Sampling Teobaldi I

Jacopo Nacci, 17 gennaio 2007

Non voleva passare la vita accoppiato con un art director, neanche col più bravo di tutta Milano, perché non avevano pace e non lasciavano aver pace. Saltavano da un capo all’altro dello scibile umano e della storia dell’arte, conosciuta in senso visivo, da uno stile all’altro, come se la parola non significasse e non avesse significato mai molto. I grafici parlavano con le figure. Non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo ma era convinto che il loro peso nel mondo dell’advertising e della comunicazione fosse sproporzionato. L’uomo aveva impiegato secoli, millenni, per passare dai graffiti ai geroglifici e finalmente al logos: e adesso loro nel giro di pochi anni erano riusciti a tornare indietro: al segno, alle figure, e se ne vantavano! Anche se, doveva ammetterlo, la P della Pirelli e la M della metropolitana lo commuovevano sempre: come la F del Caffè Foschi.
Se le cose fossero andate male, avrebbe sempre potuto tornare indietro. Ma le cose non potevano andare male, il mondo della produzione tirava, tutto tirava.

Paolo Teobaldi, Il padre dei nomi

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2 commenti a “Sampling Teobaldi I”

  1. anarcadia ha detto:

    Il Logos si è da sempre espresso tramite il simbolo e l’immagine e continuerà a farlo finchè sussisterà la creazione e la di lei nostra percezione come oggi noi le conosciamo. Se invece, per logos, si intende banalmente la parola scritta, ebbene, essa si è ad un certo punto semplicemente “affiancata” all’immagine e non “sostituita”.

  2. jacopo nacci ha detto:

    Stasera spero di beccare Giovanni e Eckhart, almeno ne parlo anche con loro.
    Certo la parola (non necessariamente scritta) non ha sostituito l’immagine, ma credo che qui Teobaldi intenda parlare della possibilità di un impoverimento logico in una civiltà che predilige le immagini. Alcuni di coloro che hanno una formazione basata sui discorsi, e sono abituati ad approfondire i nessi logici mediante l’uso della parola, questa sensazione di impoverimento ce l’hanno. La sensazione è che impoverendosi la lingua, per esempio anche solo dal punto di vista della mera punteggiatura, si impoverisca con essa la facoltà di ragionamento, come se venissero a mancare i mezzi stessi che la rendono possibile. Discorso trito e ritrito. Inoltre: ovvio che qualora ci fosse davvero un impoverimento logico, ciò non significherebbe necesariamente avere un impoverimento in generale: magari potrebbe anche essere una cosa positiva. Discorso trito e ritrito, dicevo, del quale mi piace, in questo frangente, solo l’aspetto in qualche modo antilogico dello sfogo di Teobaldi nel quale si legge fastidio, timore, orgoglio, e un fantasma di teoria che – magari per limiti connessi alla gestione della narrazione, ma magari anche no – non viene ulteriormente esposta e motivata, e che per essere esposta e motivata necessiterebbe proprio del logos che inorgoglisce l’autore e genera lo sfogo.
    Ma oggi sragiono.

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