Telefono casa (un dialogo di Nicola Ciccoli)

jacopo nacci, 29 novembre 2010

– Ciao Nicola, come stai?
– Ciao Babbo. Diciamo bene.
– Ho visto alla televisione la protesta dell’Università. Tu non sei sul tetto?
– Fa conto che ci sia. Dipendesse solo da me sarei salito anche sul Quirinale.
– Ma la Gelmini diceva che la sua legge è a favore del merito, contro i baroni, per la qualità. Mi sembrano cose giuste. Non è quello che hai sempre detto anche tu?
– Sì babbo, è quello che ho sempre detto anche io.
– E allora cosa state sempre a protestare?
– Fammi spiegare Babbo. Iniziamo da questo. La Gelmini ha detto che ha aumentato i soldi per l’Università, vero?
– Proprio così.
– Ecco. Se io ti tolgo 1000 euro e poi dopo dieci mesi te ne ridò 800 tu sei più ricco o più povero? Lo chiameresti un aumento o un taglio?
– Ha fatto questo?

– Mi sembra proprio di sì. Fammi continuare. Secondo te io sono un barone?
-No, considerato che per vincere un posto da ricercatore hai fatto quindici concorsi in tutta Italia direi di no.
– Bene. Prima della riforma potevo entrare e dire la mia nei Consigli di Facoltà, Senato Accademico, Consigli di Amministrazione, Consigli di Corso di Laurea, Commissioni di Concorso. E l’ho pure fatto. Dopo no. Non posso. E questa è una norma anti baroni. Ti torna?
– Poco.
– Allora?
– Però quella cosa dei ricercatori a tempo determinato mi sembra giusta. Ti assumo in prova e solo se dimostri di essere bravo avrai il posto fisso. Fanno così anche in America.
– Vero, quasi. In America il fatto che ti assumano non dipende dal fatto che ci siano o meno i soldi. I soldi ci sono in partenza. In Italia dopo 6 anni ti possono dire; mi spiace, abbiam finito i soldi. Vai a casa. E poi chi ti giudicherà, e come? I tuoi colleghi universitari. Quindi mentre sei a tempo indeterminato corri mai il rischio di scontentare qualcuno? Risponderai mai di no se ti chiedono qualcosa (tipo: bello quest’articolo ci posso mettere anche la mia firma)? Prenderai mai la parola in pubblico per criticare qualcuno? Tu lo faresti?
– Io sì.
– Lascia stare, Babbo, sappiamo tutt’e due che tu in Università non ci saresti entrato mai. A momenti manco ti fanno entrare in Provincia… Diciamo che se oggi uno su dieci ha il coraggio di criticare, domani uno su cento.
– Capisco. Però il merito…
– Babbo, te li ricordi la storia degli incentivi nelle Amministrazioni pubbliche negli anni ’80, sì, me l’hai raccontata tu. Se dai tutto il potere ai soliti quattro a chi andranno a finire gli incentivi? A quelli come me? Guarda che nella legge non c’è niente che parli di come si valuta il merito. A dire “diamo i soldi a quelli bravi” son capaci tutti. E poi quali soldi se ti ho appena detto che ce li hanno tagliati.
– …
– Babbo?
– Mettiti il maglione.
– Cosa c’entra adesso.
– Quando vai sul tetto, dico.

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