Platone, il referendum e l’embrione

Jacopo Nacci, 13 giugno 2005
«Bene, io vedo che, qualora si radunino nell’assemblea, quando la città deve deliberare sulla costruzione di qualche pubblico edificio, chiamano come consiglieri gli architetti; e quando la città deve deliberare sulla costruzione di navi, mandano a chiamare i costruttori di navi, e lo stesso fanno per tutte quelle cose che credono siano oggetto di apprendimento e di insegnamento. E se prova a dar consigli qualcun altro, che essi non ritengono esperto in materia, che sia bello, ricco e nobile, non sono disposti, per questo, ad ascoltarlo, ma lo prendono in giro e gli lanciano grida ostili, finché o non la smette da solo, costretto a tacere dagli schiamazzi, o gli arcieri non lo tirano giù dalle tribune e non lo cacciano via per intimazione dei Pritani».
Platone, Protagora, 319b5-c7.

«Se io e te fossimo in disaccordo su una questione di numeri, quale sia, poniamo, la più numerosa di due serie di oggetti; ebbene, il disaccordo su tali cose ci renderebbe forse nemici e ci farebbe adirare l’uno con l’altro? Oppure, una volta eseguito il calcolo, non ci metteremmo subito d’accordo, almeno su simili questioni? […] Ma su quali argomenti allora, trovandoci in disaccordo e non potendo giungere a una decisione, saremmo nemici e ci adireremmo l’uno con l’altro? Forse non hai una risposta pronta; ma guarda se non siano quelli che ti dico io: il giusto e l’ingiusto, il bello e il turpe, il vantaggioso e il dannoso. Non sono forse questi gli argomenti per i quali, quando siamo in disaccordo e non siamo in grado di giungere a un giudizio soddisfacente, diventiamo, in quell’occasione, tra noi nemici, ed io e tu e tutti gli altri uomini?»
Platone, Eutifrone, 7b7-c1.

«Quindi non mettono in dubbio questo punto, che cioè chi ha commesso ingiustizia debba essere punito, ma forse quest’altro: quale reato ha compiuto l’ingiusto e quando».
Platone, Eutifrone, 8d4-6.

 

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4 commenti a “Platone, il referendum e l’embrione”

  1. utente anonimo ha detto:

    Molto interessante.


    Tom Bombadil

  2. utente anonimo ha detto:

    una , !? Bah, non sono distinzioni così nette…conoscenza e credenza, ad esempio: si suppone che ci sia (ci dovrebbe essere) della conoscenza alla base delle proprie credenze? O no? Si parla di credenze false: io ritengo false (rispetto all’oggetto del referendum) quelle di Calderoli e Don Camillo (a parte il caso della menzogna strategica); vere quelle di Veronesi e della Ferilli se il risultato della credenza ai fini di una certa azione (4 croci sul SI’) è la stessa. Ma la capacità di GIUSTIFICARE grazie alla conoscenza delle questiones le proprie credenze è certamente DIVERSA. Di tua nonna non so.

    questioni io ne vedo poco, di solito; qui prorpio non le vedo.

    la distinzione fra conoscenza scientifica e una posizione etica sarebbe tanto palese? (è un caso particolare della distinzione più generale fra conoscenza e credenza, vedi supra).

    La questione della vita umana (nella forma: “l’embrione è etc…?” era SOLO una PARTE del contenuto dei quesiti: parte sapientemente posta alla ribalta a fini polemici e terrorizzanti dalla propaganda anti-illuminista (perché DI QUESTO si tratta, Don Camillo + Teo-con alla Ferrara).

    Limiti posti alla ricerca scientifica sulla base di credenze bizzarre che la setta cattolica vuole imporre allo stato; e il danno è per tutti…questo mi fa ribrezzo, spiace che sia finita così, bello sentire Don Camillo sulla maturità degli italiani, proprio belli maturi, sì.

    E mille altre cose…

    A.:)

  3. utente anonimo ha detto:

    ERRATA CORRIGE (il copia-incolla si è mangiato qualcosa).

    1)All’inizio

    2)seconda riga: DI questioni LINGUISTICHE io ne vedo etc…

  4. jacopo nacci ha detto:

    Non sono sicuro di ritenere vere credenze ai fini di una certa azione. Non ho capito: è pragmatismo? In ogni caso anch’io ritengo false quelle di Calderoli, ma non posso dimostrarne la falsità.

    Questioni linguistiche sta per questioni semantiche. Chiedo venia.

    A parer mio gli altri 3 sì erano scontati (rimangono per me un mistero i no all’eterologa). Il mio caso scabroso si edifica sulla ricerca per due motivi, uno generale, l’altro personale:
    quello generale è che, appunto, la propaganda terrorizzante è stata edificata sulla questione del par di cellule che sarebbero persona, fatto indimostrabile quanto il suo contrario;
    quella personale è che mi sta particolarmente a cuore la possibilità di salvare vite che sono già in vita.

    Quello che contesto in secondo luogo è l’idea della “propaganda di Don Camillo”. Ammetto una mia forma di ideologia dell’autonomia morale quando domando “che ve fate di un popolo bue che vota quello o quell’altro a seconda di dove pende la bilancia dello sparo di informazione? dove credete di andare con tal popolo?”
    La seconda è che gli italiani hanno deciso in maggioranza di non votare, a.k.a. hanno deciso. Punto. E questa non è una minoranza che impone il suo punto di vista: è una maggioranza che ha deciso. Ringraziamo Pannella.

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