The verde

Jacopo Nacci, 31 marzo 2008

Non avevamo davvero sogni. Potendo, avremmo lasciato tutto com’era: lo sapevamo, in fondo all’anima, che dopo la laurea sarebbe stato impossibile continuare a fingere d’essere adulti. E forse non possiamo lamentarci, ché l’abbiamo avuta anche noi, la nostra parte di vita.
Ricordo infatti la scrivania di ciliegio e la pioggia sui tetti rossi oltre la finestra. Ricordo la musica del piano e il calore dei termosifoni. Ricordo i libri della biblioteca e il giardino di via Frassinago in primavera.

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6 commenti a “The verde”

  1. RottamieViolini ha detto:

    La nostalgia, che, quale moto dell’animo, sembra andar poco di moda ( e infatti tutti ne parlano male ed il solo nominarla viene guardato con piglio snob ed arricciare di naso) è in realtà uno dei più potenti allucinogeni sul mercato. Capace di rivestire in foglia d’oro ( più o meno dolcemente triste) qualunque brandello del vissuto, giustifica molto di quanto siamo stati ed è capace di rendere più fascinanti anche i nuovi percorsi. Se s’impara a gestirla.
    Immagino che via Frassinago sia a Bologna, dalle parti di via Saragozza.
    Luoghi scolpiti nell’anima. Non potendo resistere a tanto, vado a scrivere un nostalgico post ( bolognese anch’io).

  2. jacopo nacci ha detto:

    Praticamente una reazione a catena.

  3. zebaldo ha detto:

    Vi seguirei a ruota nei post a catena, ma non posso per ovvi motivi… :P

  4. mamikazen ha detto:

    La nebbia di Urbino non la batte nessuno. E neppure Bo lo batteva nessuno.
    Ma come ve la tirate, voi ex-bolognesi…

  5. mamikazen ha detto:

    E il sigaro di Bo contribuiva parecchio alla nebbia

  6. RottamieViolini ha detto:

    Jago caro, letto mi sono tutti i tuoi post bolognesi e molto graditi li ho. Tecnica, contenuti, stile, non manca nulla, c’è pure padronanza della lengua. Quanto alla nostalghja capisco che tu ne possa pensar male. La tua generazione deve aver conosciuto una bologna dove la merda si spreca. Purtroppo non riesco a capirla del tutto avendo un vissuto anagraficamente diverso, a leggerti mi sembran belli gli anni di piombo.
    Ora, è vero che a fondare la scrittura son sempre state tristezze e degrado ( di grandi libri felici se ne ricordano pochi), ma la tristezza ed il degrado non sembrano più accontentarsi del protagonismo nel racconto, lo stanno pian piano divorando, SONO quel che resta , del racconto. Buonanotte.

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