacopo Nacci, 3 ottobre 2008

Questa lettera di Roberta De Monticelli è comparsa ieri sul Foglio con il titolo “Abiura di una cristiana laica”.

Questo è un addio. A molti cari amici – in quanto cattolici. Non in quanto amici, e del resto sarebbe un fatto privato. E’ un addio a qualunque collaborazione che abbia una diretta o indiretta relazione alla chiesa cattolica italiana, un addio anche accorato a tutti i religiosi cui debbo gratitudine profonda per avermi fatto conoscere uno dei fondamenti della vita spirituale, e la bellezza. La bellezza delle loro anime e quella dei loro monasteri – la più bella, la più ricca, e oggi, purtroppo, la più deserta eredità del cattolicesimo italiano. O diciamo meglio del nostro cristianesimo. L’eredità di Benedetto, di Pier Damiani, di Francesco, dei sette nobili padri cortesi che fondarono la comunità dei Servi di Maria, di tanti altri uomini e donne che furono “contenti nei pensier contemplativi”. E anche l’eredità di mistici di altre lingue e radici, l’eredità, tanto preziosa ai filosofi, di una Edith Stein, carmelitana che si scalzò sulle tracce della grande Teresa d’Avila.

Questo addio interessa a ben poche persone, e come tale non meriterebbe di esser detto in pubblico. Ma se oggi scrivo queste parole non è certo perché io creda che il gesto o la sua autrice abbiano la minima importanza reale o morale: bensì per un senso del dovere ormai doloroso e bruciante. Basta. La dichiarazione, riportata oggi su “Repubblica”, di Mons. Betori, segretario uscente della Cei, e “con il pieno consenso del presidente Bagnasco”, secondo la quale, per quanto riguarda la fine della propria vita, alla volontà del malato va prestata attenzione, ma “la decisione non deve spettare alla persona”, è davvero di quelle che non possono più essere né ignorate né, purtroppo, intese diversamente da quello che nella loro cruda chiarezza dicono.

E allora ecco: questa dichiarazione è la più tremenda, la più diabolica negazione di esistenza della possibilità stessa di ogni morale: la coscienza, e la sua libertà. La sua libertà: di credere e di non credere (e che valore mai potrebbe avere una fede se uno non fosse libero di accoglierla o no?), di dare la propria vita, o non darla, di accettare lo strazio, l’umiliazione del non esser più che cosa in mano altrui, o di volerne essere risparmiato. Sì, anche di affermare con fierezza la propria dignità, anche per quando non si potrà più farlo. E’ la possibilità di questa scelta che carica di valore la scelta contraria, quella dell’umiltà e dell’abbandono in altre mani. Ma siamo più chiari: quella che Betori nega è la libertà ultima di essere una persona, perché una persona, sant’Agostino ci insegna, è responsabile ultima della propria morte, come lo è della propria vita. Fallibile, e moralmente fallibile, è certo ogni uomo. Ma vogliamo negare che, anche con questo rischio, ultimo giudice in materia di coscienza morale sia la coscienza morale stessa? Attenzione: non stiamo parlando di diritto, stiamo parlando di morale. Il diritto infatti è fatto non per sostituirsi alla coscienza morale della persona, ma per permettergli di esercitarla nei limiti in cui questo esercizio non è lesivo di altri. Su questo si basano ad esempio i principi costituzionali che garantiscono la libertà religiosa, politica, di opinione e di espressione.

Oppure ci sono questioni morali che non sono “di competenza” della coscienza di ciascuna persona? Quale autorità ultima è dunque “più ultima” di quella della coscienza? Quella dei medici? Quella di mons. Betori? Quella del papa? E su cosa si fonda ogni autorità, se non sulla sua coscienza? Possiamo forse tornare indietro rispetto alla nostra maggiore età morale, cioè al principio che non riconosce a nessuna istituzione come tale un’autorità morale sopra la propria coscienza e i propri più vagliati sentimenti? C’è ancora qualcuno che ancora pretenda sia degna del nome di morale una scelta fondata sull’autorità e non nell’intimità della propria coscienza? “Non siamo per il principio di autodeterminazione”, dichiara mons. Betori, e lo dichiara a nome della chiesa italiana. Ma si rende conto, Monsignore, di quello che dice? Amici, ve ne rendete conto? E’ possibile essere complici di questo nichilismo? Questa complicità sarebbe ormai – lo dico con dolore – infamia.

Roberta De Monticelli

Segui il rizoma

25 aprile 2011 Molto datato, con qualche inesattezza e approssimazione di troppo, ma per una serie di motivi che vanno dalla coincidenza tra Festa della Liberazione ...
Tu quoque Socrate Si veda il Critone. Socrate è in galera, condannato alla cicuta. Critone vuole aiutarlo a fuggire, altrimenti gli Ateniesi lo considereranno un...
Sette plugin indispensabili al cervello È sempre più importante, a fronte della grande quantità di input cui la rete sociale ci sottopone, rendere stabili i nostri cervelli; per questo mot...
Radio Genica 2 e ½. Reverenza e disprezzo Si è parlato di due atteggiamenti diffusi, manifestazioni di un unico pensiero: se questa cosa, la “cultura”, (-A) non ha regole, non ha logica, n...

26 commenti a “Nichilismi, infamie”

  1. utente anonimo ha detto:

    “Con le budella dell’ultimo papa impiccheremo l’ultimo re”

    Alessandro Forlani

  2. anarcadia ha detto:

    Non credo sia possibile smentire in alcun modo queste parole: è così, è come dice lei.

    Quando alla luce di queste parole penso a Cristo e alla sua vita e al suo messaggio, quando penso al senso di salvezza derivatomi dal mio incontro con Lui, quando penso ai “Miei” santi, alle tante, tantissime persone di buona volontà che nel Suo nome òperano e vivono la fede all’interno della Chiesa universale, e in essa entro la chiesa italiana: ho un sussulto, ho un senso di disgusto che mi sale alla bocca, avvèrto un senso di desolazione e di abbandono.

    Mio Dio, perchè ci hai abbandonati?

  3. jacopo nacci ha detto:

    La replica di Betori su Avvenire mi gela il sangue.

  4. jacopo nacci ha detto:

    fortuna che c’abbiamo il grande esegeta

    Immagino sia un altro del Grande Inquisitore.
    E’ proprio vero: Betori è pieno di .

  5. jacopo nacci ha detto:

    Sono in dubbio se postare qui certe riflessioni che ho fatto, oppure curarle un po’ meglio e linkare qui un mio post che potrei fare sul tema lunedì. Uhm…

    Puoi anche fare entrambe le cose.

  6. anarcadia ha detto:

    Betori:

    “Trovarmi coinvolto in una così seria decisione mi turba, ma vorrei ricordare che quella parola, « addio » , percepita di primo acchito sinistra, contiene in sé una radice promettente. E’ la preposizione ‘ ad’ che spinge verso altro, in ogni caso fuori dal soggetto”

    Davvero, si permette di dire pure come interpretare le parole della Roberta (sai, lei è un po’ disadattata, a scrivere, fortuna che c’abbiamo il grande esegeta). Sono in dubbio se postare qui certe riflessioni che ho fatto, oppure curarle un po’ meglio e linkare qui un mio post che potrei fare sul tema lunedì. Uhm…

  7. anarcadia ha detto:

    Ormai a luned’, comunque vada… ^^’

  8. utente anonimo ha detto:

    “Il diritto infatti è fatto non per sostituirsi alla coscienza morale della persona, ma per permettergli di esercitarla nei limiti in cui questo esercizio non è lesivo di altri”

    come son chiare le idee di base in bocca ad una persona intelligente

    chik67

  9. laformadelvuoto ha detto:

    Ti rinnovo i complimenti per quello che pubblichi , sempre pieno di contenuti.
    Ammiro molto l’esposizione dei fatti così come li ha riportati questa studiosa, ma non trovo neppure strana od insensata la replica di Mons. Betori, la definirei anzi coerente, sarà un mio limite.

  10. jacopo nacci ha detto:

    Laformadelvuoto
    innanzitutto grazie dei complimenti
    ^___^
    seconda cosa, sulla scia del tuo ultimo post, definirei la De Monticelli un’intellettuale, prima che una studiosa, anche se in questo caso il fatto che sia una studiosa, te ne do atto, è di fondamentale importanza.
    Sui limiti: lascia che ne abbiano tutti. ^^
    Infine: il Betori…
    per come la vedo, chi manifesta di vivere nell’insensatezza è proprio Betori, che pare ormai all’ultimo stadio del nichilismo.
    Poi io vedo una colossale incoerenza tra ciò che dovrebbe rappresentare e ciò che sostiene. O forse una straordinaria coerenza. E qui si apre un discorso enorme.

  11. anarcadia ha detto:

    “io vedo una colossale incoerenza tra ciò che dovrebbe rappresentare e ciò che sostiene. O forse una straordinaria coerenza. E qui si apre un discorso enorme”

    In effètti, è proprio ciò su cui vorrei riflettere nei miei prossimi post. Intanto lascio qui questo mio commento che tu, Jacopo, già conosci:

    —————-

    MIO COMMENTO a Ferrara (presumibilmente):

    1) Intanto in questo confronto tra frasi si vede che è un viscido:

    Betori:”Non siamo per il principio di autodeterminazione”
    Giornalista:”non è necessariamente e sempre il soggetto che decide di sé”

    2) Qui invece si vede la malafede:

    “La coscienza mi porta a decidere quando devo morire, e con la stessa cogenza mi impedisce di considerarmi colpevole quando a morire per volontà della mia libera coscienza è un bambino nella mia pancia”

    Anch’io sono contro l’aborto, ma non si può paragonare una scelta autoinflitta con quella addebitata a terzi, e quindi per me non è possibile neppure porre l’aborto tra i rischi dell’autodeterminazione, tanto da bandire quest’ultima in nome della vita. Bah.

    3) Qui si vede l’ignoranza:
    “la legge della mia coscienza è formalisticamente, nonché spiritualmente, superiore alla carità, all’amore”

    perchè al limite il caso sarebbe che la mia coscienza si arròga di stabilire cosa sia amore e cosa no: lui da per scontato che l’amore sia Betori. Brrr.

    “bisogna considerare la coscienza libera e padrona come l’unica voce di Dio che l’uomo debba ascoltare, come un sostituto della parola, della liturgia e, in termini laici, della comunità politica e della socialità morale dell’esistenza umana”

    Errore simile, ma con lievi sfumature in aggiunta.

    a] E chi lo dice che uno debba ascoltare la voce di dio, se a dio non ci crede?
    b] Già, se io mi ammazzo mia mamma soffre: puniamo severamente il suicidio, allora, magari con la pena di morte.

    4) “Come ha suggerito tra gli altri un illuminista e laico americano”

    Tendenzioso come chi dice guardate, lo dico per onestà e mica perchè sono un neocon di merda che usa la chiesa come instrumentum regni:

    5) “l’ordine liberale è quello che fa emergere queste verità aprendo uno spazio nella vita pubblica in cui i cittadini possano discuterne insieme nel corso di una conversazione libera e priva di ogni ipoteca esterna”

    Di nuovo ipocrita, di nuovo confonde apposta il doveroso dibattito sociale NECESSARIO ALLA CONVIVENZA DEI DIVERSI con la sottrazione dell’autodeterminazione alle diversità dei soggetti. Ma chi è questo cane?

    6) “Lo stato non ti può imporre un suo pensiero in tema di vita o di morte”

    contraddizione con quanto detto e quanto sta per ribadire:

    7) “La norma o la scelta di sottrarre un certo campo dell’azione umana alla norma devono nascere da una discussione informata in cui trovi spazio, in senso pieno e ricco, il punto di vista religioso”

    E che cazzo c’entra il punto di vista religioso? Il dialogo avviene TRA CITTADINI: se poi i cittadini sono mossi da istanze religiose o ideologiche, son cazzi loro.

    8) “il punto di vista religioso, cioè quello di una fede che si incarna in un’istituzione”

    Cioè con la chiesa ufficiale. Intendiamoci, io sono dell’idea che ogni gruppo sociale abbia diritto di dire la sua nell’ambito della vita pubblica comune, ma prima dev’essere riconosciuto che la vita pubblica è COMUNE.

    9 ) “Con la coscienza misteriosa e abissale dell’homo compensator, quell’uomo senza Dio che secondo Marquard si assolve mentre si fa giudice di se stesso, non si fanno le leggi, non si praticano né il terreno della morale né quello del diritto”

    Vabbè, qui non ci son più le mezze stagioni. Bah.

    9) “si fa il caos interiore di una fede fervente che rifiuta di dire le sue ragioni. E che nel mascheramento moderno, un secolarismo che diventa religione dei diritti individuali, si fa chiamare libertà dell’individuo e autodeterminazione”

    Ma capisce un cazzo? Come si fa ad accusare la roberta di religiosità che non fornisce ragioni? AHAHAHAH!!!!!!

  12. utente anonimo ha detto:

    Non si può pretendere che la Chiesa Cattolica parli, sempre e comunque, come il PD di Veltroni. Io non sto con Bagnasco ma capisco che Bagnasco dica certe cose. Che cosa vi aspettate che vi dica?
    Andate, copulate e suicidatevi ?
    Il problema, peraltro, non è già più etico, morale o filosofico ma è strettamente scientifico e giuridico e si ripropone con identica tragicità anche per la questione dei trapianti: dove finisce la vita per la scienza ? E per il diritto ? E dove comincia, naturalmente ?
    Un codice genetico senza tessuto nervoso è già vita o è solo un aggregato di amminoacidi ?
    Fingendo di non vedere alcuni passaggi logici e cronologici grandi come palazzi abbiamo già avuto sentenze coraggiose in tema di eutanasia come quella che ha assolto i medici responsabili della morte di PierGiorgio Welby.
    Il resto, perdonatemi, son chiacchiere private. Come quelle della Monticelli, appunto.

    Cali Gola

  13. jacopo nacci ha detto:

    Io non sto con Bagnasco ma capisco che Bagnasco dica certe cose.

    Non si parla di Bagnasco, si parla di Betori.

    Il problema, peraltro, non è già più etico, morale o filosofico ma è strettamente scientifico e giuridico e Un codice genetico senza tessuto nervoso è già vita o è solo un aggregato di amminoacidi? si contraddicono tra loro.

    Come quelle della Monticelli, appunto.

    Si chiama De Monticelli.

    Il resto, perdonatemi, son chiacchiere private.

    Anche io l’altra sera sono entrato in un bar, a caso ho preso pezzi delle cose che le persone accanto a me stavano dicendo e ripetendole ho concluso dicendo loro “A me dei vostri discorsi non me ne frega nulla”.
    Hai ragione. Ora mi sento un uomo migliore.

  14. anarcadia ha detto:

    Davvero, non ci ho capìto un cazzo.

  15. Ariesignis ha detto:

    “Possiamo forse tornare indietro rispetto alla nostra maggiore età morale, cioè al principio che non riconosce a nessuna istituzione come tale un’autorità morale sopra la propria coscienza e i propri più vagliati sentimenti?”

    Ecco… la nostra “maggiore età”. Questo concetto, anzi, citazione, è tratta da uno degli scritti più famosi di Kant, ossia, per intenderci quando ebbe a definire l’illuminismo. L’illuminismo, una “corrente”, questa, spesso accusata dagli ecclesiastici e dallo stsso papa di essere stata il traghetto del relativismo morale.
    Visto che se la cava meglio di me, faccio parlare Kant.
    In “Risposta alla domanda: Che cosa è l’illuminismo”, egli scrive:

    “Illuminismo (Aufklärung) è la liberazione dell’uomo dallo stato volontario di minorità intellettuale. Dico minorità intellettuale, l’incapacità di servirsi dell’intelletto senza la guida d’un altro. Volontaria è questa minorità quando la causa non sta nella mancanza d’intelletto, ma nella mancanza di decisione e di coraggio nel farne uso senza la guida di altri. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti del tuo proprio intelletto! Questo è il motto dell’illuminismo.
    La pigrizia e la viltà sono le cause perché un cosí grande numero di uomini, dopo che la natura li ha da un pezzo dichiarati liberi da direzione straniera (naturaliter majorennes), restano tuttavia volentieri per tutta la vita minorenni; e perché ad altri riesce cosí facile il dichiararsene i tutori. È cosí comodo essere minorenne. Se io ho un libro che ha dell’intelletto per me, un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che giudica del regime per me e cosí via, io non ho piú alcun sforzo da fare. Se pago, non ho piú bisogno di pensare: c’è chi se ne prende la briga per me. E che la maggior parte dell’umanità tenga la liberazione non solo per incomoda, ma anche pericolosa, è cura dei sopradetti tutori, i quali si sono benignamente assunti la sovrintendenza[…]”.

  16. jacopo nacci ha detto:

    Ariesignis, benvenuto!
    E grazie dell’ottimo contributo.

  17. anarcadia ha detto:

    “È cosí comodo essere minorenne”

    Questa frase dovrebbe essere scolpita sul frontespìzio di tutte le scuole del regno (nonché sulla patente statale di abilitazione alla procreazione).

  18. laformadelvuoto ha detto:

    Sulla scia del mio ultimo post, hai perfettamente ragione , in effetti intendevo dire intellettuale.
    Io penso che bisognerebbe innanzitutto stabilire quando si può giudicare valida la decisione di un malato che in certi frangenti può considerarsi lucida e poi inevitabilmente obnubilata dalla sofferenza della malattia e/o della depressione, questo non è un dettaglio considerando che il malato potrebbe essere in un certo senso spinto a tradire certe decisioni che aveva preso in coscienza con la sua fede.

    Poi il discorso in chiave religiosa forse dovrebbe spostarsi più che sul malato, sulla valutazione di un’ eventuale interruzione della terapia per la sopravvivenza e nel qual caso venga letta come suicidio e/o omicidio, allora forse un uomo che rappresenta la chiesa ha ragione ad esprimersi in un certo modo.

    Naturalmente le leggi morali che regolano le leggi giuridiche sotto un’ottica laica devono esser lette in maniera per forza differente, visto che devono tener conto delle differenze religiose e culturali, nonché della coscienza laica stessa.

  19. anarcadia ha detto:

    “Poi il discorso in chiave religiosa forse dovrebbe spostarsi più che sul malato, sulla valutazione di un’ eventuale interruzione della terapia per la sopravvivenza e nel qual caso venga letta come suicidio e/o omicidio, allora forse un uomo che rappresenta la chiesa ha ragione ad esprimersi in un certo modo”

    Ma sai, il fatto credo sia questo: ci sono cure palliative fattualmente inutili e pòste in atto nell’illusione di salvare un salvabile che non esiste.

    Poi esistono “cure” che permettono la sopravvivenza dell’individuo a tempo indefinito, come appunto l’alimentazione forzata.

    Ora appare chiaro che, se nel primo caso rinunciare ad un palliativo può addirittura significare, cristianamente, la manifestazione di una rinuncia ad un’immagine idolàtrica di un sè che cerca la propria biologica sussistenza olte ogni ragionevole possibilità di perseguirla, dall’altra abbiamo al contrario una svalutazione del valore della vita, non più riconosciuto nella sua assolutezza ontologica e bensì ridotto a mero indicatore di performance.

    Il secondo caso è evidentemente inaccettabile, da un punto di vista cristiano (e non “cattolico”, si bàdi bene).

  20. anarcadia ha detto:

    Cogito ergo sum – 5[..] Inizialmente pensavo che Betori si riferisse esclusivamente all’àmbito politico –e quindi extracattòlico- con la sua rettifica a Bagnasco: poi, ragionando per il primo post di questa sèrie, e tornando ora sulle mie par [..]

  21. jacopo nacci ha detto:

    Laformadelvuoto, dirò la mia in merito alla prima parte, quella sulla lucidità, ché sull’altra ha già detto Anarcadia.

    Ora, il problema che poni non è da poco e personalmente confesso una difficoltà ad affrontarlo, ma tutto sommato considero che il pericolo di scarsa lucidità c’è sempre, e non è un caso che la lucidità si autocertifichi (nel pieno possesso delle mie facoltà mentali…) ma rimaniamo sempre lì: se abdico alla mia coscienza, necessariamente deciderà per me la coscienza di qualcun altro. Chi lo dice che sia più lucido? Chi dice che la malattia non mi abbia aperto gli occhi, per dire?
    E soprattutto: anche fossi non del tutto nel pieno delle mie facoltà, è giusto che in ogni caso decida qualcun altro per me e non io?

  22. laformadelvuoto ha detto:

    mah, l’unica certezza che ho sull’argomento è che l’amore di un genitore nei confronti della propria figlia dovrebbe considerarsi al di sopra di qualsiasi fonte di ispirazione estranea ed il rispetto imporrebbe il silenzio.
    Ma dal momento che in ambito cristiano è contemplato il libero arbitrio si possono sopportare anche dei suggerimenti, e naturalmente nessuno starebbe a discutere su certe riflessioni se per opportunismo politico non diventassero queste diventassero anche forzature del diritto civile.

  23. jacopo nacci ha detto:

    il rispetto imporrebbe il silenzio.

    Ecco, su questo sono assolutamente d’accordo. Certe esternazioni da trance con il sorriso inschiodabile – tipico di chi ha l’inschiodabile certezza che il proprio egoismo sia cosa buona e giusta – mi han dato la nausea. “Ma noi che ce ne siamo occupate fino ad ora?”. Bleah.
    Chi ha orecchie intenda.

    Alle elementari avevo una compagna di classe che adorava il fratellino piccolo di un nostro comune compagno di classe. Questo fratellino piccolo fuggiva ogni volta che la vedeva. Perché lei, al motto di “Gigetto vuole stare con me” si inchiodava ‘sto povero Gigetto sulle ginocchia, lo cingeva di strettissime e forti braccia e, mentre quello continuava a piangere e agitarsi e urlare, lei praticava il suo mantra, estatico il sorriso: “Gigetto vuole stare con me”.
    Almeno aveva l’onestà dell’autoconvincimento, lei. Almeno.

  24. anarcadia ha detto:

    Ecco, l’opportunismo politico. Giusto, altro paio di màniche, rispetto al senso della vita.

  25. anarcadia ha detto:

    Hai presente Cesare Giacobbe che parla delle personalità infantili, delle vittime assurte a dispensatori di affètto, delle vecchie e finte-madri bambine che danno da mangiare a gatti e piccioni nelle strade, nonché ai loro figli nel viziarli?

    Il bambino chiede,

    l’adulto prende,

    il genitore dà,

    diceva.

    Proprio ieri rileggevo un passo da un suo libro, in cui si parlava del delirio di onnipotenza che deriva dal saper il sostentamento altrui dipéndere da sè. Bleah.

  26. anarcadia ha detto:

    Cogito ergo sum – 5a[..] ‘ [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10] [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10]. ’ (C.C.C. art. 2, 96-100) Che liberamente accettando la Chiesa si accèttino anche le sue eventuali esigenze e/o ordinanze, senza per questo sentirs [..]

Pubblica un commento