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Se tu mi lasciassi dormire

jacopo nacci, 9 dicembre 2012

È uscito Funambole di Isabel Farah (Marco Del Bucchia Editore).
Sedici monologhi: Medea, Penelope, Arianna, Clitennestra, Leda, Filomela, Egle, Giocasta, Ersilia, Andromaca, Euridice, Frine, Ermione, Rossane, un’amazzone, Antigone.
Un estratto da “Medea” è stato pubblicato su Scrittori Precari.
Qui ho pubblicato “Penelope” in versione integrale.
Qui sotto pubblico “Ermione” in versione integrale.
Funambole di Isabel Farah si può ordinare da qui.
Venerdì 14, alle 18.30, Isabel, Ilaria Giannini e io lo presentiamo à La Cité, a Firenze.

Ermione

Isabel Farah - Funambole“Sei sveglia?”
“No”.
“A cosa pensi?”
“No, sto dormendo. Non penso a nulla”.

Prendo le foglie da terra, quelle più rosse, non ancora secche. Le raccolgo tutte. Mi vesto d’autunno, poi mi lego un lenzuolo bianco intorno al petto e mi metto al balcone. Verifico che il bianco che ho addosso sia più bianco dei panni stesi. No, i panni sono più bianchi e svolazzano e profumano. Allora faccio a cambio. Ma addosso a me, mi sembra, il bianco diventa giallognolo. Il profumo addosso lo sento forte; mischiato al muschio bianco, c’è l’odore della mia pelle. Insieme non mi piacciono. Mi tolgo il lenzuolo di dosso, allargo le braccia, lascio che il vento mi faccia diventare un aquilone, chiudo gli occhi. Mi sento lei.

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E io oggi pago il fottuto viaggio di Ulisse

jacopo nacci, 23 ottobre 2012

È uscito Funambole di Isabel Farah (Marco Del Bucchia Editore).
Sedici monologhi: Medea, Penelope, Arianna, Clitennestra, Leda, Filomela, Egle, Giocasta, Ersilia, Andromaca, Euridice, Frine, Ermione, Rossane, un’amazzone, Antigone.
Un estratto da “Medea” è stato pubblicato ieri su Scrittori Precari.
Qui sotto pubblico “Penelope” in versione integrale.

Funambole di Isabel Farah si può ordinare da qui.

Penelope

Isabel Farah - FunamboleNemmeno un angolo in cui poter liberamente urlare dentro. Osservarmi spegnermi, regalarmi un funerale interiore degno dell’amore che mi voglio. Stipata in un tavolo perennemente troppo piccolo; respiri di troppo inondano l’aria. Il tempo, il tempo, il tempo di osservare i movimenti frenetici e senza senso del respiro del mio cuore, di me, del mondo che sono io, stando ai filtri.
Nemmeno il tempo per rimproverarmi dell’odio dilatato che provo ora, nemmeno lo spazio per ricordarmi che devo stendermi e che mai devo diventare nera. Nemmeno il buio per potere piangere la mia era, la mia personale era: a Penelope non viene dato lo spazio per dire a Ulisse che non sarà lei a pagare l’angoscia del suo viaggio. Penelope paga, e basta. Omero ha deciso così; Omero e Ulisse. E dio e l’uomo. E il creatore e il primo creato. Privilegiato. E la donna. E io. E Penelope. E Penelope, che non ha nemmeno la facoltà di odiare, che non ha nemmeno il coltello di Clitennestra, che non scopa come Elena, che non punisce ciecamente: che non è Medea.

Chiudi la porta. Portati via la porta. Non respirare più. Se vorrai morire, non avvisarmi.

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