Post taggati ‘Dreadlock!’
jacopo nacci, 6 febbraio 2012

Eco dei Laureati visto da Giulio Giordano
È una compulsione quella di Matteo. Entra in loop. Io soltanto come Dreadlock mi realizzo, ma siccome quando c’è Dreadlock non ci sono io, tendo compulsivamente ad entrare in loop. Ma è una cosa che in realtà mi sembra molto reale come meccanismo nel quale una persona può entrare. È il meccanismo di tutte le forme di dipendenza o di akrasia: il compulsivo trova la libertà proprio in ciò che in realtà lo rende schiavo. Ci sono cose negative che accadono perché il mondo sta scoppiando, ma ci sono cose negative che accadono perché, forse, Matteo non è in grado di risolvere un rapporto di crescita, di accettazione e di apertura al mondo, di perdersi in favore dell’accettazione della realtà esterna.
Qui l’intervista rilasciata a Collettivomensa su Dread.
Il sito di Giulio Giordano, l’autore del ritratto.
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jacopo nacci, 20 gennaio 2012

Clicca per leggere le classifiche
Qualche giorno fa sono usciti i risultati totali delle classifiche di Pordenonelegge-Dedalus dicembre 2011. Segnalo, oltre al piazzamento di Dreadlock! al 14° posto della categoria “Narrativa”, il 22° posto, sempre in “Narrativa”, assegnato a Nessun paradiso di Enrico Piscitelli, e il 3° della categoria “Altre scritture”, a Se fossi fuoco, arderei Firenze di Vanni Santoni. Ringrazio i giurati.
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jacopo nacci, 10 gennaio 2012

Pasolini dei Laureati visto da Giulio Giordano
“Dreadlock!” è una gran bella storia (e non le manca niente: sorprese e capovolgimenti compresi), ma la critica culturale che pervade tutto il racconto è solida e lucida. Emerge dalle descrizioni di quell’umanità inebetita, ma ancora di più esplode nella tristezza e nella solitudine di Matteo in mezzo a quella desolazione.
Su Tarantula Max Giuliani parla di Dread e poi mi fa pure un paio di domande; e poi Max parla anche della colonna sonora di Dread, e allora la metto qui.
Il sito di Giulio Giordano, l’autore del ritratto.
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jacopo nacci, 2 gennaio 2012

Dreadlock visto da
Giulio Giordano
…Ma c’è di più, il viaggio di Matteo è la ricerca di tutto quello che ci è stato portato via: la capacità di provare empatia, amore, dolore ma anche felicità in maniera sincera e autentica va riconquistata, il cuore atrofizzato deve ricominciare a pompare sangue e a sanguinare a sua volta. L’eterno conflitto tra la via della mente e la via del sentimento percorre sotterraneo tutto il libro. Matteo scrive una tesi sulla differenza tra la filosofia dei domenicani e quella dei francescani nella mistica occidentale, oscillando fino alla fine su chi avesse ragione: i primi che sostenevano il primato dell’intelletto o i secondi che propugnavano quello dell’amore. La dicotomia ritorna nell’opposizione tra i Laureati e i Destatori, ma anche se vogliamo nella scissione tra Matteo e Dreadlock. Alla fine, chi vince? Nessuno perché se il cuore in Babilionia è solo simulazione anche l’intelletto è falsa coscienza. Il confine tra bene e male è stato sfondato da un sistema che divora e crea continuamente se stesso e forse non c’è soluzione, se non quell’entropia che inesorabile corre verso la distruzione e che trascina tutti con sé: senza sommersi e senza salvati.
La recensione completa qui, su Mangialibri.
Il blog di Ilaria Giannini. Il sito di Giulio Giordano, l’autore del ritratto.
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jacopo nacci, 27 dicembre 2011

Dreadlock visto da Antonio Sileo
E’ in questi vuoti di secondo livello, apparentemente immateriali, che l’io narrante si avventura per stanarne ogni pulsione di morte, ogni concreta ferocia, ogni subdolo rischio di assuefazione all’insensibilità, per poi uscirne intatto nella forma di un’umanità superstite, forse ancora capace di vita e di senso. Si tratta di un corpo a corpo molto simile a quello che ingaggia il supereroe Dreadlock a difesa dalle ingiustizie.
Quest’ultimo, anche se da un piano diverso (dall’alto dei tetti, e con le trasfigurazioni che per fortuna nulla hanno a che vedere con le maschere funerarie della virtualità televisiva), nel fluire della narrazione in parte si avvicina al protagonista (e, attraverso lui, anche al narratore), in un gioco di intersezioni e sovrapposizioni che allude a una pluridimensionalità dell’io irriducibile anche al principio di realtà.
Marina Della Bella recensisce Dreadlock qui.
L’autore del ritratto di Dread è Antonio Sileo.
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jacopo nacci, 13 dicembre 2011

Dreadlock visto da Antonio Sileo
Una fittissima rete di collegamenti fra i pochi protagonisti, le citazioni sull’attuale realtà italiana che in questo momento imperversa, sono raccontate da Nacci con originalità e fantasia, ma affondano nella crisi totale dei valori, nell’odio che sfocia nella xenofobia, nel razzismo e soprattutto in un contesto offeso e perseguitato da media e Potere (Stato e Polizia). Degna di nota la citazione di un’intervista di Umberto Eco: “La società richiede che il giovane laureato s’inventi un mestiere, e se quel giovane è in grado di inventarselo, è perchè qualcuno gli ha insegnato una forma di pensiero flessibile”, trasformata in odio da un ladro che in realtà era un dotto laureato, preda della crisi.
Il punto di forza di Dreadlock, è appunto il fatto di decontestualizzare il vero, dandogli un alone di fantastico, pur rimanendo sempre con i piedi per terra.
Francesco Cristiano recensisce Dreadlock su Radio Ciroma 105.7FM.
L’autore del ritratto di Dread è Antonio Sileo.
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jacopo nacci, 24 novembre 2011

Dreadlock visto da Giulio Giordano
Dreadlock è un demone, che si incarna in Matteo, e tutto il romanzo – visto come possessione – altro non è che una discesa agli inferi, un percorso iniziatico, un rito di passaggio per un ragazzo che deve diventare uomo, crescere, al punto che i suoi genitori stessi non lo riconoscono più. Come a Delfi e a Cuma, anche qui a Bologna-Babilonia sono i fumi dell’oracolo a inebriare il questuante e a permettere al Dio di possederlo, di trasformarlo nella sua voce, nei suoi occhi, nelle sue braccia. Lorenzo è il mentore, più Don Juan che Virgilio: seguendo Matteo/Dreadlock sale lo ziqqurrat di Babilonia così come scende i gironi dell’inferno. Ma la purezza non esiste, e Ser Galahad è solo il sogno di un’umanità adolescente.
Luca Giudici recensisce Dread qui.
Il sito di Giulio Giordano, l’autore del ritratto.
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