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Manufatti

Jacopo Nacci, 16 settembre 2009

Questa recensione è apparsa sul numero 7 di Satisfiction.

Wunderkind di D’Andrea G.L. fa molte cose e le fa bene: dà inizio a una trilogia dipingendo un mondo gotico e fantastico che ti si imprime nella mente, lasciandoti con la voglia di penetrarlo a fondo; di quel mondo ti fa letteralmente vedere le architetture, la terra, i cieli, i colori e persino il bianco e nero; ti fa sentire la pioggia che ti cola addosso, l’umidità che penetra le ossa; crea atmosfere dalla densità soffocante; descrive le paure e le angosce di un adolescente con la serietà e la considerazione riservate di consueto alle paure e alle angosce degli adulti senza trasformare l’adolescente in un adulto, ma anzi rivendicandone la specificità, lasciandolo libero di vivere il suo spleen che confina con l’orrore; solo che qui l’orrore irrompe nella realtà: l’autore lo prende sul serio, l’adolescente; stana l’essenza lugubre degli oggetti come solo gli incubi più disperati riescono a fare; radica l’incantesimo nella nostra forma di vita e, per ogni singola persona, in ciò che ha di più caro e intimo; concretizza fantasie oniriche terrificanti in immagini ad alta precisione; traduce in azioni e archetipi i sentimenti di amore coniugale, filiale, materno, talvolta li stressa; narra la violenza, e la fragilità nella violenza, con lingua eccellente.

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Poi gliene diede un secondo

Jacopo Nacci, 4 gennaio 2008

Da Erano solo ragazzi in cammino, di Dave Eggers, traduzione di Giuseppe Strazzeri:

«Buongiorno!» disse mio padre sopra di me.
Il saluto con cui lo ricambiarono non fu amichevole. Alzai lo sguardo e vidi tre uomini, uno dei quali portava un fucile appeso a tracolla con un pezzo di corda bianca. Lo riconobbi. Era l’uomo che sorrideva presso il fuoco, quella sera. Quello che aveva chiesto a mio padre che cos’era il Cosa.
«Ci serve dello zucchero» disse il più piccolo dei tre. Non era armato ma chiaramente era il leader. Parlava soltanto lui.
«Ma certo» disse mio padre. «Quanto ve ne serve?»
«Tutto, zio. Tutto quello che hai in negozio.»
«Vi costerà un bel po’, amico mio.»
«Questo è tutto?»
L’uomo afferrò il sacco da venti sisal appoggiato in un angolo.
«È tutto quello che ho.»
«Bene, lo prendiamo.»
L’uomo piccolo prese il sacco sulle spalle e si girò come per andarsene. I suoi compagni erano già all’esterno del negozio.
«Aspetta» gli disse mio padre. «Forse non intendi pagare?»

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