Post taggati ‘Platone’

UnumBomberz

jacopo nacci, 10 maggio 2012

Ho realizzato un videocorso di filosofia antica per Oilproject.
Questi sono i link ai singoli video:

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La carta d’imbarco

Jacopo Nacci, 21 agosto 2008
soul pieces

Bologna, San Domenico

Dopo aver laboriosamente riflettuto, Zeus ebbe un’idea. “lo credo – disse – che abbiamo un mezzo per far sì che la specie umana sopravviva e allo stesso tempo che rinunci alla propria arroganza: dobbiamo renderli più deboli. Adesso – disse – io taglierò ciascuno di essi in due, così ciascuna delle due parti sarà più debole. Ne avremo anche un altro vantaggio, che il loro numero sarà più grande. Essi si muoveranno dritti su due gambe, ma se si mostreranno ancora arroganti e non vorranno stare tranquilli, ebbene io li taglierò ancora in due, in modo che andranno su una gamba sola, come nel gioco degli otri.” Detto questo, si mise a tagliare gli uomini in due, come si tagliano le sorbe per conservarle, o come si taglia un uovo con un filo. Quando ne aveva tagliato uno, chiedeva ad Apollo di voltargli il viso e la metà del collo dalla parte del taglio, in modo che gli uomini, avendo sempre sotto gli occhi la ferita che avevano dovuto subire, fossero più tranquilli, e gli chiedeva anche di guarire il resto.

Platone, Simposio

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Anthem

Jacopo Nacci, 15 gennaio 2005

Dal Fedro di Platone:

Socrate: Per quanto mi riguarda, o Fedro, considero acute queste interpretazioni, però proprie di un uomo molto esperto e anche in gamba, ma anche non troppo fortunato: se non altro per il motivo che, dopo questo, per lui diventa necessario raddrizzare la forma degli Ippocentauri, poi quella della Chimera, e gli piove addosso tutta una folla di tali Gorgoni e Pegasi e di altri esseri straordinari e le stranezze di certe nature portentose. E se uno, non credendoci, vuole portare ciascuno di questi esseri in accordo con ciò che è verosimile, servendosi di una sapienza rustica come questa, dovrà avere molto tempo libero a sua disposizione.

Ma per queste cose io non ho tempo libero a mia disposizione. E la ragione di questo, amico mio, è questa: io non sono ancora in grado di conoscere me stesso, così come prescriverebbe l’iscrizione di Delfi; e perciò mi sembra ridicolo, non conoscendo ancora questo, indagare su cose che mi sono estranee. Perciò, salutando e dando l’addio a tali cose e mantenendo fede alle credenze che si hanno di esse, come dicevo prima, vado esaminando non tali cose, ma me stesso, per vedere se non si dia il caso che io sia una qualche bestia più intricata e più preda di desideri più di Tifone, o se, invece, sia un essere vivente più mansueto e più semplice, partecipe per natura di una sorta divina e senza fumosa arroganza.