Oltre Ultra

Jacopo Nacci, 10 aprile 2007

Ci ho messo dieci anni a digerire Ultra. Considerando che quest’estate festeggerò i miei primi diciott’anni di devozione non è poco. Quando ebbi terminato il primo ascolto non ci misi molto a decidere che la decadenza era arrivata. Mi domandai, addolorato, ciò che mi domando da allora ogni volta che esce un nuovo album: per quale assurdo motivo avete deciso di farci questo? perché non vi siete sciolti dopo Songs Of Faith And Devotion, lasciandoci una carriera devastante, un mosaico di capolavori al quale era impossibile aggiungere alcunché, un’eredità di cui andare fieri, camminando a testa alta? perché ora devono venirci i brividi ogni volta che viene annunciato un nuovo album o, anche solo, qualche rockettaro vi infila tra i suoi gruppi preferiti?
Oggi Ultra è un album che, a volte, mi fa quasi venire voglia di ascoltarlo. Riesco a perdonargli quella specie di chitarra alisincéins che disturba la godevole fruizione di Useless, riesco a non pensare ai CSI quando in Home compare la stessa – evidentemente indispensabile – chitarra. Riesco a rendermi conto che It’s No Good, Barrel Of A Gun, Useless e Home sono delle buone canzoni dei DM. Riesco a rendermi conto che sospettare che la stupenda Sister Of Night sia uno scarto di Violator equivale, coi tempi che corrono, a tirarsi pugnalate al cuore da soli.


Ricordo, nel ’97, amici impazziti, rockettari estasiati, mentre noi vecchi amanti della wave e devoti rimanevamo perplessi. Le chitarre c’erano anche prima, in Violator si erano ritagliate un ruolo importante. Non era quello. Era qualcosa che assomigliava a una spersonalizzazione, a una commercializzazione, ma nemmeno. Forse e semplicemente, a quelle ballad di rock-pop elettronico, per la prima volta in sedici anni – ma mai quanto sarebbe accaduto negli album posteriori – cominciava a mancare un po’ di anima: quelle canzoni cominciavano a essere metà accademia DM e metà semplicemente pop-rock alternativo (etichetta che non vuole dire praticamente nulla, almeno quanto il genere cui la si applica), e di fatto qualcosa doveva essere accaduto al motore sentimentale dei dischi dei DM, se solo allora e proprio allora i rockers uscirono allo scoperto per dire che anche loro avevano un "gruppo elettronico", oppure, al contrario, per poter finalmente ammettere che i DM a loro piacevano.
Ricordo un tristissimo tour della raccolta dei singoli, con i DM che prendevano se stessi per i Pink Floyd o i Queen: grande band, affermata, arrivata, indiscutibile, gente che da quel momento in poi non avrebbe dovuto dimostrare più nulla. E si è sentito.
Su Exciter non sono mai riuscito a cambiare idea. Sto aspettando di farlo su Playing The Angel. Playing The Angel ha una quantità maggiore di bei pezzi rispetto a Exciter, che è come dire che ha una quantità minore di pezzi imbarazzanti. Ma non basta avere dei pezzi buoni su un disco per farne un album dei DM, altrimenti Ultra, che di pezzi buoni ne ha, non continuerebbe comunque a traballare sul confine che decide se un disco è un album dei DM o un album. Né basta avere solo pezzi buoni seppur con qualche istante di stanca al loro interno per essere un album dei DM, altrimenti un estratto di Ultra sarebbe un album dei DM. Il punto è che ci sono dei "se" e dei "ma", il punto è che prima del ’93 nessuno si sarebbe sognato di avere dei "se" e dei "ma", dei pezzi minori, alti e bassi, momenti di noia, di imperfezione, di poca cura, qualcosa di inutile, di non urgente, su un album dei DM. La seconda cosa più terrificante, dopo il fatto che le cose stiano così, e che quei "se" e quei "ma" stanno probabilmente decretando – pregi ad altre orecchie – l’odierno successo del gruppo.
Oggi ho amici che, ogni volta che esce un album e io perdo dieci anni di vita a causa del dolore, continuano a dire: «Perché dici che è brutto? Dai, non è proprio brutto…» Come se fosse accettabile un album che non è proprio brutto, come se fosse accettabile un album “bello” solo perché è meglio di tutto ciò che c’è sul mercato pop odierno, orrendo. Come se fosse accettabile girare per recensioni su sbavanti siti rock, che vent’anni fa ai DM («i fighetti col sintetizzatore») avrebbero fatto volentieri il culo, e che puntualmente si ricredono quando c’è di mezzo una chitarra, poca creatività, poco cuore e qualche etto di sound industriale. Come se fosse accettabile attribuire fondamentale importanza al suonare strumenti “veri”, e chi se ne frega se il compositore non si trova la vena. Come se fosse accettabile sentir parlare di tutto ciò che c’è stato tra l’’81 e il ’93 come di una preparazione alla grande era di Exciter. Come se fosse accettabile il fatto che i DM abbiano smesso di sentire, che abbiano smesso di avere assolutamente bisogno di dire qualcosa, e che ciononostante ritengano di dover produrre dischi.
In certi giorni mi domando semplicemente se, invece che essere privi d’anima i nuovi dischi, non sia obsoleta la musica, non sia assurdo fare musica del genere nel 2007, o se non siamo noi a non essere più disposti ad appendere catene d’emozioni a dischi che magari a 16 anni ci sarebbero anche piaciuti, se non siamo semplicemente noi a essere emotivamente devastati da oceani di mp3 che non permettono più la vera devozione. Non lo so, davvero non lo so. Ma tutto sommato rimango abbastanza persuaso dell’idea che se i DM uscissero nel 2010 con un album dei DM me ne accorgerei.
Rimango con il ricordo della data di Firenze del Devotional Tour: le ballerine con il becco da crociere che attraversano il palco, i brividi che salgono dalla schiena, Martin estasiato dal suo stesso genio che alza le braccia al cielo, gioisce della rivelazione ricevuta da se stesso, il pianto disperato della sua chitarra dopo il secondo ritornello, mentre sale la catarsi.

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36 commenti a “Oltre Ultra”

  1. Operaalnero ha detto:

    Questa volta si parla di acqua calda, di chi l’ha scoperta e di come e di quando e del perchè…Ogni gruppo, ogni artista e, dall’altra aprte, ogni ammiratore del suddetto artista, prima o poi si trova davanti al bivio conigliuto. I dubbi si accavallano: sono loro che sono cambiati o sono io che sono cambiato…o siamo cambiati tutt’e due? La seconda che hai detto, direbbe qualcuno. Ma io propendo per la terza, anche se ci sarebbe una quarta che potrebbe essere addirittura più ghiotta. Io direi che rientra nella normalità che un artista degno di queso nome cambi, si evolva, provi nuove strade. Diffida dai Ligabui, i Ligabui si, sempre uguali, la stessa voce, gli stessi temi di chi ha trovato la sua dimensione e non si smuove di una virgola. Diffida dai RHCP, che hanno interrotto la loro evoluzione artistica per sfornare 4 album tutti uguali, e mi viene il dubbio che non si siano consultati con Ligabue (si conoscono?). E’ vero, siamo legati ad alcuni album, a quel pezzo di stroria che essi rappresentano per noi…ma in fondo è questo ciò che sono, e non dobbiamo pretendere di poter ripetere quel pezzo di storia “ad libitum”. L’artista vero è colui che si fa rapire dall’Opera, è lo strumento, il medium di un qualcosa che gli appartiene e non gli appartiene. L’Opera entra nell’artista quando colui che la deve accogliere è predisposto “canonicamente”. L’Artista può decidere di accogliere un altra Opera, così come l’Opera può decidere se un artista è o non è predisposto ad accoglierla.

    Achilles last stand:

    It was an April morning
    When they told us we should go
    As I turn to you
    You smiled at me
    How could we say no?

    With all the fun to have
    To live the dreams we always had
    Woa the songs to sing
    When we at last return again

    Sending off a glancing kiss
    To those who claim they know
    To know the streets the seaman hears
    The devil is in his hole

    Oh to sail away
    To sandy lands and other days
    Oh to touch the dream
    Hides inside and never seen, yeah

    Into the sun the south the north
    Lies the first of hope
    The shackles of commitment fell
    In pieces on the ground

    Oh to ride the wind
    To tread the air above the din
    Oh to laugh aloud
    Dancing as we fought the crowd

    To seek the man whose pointing hand
    The giant step unfolds
    With guidance from the curving path
    That churns up into stone

    If one bell should ring
    In celebration for a king
    So fast the heart should beat
    As proud the head with heavy feet, yeah

    (Cool Guitar Solo)

    Days went by when you and I
    Made an eternal summers glow
    As far away and distant
    Our mutual time to grow

    Oh the sweet refrain
    Soothes the soul and calms the pain
    Oh Albion remains, sleeping now to rise again

    Wandering upon the rings
    What place to rest the search
    The mighty arms of Atlas
    Hold the heavens from the earth

    The mighty arms of Atlas
    Hold the heavens from the earth

    From the earth
    Ooooooooooooooh

    I know the way, know the way, know the way, know the way (2x)

    Ooh, ahh, etc…

    Oh the mighty arms of Atlas
    Hold the heavens from the earth
    Oooh, ahh, etc…

    [Led Zeppelin]

  2. jacopo nacci ha detto:

    D
    E
    V
    O
    T
    O

    Che ci volete fare?

  3. jacopo nacci ha detto:

    Io direi che rientra nella normalità che un artista degno di queso nome cambi, si evolva, provi nuove strade.

    E io sono d’accordo. Né troverai un album uguale all’altro, nemmeno dal punto di vista della produzione, tra i primi otto dei DM.
    Non si tratta di accettare o meno un cambiamento stilistico, o almeno non mi sembra questo il problema. Ciò che è successo ai DM è qualcosa di diverso, qualcosa che forse non era mai capitato a nessuno, perché a nessuno era mai capitato di essere ciò che i DM erano prima.
    Ma io parlo da devoto; troverei giusto, esatto, normale tutto ciò che scrivi se non fossi un devoto; trovo di fatto tutto inadeguato – specialmente il fatto che vengano citati altri musicisti in questa stessa pagina… -, non pertinente alla tragica situazione nella quale mi sono venuto a trovare. Non te ne avere a male, caro Opera. E’ un’impresa impossibile convincermi che si tratti solo di qualcosa di normale in una storia pluridecennale nella quale tutto è stato sovrannaturale.

  4. anarcadia ha detto:

    Ho sempre e solo sentito qualcosa quà e laà dei DM: non conosco un titolo, né ho idea alcuna della loro concreta successione cronologica, a dire il vero. Quello che ho sentito non mi spiace, ma non sarei in grado di dirti se sia il “prima” o il “dopo”. Per il rèsto, poi, mi trovo abbastanza d’accordo con Opera.

    ps: ah, Ligabue mi fa davvero cagare.

  5. Alessia7 ha detto:

    Per me i DM sono come le Big Bubble.
    Le ho adorate per anni, oggi però quando le metto in bocca non mi sembrano più come una volta e spesso mi si attaccano al lavoro del dentista, ma mi evocano sensazioni meravigliose di un vissuto che non c’è più. Tipo cartoline dal passato.

  6. jacopo nacci ha detto:

    Il mondo della musica europea si divide in due categorie trasversali: quelli cui i DM hanno toccato il cuore, e quelli cui i DM non hanno toccato il cuore. Ogni altra divisione (mi piacciono/non mi piacciono, c’ho i dischi/non c’ho i dischi, li conosco/non li conosco) non conta nulla. Ripeto che secondo me il discorso del cambiamento del musicista è irrilevente rispetto alla questione da me – incautamente – affrontata.

  7. jacopo nacci ha detto:

    @Anarcadia#4:
    datti un’occhiata ai filmati in #3: quelli sono i DM.
    E ti prego di non nominare più quel coso, o cosi simili…
    è___é

  8. Alessia7 ha detto:

    anra, ma era una battuta vero?!? non puoi non conoscere i DM!!!

  9. Operaalnero ha detto:

    Ok, forse le mie parole sono risultate un pochino irritanti, almeno all’inizio del commneto…ma la tua devozione mi ha provocato una certa commozione, e non lo dico solo per far rima baciata. Ho messo in evidenza le parti esoteriche del discorso artistico, ma tu, pezzo di pane, parli da uomo ferito. Forse quello che doveva essere espresso è stato già espresso, e parlo della vena artistica ora scomparsa. Con Verbumdimissum abbiamo affrontato questo discorso diverse volte, e non è un discorso che riguarda solo i DM. Ok, tu vuoi rivolgere l’attenzione solo ai DM. Ma anche i The Cure…e no…si parla di DM. Mi sembra che in questi ultimi anni molte cose sono successe al gruppo, c’è chi ha fatto il suo disco solista, chi se n’è andato, chi è tornato…Già questa potrebbe essere una risposta, come potrebbe essere una risposta un cambiamento nell’animo dell’artista. Chi si rende conto della Magia che sta dietro al processo di creazione artistica sa che sto parlando dell’ispirazione. Quel “predisporre le cose canonicamente” di cui sopra è la cosiddetta “magia del fare”, per cui ci deve essere un luogo, un tempo e un tramite. Il tramite può essere un gruppo, una persona del gruppo o una persona sola. Ma ciò non basta, è possibile che il tramite, o medium, sia sempre lo stesso, che il gruppo si riunisca, e la magia non si ripeta. Infatti quì non si parla di scienza sperimentale, si parla di qualcos’altro, di qualcosa di irripetibile a piacimento. L’incanto si è rotto, così, come era cominciato è finito. I Led Zeppelin, per fare un esempio, lo capirono allorchè il loro batterista lasciò questa terra. Evvabbè, dissero alcuni, era un bravo batterista, ma il batterista si può sostituire. Quel qualcuno, evidentemente, non aveva fatto i conti con l’anima magica di Jimi Page e Robert Plant.

  10. anarcadia ha detto:

    Non so, forse è semplicemente mancanza di “confidenza emotiva” coi pèzzi, come dico io, o di “affinità elettiva”, come dicesti una volta tu, Jago: nel campo elettronico mi piacciono più i PSB oppure i Simple Mind, ad esempio.

  11. jacopo nacci ha detto:

    There’s more besides joyrides
    Little house in the countryside
    Understand, learn to demand,
    Compromise, sometimes lie

    Get the balance right, get the balance right…

    @Alessiuccia:

    non puoi non conoscere i DM!!!

    Incredibile, vero? Se è vero che la filosofia comincia con lo stupore, Anarcadia potrebbe fare di ognuno di noi un Platone.

    @Opera:

    Chi si rende conto della Magia che sta dietro al processo di creazione artistica sa che sto parlando dell’ispirazione.

    Grazie per essermi venuto incontro. Ci siamo. Push to the left, back to the right Twist and turn til youve got it right… Get the balance right.

    P.S.: Questo è un post nostalgico, autoreferenziale, probabilmente senza risposta e tirannico: lo rivendico!

    Mi sembra che in questi ultimi anni molte cose sono successe al gruppo, c’è chi ha fatto il suo disco solista, chi se n’è andato, chi è tornato…

    Questo. Ciò che il devoto non può capire è come sia possibile che queste volgarità quotidiane, questi dozzinali affari mondani, possano in qualche modo compromettere la musica: se la musica era celestiale prima, quando appariva come registrazione pura della sinfonia delle sfere, dell’amore carnale e intellettuale, del peccato e della redenzione, del respiro del pianeta, e ciononostante questo accadeva passando per la testa e il cuore di Martin, come è possibile che dopo le dinamiche sociali e materiali possano inficiarla, e soprattutto come è possibile che si accetti che lo facciano, dando registrazione a dischi imperfetti? Quello di cui non riesco a capacitarmi è davvero, e lo dico con suprema sincerità, come le vicende del mondo possano avere un qualche contatto con la musica dei DM. Rivendico, dunque, l’assoluta pretesa metafisica del post. È come dire: sì, Opera, gli album solisti, la gente che se ne va, tutto questo è vero, ma… ma questo… cosa diavolo c’entra? È tutto vero. Ma anche no.
    Rivendico, rivendico…

  12. anarcadia ha detto:

    Effettivamente non l’avevo guardato, e lo trovo un pezzo avvincente. Beh, l’esempio del bassista è chiaro, capisco cosa intendi, anche se>quest’altro ancora, che mi sanno maggiormente coinvolgere.

  13. anarcadia ha detto:

    Non capisco, forse ho sbagliato un tag e mi si è cancellato parte del commento: volevo dire che non saprei perchè, ma è Clean, tra quelli da te linkati, il pezzo che mi coinvolge di più e che trovo maggiormente evocativo. Così come, pur non “seguendo” eccessivamente i SM, adoro alcuni loro pezzi come quello prima segnalato o anche quest’altro, ad esempio.

    (Edit: il link è stato scollegato causa scomparsa del video)

  14. Alessia7 ha detto:

    DJ -> ma io ti capisco di brutto, e concordo sulla libertà di rivendicare la nostalgia..solo che è un brutto segno che preannuncia l’arrivo della vecchiaia ^_^

    Opera -> “Ok, forse le mie parole sono risultate un pochino irritanti, almeno all’inizio del commneto…ma la tua devozione mi ha provocato una certa commozione, e non lo dico solo per far rima baciata. Ho messo in evidenza le parti esoteriche del discorso artistico, ma tu, pezzo di pane, parli da uomo ferito.”
    AHAHAHAHASEIUNDEFICIENTEEEEEE!!!

  15. utente anonimo ha detto:

    “Rimango con il ricordo della data di Firenze del Devotional Tour: le ballerine con il becco da crociere che attraversano il palco, i brividi che salgono dalla schiena, Martin estasiato dal suo stesso genio che alza le braccia al cielo, gioisce della rivelazione ricevuta da se stesso, il pianto disperato della sua chitarra dopo il secondo ritornello, mentre sale la catarsi.”

    bravo, bravo, bravo.
    ma io non ho tempo. non ho più tempo per niente e per nessuno.
    forse domenica mattina verserò orazioni al dio pagano Martin Gore. forse.

    Pierpaolo Figanera

  16. anarcadia ha detto:

    Mi accòrgo ora dei link nascosti nella scritta “devoto” di #3. Guarderò appena possibile. La canzone che hai aggiunto al post mi piace, anche se ovviamente non capisco un cazzo di inglese.

  17. jacopo nacci ha detto:

    A uso e consumo dei devotees:
    lo strepitoso video di Walking In My Shoes, con lo stupendo pattinar di crociere.

    (Edit: il link è stato cancellato causa scomparsa del video)

  18. jacopo nacci ha detto:

    @Anarcadia: parli di gruppi completamente diversi: non credo esista un “campo elettronico”, esistono gruppi e suoni (anche se forse ti riferisci a gruppi più o meno legati alla new wave, ma anche qui sui PSB si potrebbe discutere). Che vuol dire? Sarebbe come dire: di gruppi che c’hanno il bassista mi piacciono di più gli ***

    Personalmente i SM non mi hanno mai fatto impazzire.
    I PSB sì, ma sono un discorso altro, altrissimo; un altro amore, enorme e profondo anch’esso, ma per me è come paragonare tra loro due donne ognuna delle quali ho amata tantissimo per ciò che era.

    Spero non ti sia sfuggito il pezzo linkato in fondo al post.

  19. Alessia7 ha detto:

    Martin Gore che rifà “In a Manner of Speaking” dei Tuxedomoon..io ero innamorata di Steven Brown ma sta cosa mi aveva fatto vacillare..

  20. jacopo nacci ha detto:

    Martin Gore deve sentirsi libero in ogni momento di calpestarmi e sottopormi i suoi gas purché mi dia almeno il tempo di decidere se assaporarli live o rinchiuderli in apposita boccia. Martin Gore deve sentirsi libero di fare di me tutto ciò che vuole.
    Ma non doveva fare Exciter.

  21. jacopo nacci ha detto:

    …mmm…
    …mmmoh….

    :-)

  22. Operaalnero ha detto:

    Qualcuno, a mio avviso è un pò andato fuori dal seminato, mischiando e scambiando. Devo ancora decidere se la colpa è di alessia7(poi facciamo i conti) o di Anarcadia. Intanto cercherò di farvi capire cosa si intende per andare fuori dal seminato…Buona lettura.

    Jules: Ti ricordi di Antoine Rockamora? Mezzo nero, mezzo samoano, lo chiamavano Tony Rocky Horror?
    Vincent: Si,mi pare,quello grasso,no?
    Jules: Io non me la sentirei di chiamarlo grasso, ha problemi di peso, poveraccio che deve fare…
    Vincent: Credo di sapere di chi parli. e allora?
    Jules: Beh, Marcellus gli ha dato una bella ripassata. Corre voce che e’ successo per colpa della moglie di Marcellus Wallace
    Vincent: Che cosa ha fatto, se l’e’ scopata?
    Jules: No, no, niente di cosi’ grave. Le ha fatto un massaggio ai piedi.
    Vincent: Un massaggio ai piedi… tutto qui…e allora Marcellus che ha fatto?
    Jules: Ha mandato a casa sua un paio di scagnozzi, lo hanno portato sulla veranda e l’hanno buttato di peso fuori dal balcone.. un volo di 4 piani..di sotto c’era un giardinetto ben curato, con tetto di vetro, come quello delle serre.. il negro c’e’ passato attraverso. Da allora non e’ capace di esprimersi chiaramente.
    Vincent: Cazzo un vero peccato.. pero’ bisogna ammetterlo quando uno gioca col fuoco prima o poi si brucia…
    Jules: Che vuoi dire
    Vincent: Ma che non si va a fare un massaggio ai piedi alla nuova moglie di Marcellus Wallace
    Jules: Secondo te non ha esagerato..
    Vincent: Beh, Antoine probabilmente non si aspettava che lui reagisse come ha fatto, ma doveva pur aspettarsi una reazione
    Jules: un massaggio ai piedi, non e’ niente, io lo faccio sempre a mia madre
    Vincent: no, e’ mettere le mani in modo intimo sulla nuova moglie di Marcellus Wallace. Voglio dire, e’ cosi’ grave come se gliela avesse leccata no, ma e’ lo stesso fottuto campo da gioco
    Jules: ohh, aspetta fermo li’, leccargliela a una troia o farle un massaggio ai piedi non e’ esattamente la stessa cosa
    Vincent: non lo e’ ma e’ lo stesso campo da gioco
    Jules: non e’ neanche lo stesso campo da gioco, cazzo. Ora senti, forse il tuo metodo di massaggi e’ diverso dal mio, ma sai, toccare i piedi di sua moglie e infilare la lingua nel piu’ sacro dei suoi buchi non e’ lo stesso fottuto campo da gioco, non e’ lo stesso campionato e non e’ nemmeno lo stesso sport. Guarda, il massaggio ai piedi non significa un cazzo.
    Vincent: ma tu l’hai mai fatto un massaggio ai piedi?
    Jules: non venirmi a parlare di massaggi ai piedi perche’ io sono un maestro di piedi massaggiati
    Vincent: e ne hai fatti molti?
    Jules: cazzo, ho una tecnica che, levati, niente solletico, niente di niente
    Vincent: a un uomo glielo faresti un massaggio ai piedi?
    Jules: vaffanculo…
    Vincent: l’hai fatto a molti?
    Jules: vaffanculo
    Vincent: mi sento un po’ stanco mi farebbe bene un massaggino ai piedi
    Jules: basta eh, hai capito,cominciano a girarmi le palle

  23. anarcadia ha detto:

    @Opera, stai facendo un discorso simile a Jago#15? E’ possibilissimo che tu abbia ragione, nel qual caso: faccio davvero fatica a capire che tipo di differenza di genere (beh, la diversità di stile è invece percepibilie) possa passare tra i gruppi che ho forse erroneamente definito “elettrònici”. In genere ho sempre ascoltato tutt’altro e sono tutt’orecchi, in questo caso ;)

  24. jacopo nacci ha detto:

    Effettivamente, quando ho scritto questo post, non avrei mai immaginato di trovarmi a disquisire di Simple Minds e “musica elettronica”.
    Qualcosa deve essere andato storto…
    Uhm.

  25. jacopo nacci ha detto:

    Iu-hu…
    C’è qualcuno qua intorno che ama i DM?
    Non i replicanti dei DM: i DM.
    Non Enjoy The Silence e/o Personal Jesus: i DM.
    C’è-e?

  26. anarcadia ha detto:

    Non ti piace l’idea che un tuo scritto possa suscitare impressioni e confronti “paralleli” e non necessariamente “convergenti” con il tema? A me piace, è come se la conversazione diventasse un fiume in piena che passa “nel seminato”, ma anche sopra gli àrgini! :D

  27. Operaalnero ha detto:

    “A me piace, è come se la conversazione diventasse un fiume in piena che passa “nel seminato”, ma anche sopra gli àrgini! :D”

    Questa mi è nuova, nelle ultime discussioni nel tuo blog mi era sembrato esattamente il contrario di quello che tu ora affermi. Sarà che a volte le cose dette valgono solo per gli altri? ;)

  28. jacopo nacci ha detto:

    In genere mi va bene (non sempre mi piace). In questo caso non troppo, ma me lo tengo: ho fatto di una questione intima una questione pubblica. E me lo tengo.
    Questo non significa che mi porrei accanto al più pazzo dei predicatori da piazza dicendo cose che non hanno alcuna rilevanza col suo discorso. Specialmente se mi rendessi conto che per lui quella questione è della massima importanza.

  29. anarcadia ha detto:

    @Opera, su, non ti ci mettere: sai benissimo che differenza passa tra l’interdisciplinarità, per così dire, e lo spaziare da un tòpic a discorsi privati -appunto-, no?

    @Jago, vedi #14? La mia era una semplice reazione ai pèzzi da te postati. Poi parlando da cosa è nata cosa, mi pare.

  30. Alessia7 ha detto:

    @Opera -> nn ho capito un casso di quello che vuoi dire, ma è normale ^_^
    cmq è sicuramente colpa un pò mia
    e cmq mi puoi chiamare anche solo Alessia

  31. jacopo nacci ha detto:

    @Anarcadia:
    sì, ok, ma come dicevo è un argomento della massima importanza per me :-)
    Il risultato è che adesso stiamo parlando dell’interdisciplinarità… :-(

  32. lilith979 ha detto:

    a me pice “Enjoy the silence”, sarà che mi ricorda belle cose. Sono fuori tema?

  33. jacopo nacci ha detto:

    A me piace Icemachine, quindi non preoccuparti: qua l’unico fuori tema sono io.

  34. utente anonimo ha detto:

    Era la mia prima estate indiana. Compivo quell’anno diciott’anni e mio fratello Paolo filosofeggiava alla finestra rullandosi una altra sigaretta. Dalla altra stanza, fuori dalla camera, non veniva alcun rumore ma c’era lo stesso aria di festa in casa. Qualche giorno prima, il vecchio Belarus a muro era stato venduto per due milioni e mezzo ed, ora, girava carta moneta come non se ne vedeva da tempo. Paolo portava, in quel tempo, i capelli ricci, orrendamente tinti di biondo, con un enorme “cocco” in avanti ed un codino piccolissimo strizzato dietro da un elastico giallo. Era la copia perfetta di Martin Gore ossigenato e, non a caso, entrambi si dilettavano – con ottimi risultati – alle tastiere. Quel pomeriggio, parlandoci di Parmenide e del suo primo esame all’università, era venuto a trovarci anche Il Sork che aveva rimediato il tabacco originale della Camel e non quello – putrescente – che già veniva messo nelle nuove bionde con la scritta blu di cui tutti si lamentavano. Rifiutare non si poteva. Benché non fossi un assiduo, fumai anche io. Non era certo la prima volta che prendevo l’erba ma l’idea, quel giorno, mi piaceva particolarmente: drogarmi di pomeriggio, d’estate, con persone più grandi di me. Mi sentivo naturalmente trasgressivo e, come sempre, migliore di tutti i miei coetanei. Il Sork, musicista raffinato, libero pensatore e micro spacciatore, ci diceva che solo il filosofo poteva questo e quello e mentre lo ascoltavo esterrefatto per la qualità del ragionamento, la semplicità dell’esposizione e la profondità del pensiero, mi convincevo che anche io,un giorno, avrei fatto filosofia e sarei diventato un filosofo fumatore. In quel periodo un altro mio fratello, che abitava a pochi metri da casa di Paolo, pasteggiava con Hascisc e vino rosso imitando Baudelaire e insegnandomi che tutto quello che può essere fumato può anche essere mangiato. Lui, però, non ha fatto filosofia ed è finito dritto dritto dallo psicologo.
    Non so perché se penso ai Depeche mode penso sempre a quella estate indiana. L’assoluta libertà dei miei diciasett’anni, i pomeriggi a casa di Paolo, la Fiesta rossa con la quale, fatti come topi neri, andavamo a noleggiare i film porno a Cattolica. Diciassette anni è una età stupenda: è come se la vita ti regalasse un intero anno sabbatico di sperimentazione, di figa, di alcol, droga, viaggi, musica, gente. Niente esami, niente scelte per la vita, niente orari, niente responsabilità, termini, scadenze, prescrizioni. Tre mesi di vacanza, finalmente grandi, fintamente grandi, senza controlli dei pà e delle mà:
    “esco. torno tardi”
    “Dove vai?”
    “In giro”
    E, poi, l’alcol, le prime scopate sulla spiaggia, il piacere di annoiarsi assieme a persone altrettanto intelligenti ed annoiate.
    Paolo mi iniziò al culto dei Depeche Mode gruppo che ho finito per amare, forse, molto più di quanto lui, ora, non lo ami. Fu una istruzione classica ed intelligente: si partì dal facile e si arrivò ai remix più strani, alle prove in studio, a pezzi mai usciti, ad altri mai autorizzati. Imparai la importanza del CD singolo nella storia di questo gruppo. Se cercate bene, le cose migliori sono tutte nei B side. Ma in quel periodo non c’era solo Martin Gore che già svettava come onnipotente Signore dell’electro pop anni ottanta.
    Una volta, per esempio, io e Paolo unimmo i nostri risparmi e comperammo ventiduemilalire di gelato da Bacillieri, noleggiamo The Wall e ci vedemmo l’unica cosa per la quale, un giorno, qualcuno si ricorderà di Bob Geldof. Nocciola, Bacio e Whyskey on the Rocks: il piacere di scoprirsi sbronzi alle nove di sera quando gli amici, dopo cena, arrivavano alla Bussola. E, poi, The Dark Side of The Moon che non capivo ma che faceva sulla mia psiche di adolescente lo stesso effetto che mi fa, ora, il monolite di Kubrick.
    Sono stato un punk in camicia e blujeans e, per certi versi, lo sono ancora in giacca e cravatta malgrado, come sempre, della mia vita abbia fatto tutt’altro. Non ho più visto il Sork che mi dicano viva in una bellissima villa gialla al mare con moglie e figli.
    Paolo è sempre in giro anche se, ora, ha perso i capelli e assomiglia dignitosamente al nonno di Martin Gore, Gahan tiene botta con la voce, Exciter non si ascolta, Playing The Angel è solo un altro disco di transizione verso il nulla.
    La lunga estate indiana: luci ed ombre a Baia Flaminia, una nuova ragazza con dei begli occhi, che caldo che fa ragazzi. A chi tocca pagare il conto? Dove si va stasera?

    Ing. Pierpaolo Figanera.

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