Sampling Teobaldi I

Jacopo Nacci, 17 gennaio 2007

Non voleva passare la vita accoppiato con un art director, neanche col più bravo di tutta Milano, perché non avevano pace e non lasciavano aver pace. Saltavano da un capo all’altro dello scibile umano e della storia dell’arte, conosciuta in senso visivo, da uno stile all’altro, come se la parola non significasse e non avesse significato mai molto. I grafici parlavano con le figure. Non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo ma era convinto che il loro peso nel mondo dell’advertising e della comunicazione fosse sproporzionato. L’uomo aveva impiegato secoli, millenni, per passare dai graffiti ai geroglifici e finalmente al logos: e adesso loro nel giro di pochi anni erano riusciti a tornare indietro: al segno, alle figure, e se ne vantavano! Anche se, doveva ammetterlo, la P della Pirelli e la M della metropolitana lo commuovevano sempre: come la F del Caffè Foschi.
Se le cose fossero andate male, avrebbe sempre potuto tornare indietro. Ma le cose non potevano andare male, il mondo della produzione tirava, tutto tirava.

Paolo Teobaldi, Il padre dei nomi

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