Non alla patria, non al linguaggio, tanto meno ai nervi I

Jacopo Nacci, 22 febbraio 2006

Io: -Mi scusi signora, mi farebbe passare? Devo scendere alla prossima.
Lei: -Tutti dobbiamo scendere. È un autobus.
Io: -Mi perdoni, è che state tutte qui davanti all’uscita e non sapevo se foste anche voi intenzionate a scendere: se è così cambia tutto.
Lei: -Che fretta avrà, poi, lo sa lei perché.
Io: -Infatti lo so io, il perché.
Lei: -Eeeeh?!
Io: -Ho detto che lo so io il perché, e non mi urli nell’orecchio per favore.
Lei: -Appunto, lo sa lei.
Io: -Comunque, signora, siamo alla fermata, possiamo scendere?
Lei: -Mo io non scendo mica qui.
Io: -Come non scende qui…
Lei: -No, scendo alla prossima io.
Io: -Ma allora mi faccia pass… oh merda. Ma si rende conto? Mi fa arrivare fino alla prossima fermata.
Lei: -Mo scusi lei, mo cosa vuol da me?
Io: -Come cosa voglio? Le ho detto che dovevo scendere al…
Lei: -Stia a sentir me: ma se io la facevo passare e poi lei non mi scendeva? Eh! Insomma. Come facevo io?
L’altra: -E poi è anche giovane: anche se fa due passi in più mica è un dramma.
L’altra ancora: -Mo senta lei, che ci sente bene: ci venga prima davanti all’uscita. Eh.
Io: -Ma io sono salito dopo la signora: per forza ero dietro di lei.
L’altra: -Ooosssh! Mo’lora salga prima! Mo guarda un po’ te.
L’altra ancora: -Vengon qui a Bologna e vogliono anche comandare.
Lei: -È che noi siam sempre gentili, poi lo vedi come finisce, che son sempre maleducati e voglion tutto: è gente cattiva.
L’altra ancora: -E non si vergognano mica.
La quarta: -Ah no, ma sarebbe ora di farla finita, sennò siamo sempre qua a subire.
L’altra (sottovoce): -Va mo là che si sbrighi ad aprire la porta, l’autista, che di là sta salendo il controllore.
Controllore: -Signore, biglietto perfavore.
Io: -La prego, devo scendere, ecco il biglietto, è a posto.
Controllore: -Calma, se è a posto lo dico io. Mi faccia vedere bene. Anche se scende alla prossima non è mica un dramma…
Mi scusi ma perché sbuffa?
Io: -Non posso sbuffare? È vietato?
Controllore: -Le ho chiesto perché sbuffa, non le ho chiesto se è vietato.
Io: -Infatti sono io che le ho chiesto se è vietat… vabbé guardi, lasci perdere.
Controllore: -Perché? Lasci perdere cosa? Che vuol dire Lasci perdere?
Io: -Oh santo… Ma lei si rende conto che chi non è scemo in questo paese lo diventa?
Controllore: -Avrete ben ragione voi, mo.
Io: -Voi chi, scusi?
Controllore (guardando altrove): -A posto, grazie, arrivederci. E va là che ci siam capiti…
Io: -Se lo dice lei.

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9 commenti a “Non alla patria, non al linguaggio, tanto meno ai nervi I”

  1. subliminalpop ha detto:

    sick world !

  2. utente anonimo ha detto:

    Sei uno spettacolo Jago.
    Mi fa sentire sempre più uno dei “voi”

    (troppa fatica loggare: bionic01)

  3. arcadio ha detto:

    oddio.
    Splendido.

    La Bologna che preferiresti non incontrare mai. Solo che è un po’ dappertutto. E lì diventa un problema. Come anche scendere da un autobus. Emmeno male che almeno tu viaggi col biglietto!

  4. jacopo nacci ha detto:

    Non pagare il biglietto significare stare ne La casa delle libertà, esattamente come quelle zdaure dell’autobus.
    No grazie.

  5. arcadio ha detto:

    Eppure le vecchiettine sull’autobus hanno dalla loro anche un po’ di ragione.
    Il problema è saper distinguere tra te e la masnada di bufali vestiti con le pezze al culo e pieni di soldi che si divertono a radere al suolo la loro [di quelle che tu chiami Zdaure] città.

    Far coesistere sotto lo stesso tetto [seppur delle libertà] le Zdaure dell’autobus coi bufoli inferociti e ricongiungere il tutto alla campagna abbonamenti dell’ATC mi pare un po’azzardato.

    Con rispetto.
    Luca

  6. jacopo nacci ha detto:

    Dovresti forse domandarti quali sono le comuni esigenze e i comuni modi di fare delle vecchiette e dei topazzi di piazza verdi. Forse potrebbe chiarirsi qualcosa. Secondo te sono così distanti? Hanno interessi così diversi?

  7. jacopo nacci ha detto:

    Per il resto: il biglietto lo paghi perché usufruisci di un servizio. Punto. Non è una questione di campagna abbonamenti. Non ho capito il collegamento con la campagna abbonamenti dell’ATC. Chi non lo paga, come le vecchiette e i topazzi, ha semplicmente deciso per ragioni ideologiche (che vanno dall’appartenenza al territorio, all’esaltazione italiota della furbizia o della propria inventata povertà) di non essere tenuto a pagarlo.

  8. utente anonimo ha detto:

    caro jago, racconto esilarante. ti ammiro, perchè non hai dato alle vecchie delle troie, e non hai mandato a fare in culo nessuno. ti invidio. invidio la tua calma olimpica. io avre sibilato “signora, si levi dal cazzo”, e l’avrei spostata contro un palo reggivecchi..

    http://www.boll.splinder.com (troppa fatica loggarmi, non sono il solo evidentemente)

  9. jacopo nacci ha detto:

    Calma olimpica? Calma olimpica?!

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