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Mardi

jacopo nacci, 3 maggio 2011

Max Scheler

Non la colpa di cui si è pentiti, ma solo quella priva di pentimento ha il potere di determinare e vincolare la vita futura. Il pentimento uccide il nucleo vitale della colpa attraverso il quale esso procede. Esso sradica dal centro vitale della persona il motivo e l’azione, l’azione con la sua radice, e rende così possibile l’inizio libero e spontaneo, l’inizio verginale di una nuova fase della vita, che può scaturire dal centro della personalità, non più vincolata, proprio grazie all’atto di pentimento. Il pentimento realizza dunque un ringiovanimento morale. Forze giovani e ancora innocenti dormono in ogni anima. Esse però sono ostacolate, anzi, come soffocate, dall’erbaccia del peso della colpa, che durante la vita si è accumulata e concentrata. […] I buoni propositi, senza una coscienza della forza e della capacità di realizzarli che sia immediatamente connessa con l’atto del proposito, sono proprio quelli con cui è lastricata nel modo più invitante la «strada per l’inferno». Questo significativo proverbio si dimostra vero per la legge secondo la quale ogni buon proposito che non contiene in sé la forza necessaria alla sua realizzazione, non solo conserva la vecchia condizione di sofferenza interiore e tormento interiore dell’anima, dunque è superfluo, ma aggiunge alla persona in questa condizione un nuovo valore negativo, confermando e aggravando la condizione stessa. La via che conduce al massimo disprezzo di sé passa quasi sempre per i buoni propositi non realizzati, che non sono stati preceduti da un giusto pentimento.

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