Post taggati ‘La società dello spettacaaargh!’

Il bello non è in divenire

jacopo nacci, 14 novembre 2011
Renato Guttuso, la visita della sera

Renato Guttuso, La visita della sera, 1980

Ecco, io ho imparato che l’arte, così come l’ho vissuta dentro di me, serve (e per me servire non è una brutta parola, perché servire vuol dire essere in grado di farsi piccoli, di andare verso il mondo senza ricercare l’utile) a muoverci verso il vero attraverso il bello. Attenzione, il bello non è il piacevole o il dilettevole: quest’ultimi dipendono dal gusto, sono qualcosa di soggettivo, più legate alle mode e alle convezioni. Il bello è quel mistero per cui gli uomini, ad esempio, se assistono al fragore improvviso di un tuono provano un misto di paura e soggezione. Il bello è ciò che colpisce nella vastità di un panorama, ancora prima di prendere una macchina fotografica perché magari abbiamo smarrito la forza della contemplazione, e abbiamo bisogno di produrre immagini per possederle. Il bello è nella persona che scopriamo in noi di amare ancora prima che questo sentimento generi un qualunque desiderio.
Il bello non è in divenire, lo è nelle forme che l’arte vi conferisce per renderlo intellegibile, per cui ho imparato che, ad un certo punto, nel vivere l’arte a qualunque livello, ci sono contesti in cui essa va abbandonata in favore del vero; sennò diventi un contadino che ara perché affezionato al gesto, non curandosi della semina o delle stagioni.

Con un grande post, Matteo chiude La società dello spettacaaargh!.

La soglia oltre lo spettacolo

jacopo nacci, 7 novembre 2011
Machine World

La società dello spettacaaargh! volge verso il termine: penultimo episodio qui. Con la sensazione che ciò che ci attende dopo sia pure peggio.

Aaargh, Sgaggio e Dread

jacopo nacci, 26 settembre 2011

Qui c’è la quindicesima puntata della Società dello spettacaaargh!, puntata nella quale si parla moltissimo anche e soprattutto dell’ultimo libro di Federica Sgaggio, Il paese dei buoni e dei cattivi (Minimum Fax 2011). Qui invece c’è un passo di Dreadlock – la cui copertina compare da qualche giorno nella colonna qui a fianco, e tra poco sarà cliccabile – un passo scelto come anticipazione dai curatori della collana NoveVolt.

Un’immagine del bene

jacopo nacci, 12 settembre 2011

(Questo post è fatto con le note a piè di pagina dell’ultimo episodio della Società dello Spettacaaargh!, al solito, su Scrittori Precari)

Quando vivi in una roccaforte così rocca e così forte, fai pensieri sul PD che probabilmente nessuno altrove farebbe. Ti domandi come guarderesti a tutto ciò se fosse il tuo partito – che non c’è – a essere una cosa sola con il Comune; ti sfiorano sogni del Novecento, a volte ti domandi se saresti stato integrato, organico, nella Pesaro degli anni Settanta, se in fondo, in quell’ottica, la sovrapposizione tra Comune e Partito fosse coerente, sensata – Pesaro è un luogo dello spirito, si diceva allora; ti domandi se non sia questo il tuo partito e tu stia solo ponendo un’irrazionale resistenza (sei un fondamentalista! fondamentalista!), e chiami sovrastrutture ciò che da dentro chiameresti narrazioni, chiami deriva, dominio della tecnica, apparato impolitico, vuoto ideologico, macchina che si autoproduce ciò che un sensato leninismo chiamerebbe necessità storica e che gli immancabili delle Feste dell’Unità chiamano semplicemente il Partito, e lo votano da sessant’anni così come i cattolici vanno alla messa la domenica.

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A cosa serve ciò che non serve a niente (1)

jacopo nacci, 2 settembre 2011
Yoshitoshi ABe, serial experiments lain, 1998

Yoshitoshi ABe, serial experiments lain, 1998

Qualche considerazione a margine dell’ultimo pezzo su Scrittori Precari, dove scrivo «dell’attacco che la tecnocrazia spesso muove alla formazione umanistica: non servendo quest’ultima ad altro che allo strato più spirituale della nostra persona, secondo un paradigma tecnocratico, essa non serve a nulla, e questo perché, là dove serve, la tecnica vede il nulla».
Di solito non parlo di letteratura* – e nemmeno di filosofia – in generale, perché, se dovessi dire qualcosa in generale, direi che la letteratura – come la filosofia – non serve a niente. Però ho deciso di cogliere l’occasione e provare – non so se ci riuscirò – a dire perché secondo me la letteratura non serve a niente.

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Guns don’t aaargue

jacopo nacci, 29 agosto 2011

Su Scrittori precari riprendono le attività con l’undicesima puntata della Società dello spettacaaargh!.

E allora ho pensato questa cosa: di quali mezzi disponiamo per opporci a questa tendenza a precipitare verso l’alto? La letteratura, la filosofia, l’arte, mi pare. Tutto ciò che si rivolge allo strato spirituale, tutto ciò che infatti chiamiamo “umanistico”. Il lavoro di uno scrittore, per esempio, è anche una lotta contro gli automatismi che salgono alla lingua, una lotta per dire esattamente il reale, e un contributo a una più sana connessione di significanti e significati. Ma più si inerpicano i piani meta-, più aumenta la loro forza gravitazionale: questa potenza credo sia causa e scopo anche dell’attacco che la tecnocrazia spesso muove alla formazione umanistica: non servendo quest’ultima ad altro che allo strato più spirituale della nostra persona, secondo un paradigma tecnocratico, essa non serve a nulla, e questo perché, là dove serve, la tecnica vede il nulla. Perciò ritengo che l’errore del tecnocrate non stia tanto nell’attaccare l’opera di fantasia come menzogna, quanto nel ritenere menzogna un’opera della fantasia, e che questo accada perché il tecnocrate ignora la parte di sé a cui quell’opera si rivolge e sulla quale, magari, l’opera dice il vero attraverso la metafora – del resto credo che senza la metafora sarebbe difficile indicare anche solo dove guardare per poterla vedere, quella parte di sé.

Il resto, come sempre, lo trovate qui.
Anche su Yattaran – che adora settembre – si ricomincia.

Feria d’aaargosto

jacopo nacci, 8 agosto 2011

Porre queste domande, cercare risposte, è qualcosa che non può esaurirsi nel pensiero, e anzi deve uscire da una convinzione edenica di purezza morale, perché anch’essa per me è un idolo, visto che si è comunque nel labirinto, tra le grinfie del Leviatano, se essa rimane uno stato mentale: si partecipa comunque a un sistema produttivo che si contesta, con l’aggravante di non porre come problema la contraddizione; dico problema, attenzione, e non colpa, poiché non si sceglie dove nascere. Tanto vale contagiarsi, sperimentare, commettere errori; mutare il punto di osservazione. Tanto vale trovare chi è in grado di compiere ciò, o ne ha volontà autentica, in un ambito lontano dal tuo o dal mio. Puoi non capire nulla di economia, ma puoi riconoscere facilmente uno spirito affine.

Ridin’ and jokin’ (cit. Ponyluna) siamo arrivati alla 10 della Società dello spettacaaargh!. Scrittori precari si prende una vacanza e riapre il 29 agosto con la 11.
Episodi precedenti: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9.

Rage aaargh! the machine

jacopo nacci, 1 agosto 2011

«Nona puntata. Di fronte al Mastodontico Merdamostro, Yattaran entra in crisi ed è tentato dall’evocare la Nemesi pasoliniana, ma poi alla fine resiste e non cede. [Anticipazione della prossima puntata: Matteoplatone bestemmia in cirillico mentre pensa al da farsi.]»
Matteo Pascoletti

La società dello spettacaaargh! va in onda ogni lunedì su Scrittori precari.
Episodi precedenti: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8.

In the aaargh! tonight

jacopo nacci, 18 luglio 2011

Non ho dubbi, però parto da questo: la semplicità è un valore, ma lo è la semplicità dello sguardo, non la pretesa semplificazione di una realtà di per sé complessa: questa è la differenza che mi pare passi tra il povero in spirito del Vangelo e l’ultimo stadio della civiltà della tecnica.

Qui l’episodio 7 della Società dello spettacaaargh!, mentre sul sito di Matteo va in onda il maestro in persona

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Aaargh!

jacopo nacci, 27 giugno 2011

Su Scrittori Precari, Matteo Pascoletti e io continuiamo a indagare avanti e indietro la retta che va dalla società allo spettacolo e dallo spettacolo all’aaargh!.
Qui la prima parte, qui la seconda, qui la terza, qui la quarta, qui la quinta, e qui, oggi, la sesta.