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Ranking Dread

jacopo nacci, 20 gennaio 2012
Dedalus classifica

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Qualche giorno fa sono usciti i risultati totali delle classifiche di Pordenonelegge-Dedalus dicembre 2011. Segnalo, oltre al piazzamento di Dreadlock! al 14° posto della categoria “Narrativa”, il 22° posto, sempre in “Narrativa”, assegnato a Nessun paradiso di Enrico Piscitelli, e il 3° della categoria “Altre scritture”, a Se fossi fuoco, arderei Firenze di Vanni Santoni. Ringrazio i giurati.

 

Qualche libro del 2011

jacopo nacci, 30 dicembre 2011

Di recensioni, recensioni di narrativa in particolare, quest’anno ne ho fatte pochissime, come si evince sfogliando la categoria recensioni su Yattaran: solo il post sui plugin della saggistica e due romanzi: Il bisogno dei segreti di Marco Candida e Se fossi fuoco arderei Firenze di Vanni Santoni. In realtà ho parlato anche di Nessun Paradiso di Enrico Piscitelli: qui (e anche del saggio di Federica Sgaggio, Il paese dei buoni e dei cattivi).
Oltre questi, mi sento di consigliare altri quattro titoli: L’ora migliore e altri racconti di Simone Ghelli (qui un estratto), racconti, lo dico subito, dei quali io non sono in grado di parlare (ma in parecchi, e bravi, lo hanno fatto), tanto mi hanno coinvolto e in quale modo; e questo perché qui, dopo il primo meta-racconto, che svolge anche il ruolo di sapiente introduzione, è tutt’un esplodere di epifanie che si compie nello spazio del preverbale onirico, e il filo narrativo si immerge nell’abisso, senza per questo mai venire meno. Storie. Ambienti. Suggestione. Luci. Oscurità. Vibrazione. Cose. Ghelli la sa lunga, soprattutto la sa profonda; posso dire solo: leggetelo, è un’esperienza.
L’impavida eroina eccetera, di Mauro Mirci, è un’altra raccolta di racconti – e siamo già alla seconda raccolta di racconti: io adoro le raccolte di racconti, specie se confezionate con questa perizia – racconti, quelli di Mirci, senza fronzoli, senza trucchi, solo racconti, puliti, precisi, delicati, empatici, narrati con quell’atteggiamento autoriale impeccabile che può essere solo il frutto della pietas verso i personaggi e dell’attenzione al reale, e che proprio per questo sanno inerpicarsi ai vertici e spalancare immagini sublimi, che illuminano tutto; vi dico solo: il tedesco alla mitragliatrice, le buste, il cortile; chi leggerà capirà, e vedrà che ho fatto solo esempi.
De La seconda persona di Demetrio Paolin (qui un estratto), della capacità di Paolin di perlustrare l’interiorità in un modo che rende la sua scrittura completamente diversa da tutto ciò che si trova in giro, della sua misericordiosa spietatezza, del suo trascendente corporeo, del suo male benigno, del suo bene doloroso, del suo materialismo sacro, del suo sacro materiale e di altri paradossi concettualmente perfetti tenterò di parlare, insieme a lui, il 14 gennaio alla Biblioteca San Giovanni di Pesaro.
E non è un romanzo ma quasi – per il piglio, per l’urgenza, per l’assurdità – Pazzi scatenati, il libro-inchiesta di Federico Di Vita sull’editoria italiana; che uscirà a gennaio, ma cominciate a pressare il libraio. Un libro che semplicemente va letto, e credo che questo consiglio lo darò, d’ora in poi, in occasione di ogni presentazione di libri nella quale mi troverò a essere parte attiva.

Perí Physeos

jacopo nacci, 14 ottobre 2011

Vanni Santoni, Se fossi fuoco, arderei Firenze

Si può mettere così:

Questa Firenze la osservi da fuori come una fortezza spettrale, dall’alto come una valle dell’Ade: è un sogno lucido, un luogo dello spirito trasformato in luogo degli spiriti. Sono strade di pietra, un tempo esposte ai cicli stagionali e calpestate da giganti dell’ingegno, ora situate in una dimensione notturna, sotratta alla temporalità. In questa Firenze ci entri e per quelle strade ti ci trovi, e allora le vedi: le piccole comete di fuoco che le percorrono, principia individuationis che saettano in cerca di una via d’uscita, o di altre comete, e sbattono contro i muri, o si scontrano tra loro: è il brodo primordiale che quando sarà tempo riporterà il tempo, perché quest’ordine, che è identico per tutte le cose, non lo fece nessuno degli dèi né gli uomini, ma era sempre ed è e sarà fuoco eternamente vivo, che secondo misura si accende e secondo misura si spegne.

E si può mettere così:

Se fossi fuoco arderei Firenze di Vanni Santoni: in cinque pagine ti accorgi che stai già andando agli ottanta, in quindici sei ai centoventi e pensi che lo solcherai così fino alla fine – sbagliato: non sei ancora alla seconda parte: allacciati le cinture per tempo; ma che parlo a fare, le braccia non si muovono e le mani pensano solo alle pagine da sfogliare: ti ricorderai di quelle benedette cinture solo quando avrai letto l’ultima parola – mentre lui ti trascina negli ingranaggi delle psicologie individuali che si inseguono e si innestano l’una sull’altra in un logos che è corale allo stesso modo in cui è corale un pogo.

E si può mettere in decine di altri modi.