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How to Hack the culture

jacopo nacci, 5 maggio 2011

La scorsa settimana, a Pesaro, Margherita Hack ha presentato il suo volume Libera scienza in libero stato. La presentazione è stata organizzata dal Movimento Radicalsocialista che, chiudendo la nota informativa dell’evento, aveva scritto:

Comunque la si pensi sarà un onore e un piacere ospitare una donna libera, che non si è mai piegata di fronte a nessun potere, che ha acquisito enormi meriti scientifici e che è dotata di una umanità, spontaneità e comunicativa in grado di affascinare chiunque la ascolti, ben oltre la cerchia (assai ristretta) degli “addetti ai lavori”.

I corsivi sono miei.
La chiusa della nota informativa significa, se non ho capito male: comunque la si pensi, è un onore e un piacere avere in città un personaggio famoso che non parla della materia in cui è specializzato.

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Figli di un discorso minore

jacopo nacci, 5 settembre 2010

Hugo Heikenwaelder, Universum, 1998

Scrive Enrico Franceschini su Repubblica, a proposito del nuovo libro di Hawking, The Grand Design:

[…] l’autore del best-seller internazionale Dal Big Bang ai buchi neri sostiene, sulla base di nuove teorie, che “l’universo può essersi creato da sé, può essersi creato dal niente” e dunque “non è stato Dio a crearlo”.

Ora, a parte che mi lascia sempre un po’ inquieto sapere che uno Hawking si sveglia una mattina e dice “Non fu Dio a creare l’universo!” come è capitato a me su per giù a dodici anni – e che un Dawkins scrive l’ottimo L’orologiaio cieco con il serio intento di confutare il creazionismo, e che una Hack si agita per argomentare che attorno al Sole non orbita una teiera –, ma quanto ci costa in termini concettuali una divulgazione di questo livello? Dalla fisica, la fede e la spiritualità hanno ben poco da temere, e anzi: ne usciranno ripulite dagli idoli che riposano il settimo giorno. Affermazioni come “l’universo si è creato dal niente” perché il Big Bang fu “una conseguenza inevitabile delle leggi della fisica” mettono a rischio piuttosto l’attrezzatura filosofica media della popolazione: il pericolo insito nell’assimilazione massiva del pressapochismo concettuale è quello di non comprendere più il significato di termini come “nulla” ed “essere”, o non cogliere più la differenza tra fisica e ontologia; e una tale trasformazione dei concetti in idoli fisici può non essere propriamente un elisir per le nostre facoltà logiche e cognitive.